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Villa de Sanctis, degrado e inciviltà nel polmone verde del Casilino

Area giochi abbandonatavilla de santisUn’area giochi divenuta discarica, fontanelle a secco, panchine sommerse dall’erba e siringhe.

Il parcheggio su via dei Gordiani è già di per sé un pessimo biglietto da visita per chiunque intenda accedere al parco di Villa de Sanctis, polmone verde del quartiere Casilino 23: il verde per carità c’è, il problema è il resto. Sotto ai marciapiedi e a ridosso delle piante posizionate lungo l’area di sosta per le vetture c’è di tutto e di più, tra cartacce e bottiglie di birra: cimeli dell’ultima eroica sbronza di gruppo ‘meritevoli’ di essere mostrati non a chi è astemio, ma a chi forse è un tantino più civile e magari dotato di macchinetta fotografica. Poi entri nella villa e quasi senti nostalgia di qualche cartaccia vista nel parcheggio. Vi sembra normale che un’area giochi attrezzata, ma chiusa da un bel po’ di tempo, si sia trasformata in una sorta di discarica? E le traballanti recinzioni esterne invece di proteggere la ‘discarica giochi’ – da chi non si sa – rischiano di causare dolori fisici allo sventurato podista che vi corra nei pressi, esercitando solo il suo sacrosanto diritto all’attività fisica. “Povera Italia” ti vien da dire pensando a Garibaldi, per essere educati e mantenere un minimo di patriottismo nonostante tutto.

Proseguendo all’interno del parco, in direzione di via Casilina, si incontra qualche attrezzo ginnico in legno, ridotto a colabrodo, con a fianco il cartello che ti spiega come utilizzarlo: le istruzioni per l’uso anzitutto. Se poi ci si volesse sedere, ci sono le panchine; peccato che alcune siano di fatto impraticabili, perché l’erba le ha sovrastate in altezza: il trionfo della natura sull’uomo. Ancora più sbalorditivo è scoprire che le fontanelle, i nostrani nasoni famosi in tutto il globo, sono completamente asciutte, se non che una in particolare offre ospitalità a un bel masso poggiato alla sua base. A pochi passi dalla Casa della Cultura, infine, ecco spuntare i resti di alcune siringhe e non è affatto la prima volta che si registrano, purtroppo, avvistamenti sgradevoli di questo genere all’ombra del Mausoleo di Sant’Elena. Simone Sperduto  

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