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Villa Gordiani. Il Comune vuole sfrattarlo, lui minaccia di darsi fuoco

Giuseppe_Valentini_Villa_Gordiani_SfrattoLa storia di Giuseppe Valentini, che cinque anni fa ha occupato abusivamente un appartamento: “Sono invalido, con una pensione di 280 euro e un bimbo di cinque anni”.

Giovedì 10 novembre, sono circa le 8 del mattino e in via Buie d’Istria si presentano i Vigili Urbani e l’ufficiale giudiziario del Comune per notificare l’ennesimo sfratto di un’abitazione occupata abusivamente. All’interno 7 del civico 2, però, c’è Giuseppe Valentini, classe 1958, con un’invalidità riconosciuta del 75% e un bambino di cinque anni. Disperato, Giuseppe minaccia di darsi fuoco, un gesto che coglie di sorpresa Vigili e Comune: dietrofront e notifica rinviata, ma solo per il momento. “Sono invalido e la notte sono costretto a dormire con un respiratore. Ho un bimbo piccolo e l’unica entrata certa è una pensione di 280 euro: se mi sbattono fuori dove vado a finire?”.

L’inizio di questa storia risale al 2011, quando spinto dalla necessità di un tetto, Giuseppe occupa l’appartamento all’ultimo piano della palazzina nella zona di Villa Gordiani: in quella zona sono decine i vani sfitti e che in attesa di assegnazione da parte del Comune versano sempre più in stato d’abbandono. Insieme a lui c’è la sua compagna, all’epoca incinta: decidono in questo modo di rivendicare il loro diritto a una casa, diritto che le graduatorie ufficiali del Comune per l’assegnazione di un appartamento non riescono a soddisfare. “Le liste sono lunghissime, e molto spesso sono le famiglie extracomunitarie a essere avvantaggiate” dice oggi Giuseppe. Fatto sta, che dal 2011 inizia una storia fatta di notifiche di sfratti e ricorsi, fino al 2013: “In questi cinque anni ho sempre pagato l’affitto con i bollettini gestiti da Prelios per conto di Roma Capitale e a me intestati” assicura Valentini.

Come detto, l’ultimo capitolo di questa vicenda risale al 10 novembre, ma ce ne saranno altri in futuro: “Sono intenzionato a fare tutto quello che è nelle mie possibilità: ho già dimostrato che non ho paura di niente” assicura Giuseppe, che nel frattempo all’indomani di quel giovedì ha chiesto aiuto pubblicamente su Change.org, la piattaforma web che ospita petizioni a carattere sociale. In pochi giorni, più di 32mila persone hanno aderito alla sua richiesta, sottoscrivendo una lettera aperta e indirizzata al Sindaco di Roma Raggi, al Presidente del Municipio Boccuzzi, e al Dipartimento delle Politiche Abitative, chiedendo loro “di mettersi una mano sulla coscienza”.

Comunque vada a finire, la storia di Giuseppe dimostra ancora una volta come il sistema di assegnazione delle case sia inefficiente, incapace di intervenire con certezza a tutela delle fasce più deboli e bisognose.

Michele Liberati

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