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Villaggio Prenestino, case senza strada

Via sterrata altezza 571 Fosso Osa, Villaggio PrenestinoAlcune famiglie si trovano a vivere in una via senza nome né asfalto che quando piove diventa un pericoloso torrente di fango. Vorrebbero vendere e andarsene, ma con una strada così nessuno compra. Come al solito prima si fanno le case, poi i servizi.

All’altezza del civico 571 di via Fosso dell’Osa c’è una strada priva di nome. Una strada che definire sterrata sarebbe un eufemismo. È lì, in questa via di fango e terra che scende lungo il fosso, che nel 2007 Mauro Pezzi ha comprato casa. “La strada è impraticabile. Quando piove l’acqua che scende la distrugge ulteriormente – spiega – Io cerco di rattoppare e scavo dei piccoli canali, in maniera che l’acqua segua un corso lungo il bordo strada”. Per le cinque famiglie che vivono in fondo alla via, uscire non è sempre semplice. “Ho una bambina piccola – racconta Lorena Paese – e ho passato la gravidanza rinchiusa in casa. Nove mesi segregata che mi sono valsi un esaurimento nervoso certificato dai medici. Solo perché era troppo rischioso uscire con una strada in queste condizioni”.

Ma i fondi per asfaltare ci sono. Infatti la ditta edile che ha costruito, la S.P. Costruzioni Generali, ha versato al Consorzio del quartiere 36.823.04 euro da destinarsi alle opere a scomputo. Allora perché a distanza di anni Mauro e Lorena vivono in una strada che nei giorni di pioggia non possono percorrere a piedi? In una strada in cui anche i postini si rifiutano di entrare? Abbiamo sentito Fabio Capitanelli, dell’Associazione Consortile Villaggio Prenestino. E ci ha spiegato che l’asfaltatura prevede un percorso a tre tappe, più complicato di quanto si pensi. Tra i problemi due non sono di competenza diretta del Consorzio. Primo: l’approvazione del toponimo. Atto che spetta al Comune. Poi bisogna cercare un luogo nel quale far confluire le acque chiare, e porre lì un filtro che le depuri. “In base alle ultime disposizioni anche le acque meteoriche vanno depurate perché si mischiano con gli oli ed altre sostanze inquinanti provenienti dalle automobili”. Una volta trovato il posto per il depuratore, infine, va fatta la strada. Della quale in realtà il progetto c’è già. “In quel caso bisogna operare degli espropri e quindi procedere alla costruzione del collettore per le acque e all’asfaltatura”. La soluzione quindi si prevede lunga. Ma poteva essere più corta, se l’organizzazione urbanistica di una città come Roma fosse efficiente, anziché improvvisata. Tutto questo infatti non si poteva fare prima? Prima di permettere che le persone andassero a vivere in una strada simile. Il Comune invece concede i permessi alle ditte edili e poi, con anni di ritardo, si accinge ad affrontare i problemi che ne derivano. L’agibilità alle nuove costruzioni dovrebbe essere data solo a opere urbanistiche finite. Invece quello che avviene somiglia incredibilmente a ciò che succede nelle città prive di organizzazione urbanistica: prima nascono le case, poi le città. Questo a Roma poteva avvenire 60 anni fa. Oggi non è più accettabile. Quando si danno permessi per costruire vanno fatte di pari passo le opere che rendono le città abitabili.

Cristina Cori

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