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Villa De Sanctis. AmArte, la cultura che vuole stare in periferia

amartelogoL’evento svolto alla Casa della Cultura ha visto la partecipazione di alcune comunità straniere e di artisti del territorio. Oltre alla mostra di quadri e ai cortometraggi anche laboratori artistici dedicati ai bambini.

Creare la coscienza collettiva del bene comune attraverso l’arte in periferia. Sono le parole di Mariangela Saliola, Consigliera del V Municipio che ha lavorato per portare alla Casa della Cultura di Villa de Sanctis la seconda edizione di AmArte, evento svolto dal 10 al 12 aprile. Durante la presentazione, il Presidente del V Municipio Giammarco Palmieri si è sbilanciato affermando che, una volta fatta la seconda edizione, AmArte deve diventare “un appuntamento istituzionalizzato”.

TomaQuadri(sinistra)Quadri e sculture, poesie, presentazione di libri, laboratori di fotografia e pittura per bambini, cortometraggi, danza e teatro. Artisti del territorio e delle comunità bosniaca, capoverdiana e colombiana. A Capoverde è nato nel 1972 Jorge Canifa Alves, scrittore che ha presentato ad AmArte il suo libro “Il Salto dello Scorpione”.

CanifaAlvesAmArte“Nei miei racconti – spiega – accosto la cultura italiana con quella degli altri, per far capire che c’è anche l’altro in tutti i suoi aspetti, positivi e negativi”. Trasferitosi a Roma quando aveva sei anni avverte ancora di vivere in un Paese “che non ti accetta al cento per cento e che però senti tuo perché ci vivi quotidianamente”. Ora Canifa Alves vive in zona Furio Camillo ma ha vissuto per anni a piazza dei Gerani, nel cuore di Centocelle. Ci dice che si sente ispirato dalle periferie, anche perché ha vissuto più di venti anni nella provincia romana, “dove ti senti ancora più estraneo”.  Per lui la scrittura è più un piacere: “Lavoro per un centro rifugiati richiedenti asilo politico. La cultura non paga: scrivere è più che altro un hobby, non penso di vivere di scrittura”.

RodolfoCubetaAmArteAlla conferenza di apertura erano presenti anche alcuni dei pittori che hanno creato la mostra curata da Rodolfo Cubeta. “Non mi ritengo un pittore ma un ricercatore e sperimentatore di arte pittorica – esordisce Cubeta, prima di parlarci delle sue sperimentazioni basate innanzitutto sul monocolore, un uso tale che permette di far risaltare meglio la luce – Cerco una poetica anche nel brutto, un angolino che però ispiri qualche emozione”. L’artista, che ha descritto con le sue opere anche tratti di periferia degradata spiega: “La descrizione di certe bruttezze che si ripetono nelle zone industriali sono anche una denuncia sociale”.

Marcello Toma si è trasferito da poco a Centocelle e ha portato dei quadri incentrati su ingranaggi, carte da poker e domino. Ci spiega il senso di queste sue opere: “La ruota dentata è una metafora, sia positiva nel senso di qualcosa che funziona bene, sia negativa in quanto ti schiaccia senza più uscirne fuori. L’uomo si è affrancato da un certo tipo di lavoro meccanico e ripetitivo, però non a vantaggio del suo tempo libero e della qualità di vita”. Le carte e il domino riguardano anche l’uomo che entra a far parte di quel gioco sociale che è la società. L’artista, ci spiega Toma, oggi fa una fatica immensa ad andare avanti: “La vendita è difficile ed è piena di squali”. Emanuele Rigitano

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