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Via di Salone, le istituzioni dove sono?

CampoSalone(3)Nemmeno dopo i casi di Epatite A la situazione sembra prendere una giusta direzione. Così i rom sono lasciati a loro stessi.

Un viaggio in una realtà che sembra lontana dalla nostra. Un percorso tra i container di via di Salone che mette in risalto tutte le difficoltà che i residenti, a forza trasferiti tre anni fa dal Casilino 900, devono affrontare. Un‘ entrata facile da superare, senza alcun controllo: ”Un tempo, fino a circa 6 mesi fa, c’erano le guardie armate che controllavano che tutto filasse liscio. Ora chiunque può entrare e uscire. Qualsiasi cosa ha libero accesso al campo: armi, droga..”, racconta Maria Teresa Prazeck, la donna che ci ha chiamati per mostrare a tutti come vive la gente nel campo. Una lunga scia di piccoli container, all’interno dei quali vivono anche 11 persone: ”Siamo 9 nel mio, dormiamo tutti insieme. Tre anni fa ci avevano promesso un alloggio sostitutivo, ma siamo ancora qua”, ricorda Maria Teresa. Una casetta, se così si può definire con due bagni minuscoli e fatiscenti, che dicono di aver trovato già distrutti, una camera dove a mala pena entra il letto e un ingresso con un altro letto dove far dormire i bambini. Niente spazi per giocare e per fare i compiti. Per cucinare si esce fuori. “I bambini sono costretti a giocare tra i tombini dai quali esce l’acqua putrida”, sottolinea Maria Teresa. L’igiene del campo lascia davvero molto a desiderare: spazzatura praticamente ovunque, un intero campo pieno di immondizia di tutti i generi. Rifiuti ai lati delle strade, sopra le caditoie, nei carrelli della spesa abbandonati davanti le abitazioni. E poi le fogne, ormai al collasso: dai tombini straripa acqua malsana. Ben 9 casi di epatite A pochi mesi fa hanno colpito il campo nomadi, proprio a causa delle pessime condizioni igieniche. I quadri elettrici sono aperti “si stacca spesso la corrente – racconta Maria Teresa –e i guardiani non vogliono venire ad attivare i contatori. Così ce li hanno fatti lasciare aperti, ma forse sono pericolosi per i bambini”. Situazioni di poca sicurezza ovunque, in un campo nato per ospitare circa 600 persone e che ora ne accoglie più del doppio. Dove non funzionano le lampadine dell’illuminazione stradale, le cooperative non vengono più a raccogliere la spazzatura e che, quando succedono dei problemi, i carabinieri tardano ad arrivare, raccontano i residenti. “Tra di noi ci sono delinquenti, è vero, ma c’è anche gente per bene: viviamo raccogliendo ferraccio e vendendo roba al mercatino dell’usato. Giusto per arrangiarci. Ma vorrei una casa per far crescere serenamente i miei bambini. Parlano tanto di integrazione, ma nessuno ci offre la possibilità di lavorare e di cambiare la nostra situazione. Ogni giorno qui accade una rissa, qualcuno si spara: questa non è vita!”. Quantomeno la gente chiede spazi appropriati alle esigenze: ”Capisco non ci siano case, ma almeno avere un altro container– chiede la signora Maria Teresa -Il V Dipartimento ci ha detto che non ci sono posti per posizionarli: in realtà ci sono piazzole vuote. Inoltre alcune famiglie sono andate via e i loro container sono stati occupati: è necessario verificare questa situazione per intervenire e dare i posti a chi davvero ne ha bisogno”. Il gabbiotto della Polizia Municipale è vuoto, così come quello del Dipartimento. C’è un vi vai di persone che entrano ed escono, indisturbate. Nessuno che tuteli la sicurezza ne di chi vi entra, ne di chi vi risiede. Quasi come il Campo nomadi di via di Salone non esistesse.

Jessica Santini

 

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