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Villaggio Prenestino, il parco di via di Torricella Sicura ostaggio degli occupanti e abbandonato al degrado

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L’associazione Arco invia per pec una lettera per segnalare tramite esposto una situazione di degrado e abbandono e possibili attività illecite. I destinatari dell’esposto sono il Prefetto di Roma, il Sindaco, il Comandante della Polizia Locale, il Comandante della Stazione Carabinieri di San Vittorino e il Dirigente del VIII Commissariato della Polizia di Stato. Scavalcati gli organi municipali.

Appena si entra in via di Torricella Sicura, traversa di via Fosso dell’Osa all’interno di Villaggio Prenestino, il parco sulla sinistra nemmeno si nota. Sembra infatti uno dei tanti terreni abbandonati, proprietà di non si sa mai chi, inutilizzato e impossibile da sfruttare. L’ associazione Arco, insieme ad alcuni residenti, cerca di capire che cosa fare.

Francesco Giacometti, membro dell’associazione, ci invita a seguirlo nel parco. Per entrare si deve fare doppia attenzione: la vegetazione supera infatti il metro e ottanta di altezza e si devono scansare le foglie per passare. In più il signor Giacometti ci dice di guardare a terra, “Perché sono state trovate anche delle siringhe. Quindi molto probabilmente il parco è frequentato anche da tossicodipendenti e forse da spacciatori”.
Basterebbe questo per lanciare un vero allarme. Invece no, e solo una volta all’interno del parco ci si rende conto della gravità della situazione. Il parco ha una forma grossomodo rettangolare, con gli angoli stondati e con tre stradine d’accesso. gli-armadi

Tutte portano a una piazzetta circolare posta all’angolo opposto agli ingressi, con tre gradinate sul muretto. Negli spazi verdi ci dovrebbero essere giochi per bambini, ma ormai sono letteralmente sommersi.
Arrivati alla piazzetta scopriamo che l’allarme dei residenti è concreto. Le gradinate vengono usate per dormire, ci sono avanzi di bivacchi, immondizia e odori nauseabondi. Il signor Giacometti ci porta nella stradina laterale e ci mostra il “bagno” dei due ragazzi. In un carrello della spesa ci sono bagnoschiuma e shampoo, una spugna, bottiglie di plastica vuote. L’odore forte di urina stordisce e torniamo sui nostri passi. Sull’altra stradina un’infinità di bottiglie di vetro di birra e cartoni di vino.
Tornando sulla strada incrociamo lo sguardo con l’occupante. Un uomo molto corpulento, in evidente stato di eccitazione alcoolica, resa evidente dal colorito rossastro delle guance e della fronte, si avvicina sostandosi accanto al gruppo, cercando di capire cosa vogliamo. Attirato poi da un amico torna nel parcheggio dell’altro lato della via, dove c’è un supermercato di una nota catena.

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Una signora presente, che non vuole essere citata, ci spiega che “Quell’uomo è un violento. Non sai quante volte lo abbiamo sentito picchiare con un bastone la donna che è con lui”. La sua aggressività non è un’indole nascosta. Lo stesso Giacometti è stato minacciato, in altre occasioni, da quest’uomo armato di bastone.

L’amministrazione in questi due anni non è mai intervenuta, né per lo stato di abbandono né per queste due persone. Le quali ricevono spesse volte visite, di non si sa quale natura, anche durante la notte. Il parco è diventato chiaramente uno spazio evitato dalle famiglie e da chi porta i propri cani a fare i propri bisogni. Paradosso dei paradossi, la coppia ha con sé un paio di cani, i quali sembrano godere di migliori condizioni igienico-sanitarie.


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olo l’associazione Arco è intervenuta, per quanto le è possibile, segnalando alle autorità competenti la situazione. L’unico risultato ottenuto è stato quello di diffidare ufficialmente dal parco i due occupanti. La diffida non trova però alcuna osservanza e nessuno che la faccia rispettare.
Il parco, realizzato dal costruttore delle palazzine limitrofe una decina d’anni a scomputo degli oneri concessori, non vide mai alcuna recinzione, senza la quale il comune non avrebbe potuto prenderlo in carico. Su questo l’Arco e i residenti sollevano perplessità: se infatti la recinzione non c’è come ha fatto il parco a essere preso in carico?
Questo interrogativo è destinato probabilmente a cadere nel vuoto, a meno che qualcuno della politica non si prenda la briga di fare il proprio dovere. Nel suo piccolo l’Arco ha già chiesto più volte di recintare il parco, oltre ovviamente la sua risistemazione.
Con la sua lettera l’Arco, nella persona del suo presidente Vittorio Pardossi, denuncia e chiede che alle autorità di intervenire con la massima urgenza. Oltre la sfalciatura dell’erba viene chiesta la disinfezione totale, la bonifica dei rifiuti accumulati dai due occupanti, l’allontanamento dei due abusivi, la creazione di presidi al fine di ripristinare la legalità e la realizzazione della recinzione.
I destinatari della lettera sono il Prefetto e il Sindaco di Roma, i Comandanti della Polizia di Roma Capitale e della Stazione Carabinieri di San Vittorino e il dirigente del VIII Commissariato della Polizia di Stato. Sono state interpellate quindi le autorità più alte, chiamate direttamente in causa per intervenire. Soltanto per conoscenza sono state informate le autorità municipali, ovvero il Presidente del Municipio VI e il Comandante del VI Gruppo “Torri” della Polizia di Roma Capitale. L’Arco ha così deciso di scavalcare chi, negli anni, ha girato la testa dall’altra parte mentre il degrado prendeva casa nel parco.
Piccola nota di colore: i due occupanti, rientrando “a casa” nella piazzetta, passano dietro al gruppo dell’Arco e dei residenti. L’uomo, con fare amichevole, chiede “Ma mica ce starete a fa beve?”. Flavio Quintilli

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