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VI municipio. Un parco per Tina Costa: una donna, partigiana e antifascista, innamorata della periferia

tina-costa-anpiPartirà il 14 aprile la raccolta firme, nel quartiere di Torre Angela, per intitolare il Parco di Via Celio Caldo alla memoria di Tina Costa, partigiana e combattente, sempre in prima fila per il riscatto sociale della periferia romana.

Il 20 marzo si è spenta Tina Costa, partigiana, membro del Comitato Nazionale Anpi e Vicepresidente del Comitato Provinciale di Roma. Una donna che amava la libertà, credeva nella democrazia, e che ha dedicato tutta la sua vita a lottare per difendere la Costituzione repubblicana e antifascista.

Fabrizio De Santis, presidente dell’ANPI di Roma, la ricorda così, lasciando trasparire una forte commozione: “Tina è stata un esempio per tutti noi, non solo per la Resistenza durante il movimento di Liberazione, ma anche dopo, per l’impegno profuso nel riscatto delle periferie, collaborando soprattutto con la giunta Petroselli. Ha vissuto 40 anni nella periferia, a fianco degli ultimi, lottando insieme a loro per cambiare la società e far sì che nessuno restasse indietro”.
Nata nel 1925 nel riminese, da una famiglia profondamente antifascista, Tina Costa si ribellò per la prima volta ai dettami del fascismo quando aveva appena sette anni, rifiutandosi di indossare la divisa di Figlia della Lupa. Abbracciò la Resistenza già nei primi anni del Ventennio e, durante la guerra di Etiopia, militò clandestinamente nel PCd’I. Appena maggiorenne divenne poi staffetta partigiana, rischiando la vita innumerevoli volte lungo la linea gotica, sfidando coraggiosamente i controlli fascisti e l’occupazione tedesca e recapitando armi e messaggi segreti ai compagni partigiani. Venne arrestata durante la guerra, ma riuscì miracolosamente a fuggire nel viaggio che avrebbe dovuto portarla insieme alla famiglia nel lager di Fossoli. Rimase sempre fedele alla sua scelta di vita, militando prima nel PCI di Togliatti, Longo, e Berlinguer, per poi confluire in Rifondazione Comunista. Svolse anche il ruolo di sindacalista nella CGIL e successivamente come componente del comitato direttivo SPI CGIL di Roma e del Lazio.
“È stata una grande compagna, un’amica, una maestra- spiega De Santis – ma soprattutto un punto di riferimento per tutte le battaglie civili e le lotte sociali della periferia romana. La sua determinazione e il suo impegno civico, “fino all’ultimo respiro”, come diceva lei, devono essere da esempio per tutti noi. Tina non si è mai risparmiata, nonostante l’età, i dolori e la malattia; non ha mai rinunciato ad andare nelle scuole per parlare con i ragazzi, e ricordo che quando le chiedevano: “chi sono i partigiani?”, rispondeva sempre: “siamo tutti noi”.
“La libertà è un fiore che va annaffiato tutti i giorni, altrimenti muore”. Era una delle frasi preferite della signora Tina, come racconta De Santis, e anche per questo, “il fiore della partigiana Costa”, merita di esser piantato e curato all’interno di un parco a lei dedicato, proprio in quella periferia che tanto ha amato. Per questo motivo, domenica 14 aprile, a Torre Angela, l’ANPI ha organizzato una raccolta firme per intitolare il Parco di Via Celio Caldo alla memoria di Tina Costa.
“Starò in piazza fino a quando avrò l’ultimo respiro, perché so di essere dalla parte del giusto e che le mie idee sono condivise da tanti”. Era questo lo spirito che ha sempre contraddistinto la partigiana Costa, anche negli ultimi anni della sua vita. C’era anche lei infatti a manifestare per il GayPride di Roma, lo scorso anno, perché la sua coscienza le diceva che non poteva essere altrove in quel momento. Era lì per reclamare diritti per tutti, senza distinzioni, né pregiudizi, a dimostrare come la lotta per una vita degna e il riscatto sociale non abbia età, né quartiere, né orientamento sessuale o credo religioso.
La sua scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile nel cuore di chi la conosceva e nella storia di questa città. Roberto Catracchia, responsabile del circolo ANPI del VI Municipio, è tra coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla, durante la sua lunga militanza politica.
“Lo stesso parco che oggi vogliamo intitolare a Tina Costa è nato grazie ad una sua battaglia e all’occupazione dell’area che portammo a termine nel 1977, per impedire che al posto del verde costruissero un parcheggio privato per i camion. Per lei sono sempre rimasto quel bambino che conobbe la prima volta, quello che teneva il cartello con su scritto ‘volemo la scola’ e che, insieme agli abitanti di Torre Angela, manifestava al Campidoglio per reclamare il diritto allo studio e lo sviluppo di un progetto di edilizia scolastica anche in periferia”. Esiste un legame tra la lotta di liberazione dalla dittatura fascista e il riscatto sociale delle periferie, e Tina questo ce l’ha insegnato per tutta la vita.
L’ultima volta che, come La  Fiera dell’Est, abbiamo incontrato la partigiana Costa, era l’anno scorso, durante un’iniziativa al teatro di Tor Bella Monaca con gli studenti del liceo Amaldi. Si trattava di una lezione sui valori della Resistenza. Tina aveva raccontato la sua esperienza e al termine del suo intervento aveva risposto alle domande di alcuni ragazzi, rimasti evidentemente colpiti dalla sua storia.
“Sapete cosa è stata la Resistenza? – spiegò ai ragazzi – Uomini e donne che non erano più liberi, ma che volevano vivere in un Paese libero, dove la democrazia e la dignità umana fossero rispettate. È per questo che abbiamo combattuto. Sapevamo che era uno sforzo e un sacrificio che competeva a noi e a nessun altro.” Poi rispondendo ad uno studente che le aveva chiesto se avesse mai avuto paura, rispose: “Paura sì, certo. Nessuno di noi sapeva se avrebbe fatto ritorno a casa quando partiva per qualche azione, o per consegnare qualche messaggio, ma era la nostra coscienza a spingerci, non potevamo fare altro. Sapevamo che era la cosa giusta da fare”.
Alla fine, come a voler passare il testimone alle nuove generazioni, concluse il suo intervento dicendo: “Noi non sapevamo di essere pronti, non eravamo preparati, ma dovevamo farlo. Anche voi avete questa responsabilità, tenete gli occhi bene aperti, state attenti e vigilate sulla nostra democrazia e sulla Costituzione”.

Parole che oggi, pesano come un macigno sulle nostre coscienze, pensando a  Tina e a di tutti coloro che hanno speso la vita nel perseguirla. Ieri partigiani, oggi antifascisti. Giacomo Capriotti

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