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Via dell’Archeologia: “Abbiamo paura”

via dell archeologia rifiutiLa delinquenza, il vandalismo, l’abbandono istituzionale tengono in allerta i residenti delle case popolari, soprattutto se anziani e soli.
Vivere per trent’anni nella stessa casa e non sentirsi sicuri, addormentarsi ogni notte con il timore che possa accadere qualcosa, uscire per andare dal dottore o a far la spesa con la paura che la propria casa venga occupata. Sono questi i sentimenti che la signora Anna Maria Vitale, vedova Pampinella, racconta in preda ad uno sfogo.
“Sono quasi trent’anni che abito qui e mio marito era presidente del comitato di quartiere. Quando due anni fa è venuto a mancare, ho smesso di girare anch’io tra la gente, perché ho capito che non vuole collaborare- racconta Anna Maria – Mio marito aveva cercato di creare il comitato per i cittadini, un ambiente per tutti con la ludoteca per i bambini, il centro anziani e il Sant’Egidio, creando degli spazi aggregativi.
Anna Maria Vitale

Anna Maria Vitale

Tutto è cambiato, soprattutto per noi anziani”. La signora si riferisce in particolare al progetto, sfumato, di realizzare il centro anziani nell’ex lavatoio, poi destinata invece ad una palestra di box, “Da quando è stata inaugurata la palestra, c’è un continuo viavai e la condizione del parco è peggiorata: hanno distrutto tutti i giochini dei bambini, la pavimentazione è appiccicaticcia e sporca, utilizzano gli spazi pubblici come fossero una discarica”.

“Siamo molte famiglie, ma quelle che vogliono vivere in armonia, cercando di creare un ambiente sereno e curato si contano sulle dita della mano- prosegue Anna Maria.- addirittura per non far chiudere il portoncino, così da rendere più facile e meno controllato il viavai, hanno messo della colla nella serratura. Se chiuso, va aperto a forza di spallate”. Tutte le riparazioni i residenti se le devono fare dai tasca propria, vista la difficoltà di ottenere interventi dalla Romeo: le cassettine postali, il portoncino, le lampadine, spesso distrutte di proposito per evitare che ci sia troppa illuminazione.
“Se trovassi una casa dove pagare la stessa cosa me ne andrei. Ma qui ho fatto tutto da me; voglio vivere in pace. Quando fai le denunce, le chiamate alle autorità competenti, non c’è garanzia di anonimato, e abbiamo paura anche a dire quello che accade- conferma la signora Anna Maria- Si spaccia qui, c’è il rischio che se esci di casa, non puoi rientrare perché ti hanno occupato casa, come è successo a quel signore andato a trovare la moglie in ospedale”. E poi le citofonate nel cuore della notte, le chiamate senza risposta, fatte solo per dispetto o per controllare se a casa ci sia qualcuno. Una situazione difficile da sostenere, soprattutto per una signora che vive con la zia, anche lei anziana.
La decisione è quella di procedere con le denunce, sperando che qualcuno finalmente intervenga: quello che chiedono le signore, dopotutto, è solo di poter vivere tranquille.
Jessica Santini

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