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Villaggio Breda. Coppia sotto sfratto nonostante la disabilità

20170418_164202Dal deserto sociale dei nostri quartieri una storia di ordinario abbandono: Maria Curia e Andrea Cusimano stanno per essere sfrattati nell’indifferenza delle istituzioni.

I tanti manifesti affissi sulle pareti della sede del SIDI (sindacato degli invalidi e dei disabili), in Largo Ferruccio Mengaroni, raccontano le storie di chi ogni giorno ha cercato e cerca di colmare il colpevole ritardo con cui la società affronta i problemi delle persone più deboli e svantaggiate nei nostri territori. E’ qui che abbiamo incontrato Maria Curia e il suo compagno Andrea Cusimano, attualmente residenti in via Casilina(di fronte all’uscita per Villaggio Breda). Già, attualmente. I due ci hanno raccontato infatti di essere sotto sfratto, rischiando seriamente di ritrovarsi a breve per strada: il prossimo accesso dell’ufficiale giudiziario incaricato è fissato per il 5 maggio. “Abito in questa casa da decenni, da quando avevo 8 anni – racconta Maria – ma la proprietà dell’appartamento nel frattempo è passata dal vecchio padrone al figlio. Mi è stato fatto scadere il precedente affitto con l’intenzione di rinnovarmelo solo a condizione di raddoppiare il canone, da 300 a oltre 600 euro. Il nuovo contratto è entrato in vigore dall’inizio del 2016, abbiamo provato a stringere i denti fino a che abbiamo potuto, ma, vivendo solo della pensione di invalidità, da Aprile 2016 non siamo più riusciti a pagare l’affitto. La prima ingiunzione di sfratto mi è arrivata a Giugno, il 27 Gennaio 2017 è arrivato l’ufficiale giudiziario per la prima volta. C’era a nostro sostegno Emergenza Sociale, ma con un ruolo più di supporto che di effettivo potere. Abbiamo anche presentato regolare domanda di alloggio popolare, dal 2012, ma senza successo”.

Andrea qualche anno fa è stato colpito da una trombosi cerebrale, malattia che gli ha causato la paralisi parziale della metà sinistra del corpo, oltre a problemi di vista e all’epilessia. La presenza della sua compagna, soprattutto nei momenti acuti della malattia, è stata per lui ovviamente fondamentale. Nonostante i due non abbiano alcuna intenzione di separarsi e lui sia comunque autosufficiente, Andrea si è sentito recentemente consigliare di farsi ricoverare (o per meglio dire, rinchiudere) in una struttura, ovviamente da solo, per risolvere l’emergenza abitativa in cui si trova, abbandonando di fatto la sua compagna. Consigli grotteschi a parte, che cosa hanno fatto le istituzioni? “Abbiamo contattato da diversi mesi l’Assessorato alle Politiche Sociali: inizialmente ci avevano dato l’impressione di tenere in considerazione la nostra problematica e quindi di essere propensi a trovare una soluzione adeguata per noi: ad oggi però, non abbiamo ricevuto risposte né aiuti di alcun genere. Ho chiesto al nostro assistente sociale una relazione da protocollare alla richiesta di alloggio popolare, anche se poi abbiamo desistito, dal momento che non avrebbe avuto alcun valore per la nostra posizione in graduatoria (un paradosso del meccanismo di queste graduatorie consiste nel conferire il massimo punteggio a chi ha già subìto uno sfratto, ndr). Il 12 di Aprile si è presentato l’ufficiale giudiziario, concedendoci un rinvio di 15 giorni, e non di un mese come negli accessi precedenti dello stesso ufficiale: questo ci fa temere che il 5 maggio possa essere la volta decisiva. Abbiamo convocato anche l’ufficio igiene, il quale ha certificato che è rischioso stare in questa casa, alcune prese di corrente sono vicine ai punti più umidi della casa”, precisa Maria.

Dopo aver salutato i due e il segretario del SIDI, Pietropaolo Giuliano, e dopo avergli augurato un pur tardivo ma necessario intervento delle istituzioni (e non delle forze dell’ordine), uscendo viene in mente che una società che non interviene in situazioni come questa, è una società cieca, sorda, zoppa, muta, e che dal modo in cui vengono trattate le questioni legate alle diverse forme di marginalità, si trae un’idea efficace del legame sociale che vige nell’intera società. E, come sembrano indirettamente confermare anche le enormi nuvole un po’ inquietanti che in questo tardo pomeriggio di aprile coprono il cielo di Tor Bella Monaca, quanto in tema di legami sociali non sembriamo essere messi molto bene.

Sebastiano Palamara

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