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VI Municipio. All’Ex Fienile di Tor Bella Monaca è la periferia che fa scuola

dibattito-palco-3“Confini al centro” così si chiama la scuola politica che offre lezioni aperte alla cittadinanza, un laboratorio di conoscenza e impegno civico che vuole “riscrivere la città nel cuore pensante della sua periferia”. 

In una città che non brilla di certo per la qualità dell’offerta culturale, e in un momento in cui nel Paese la partecipazione politica si limita ad essere al massimo l’estensione di una app o di un social network; ecco che proprio dalle periferie nasce il bisogno reale di uscire da quest’isolamento e contrastare quel senso di complice acriticità che in Italia sembra ormai essere maggioritario.

All’Ex Fienile di Largo Mengaroni, a Tor Bella Monaca, l’Università di Tor Vergata e l’Associazione 21 Luglio stanno portando avanti un progetto culturale, supportato dalla società civile, che viene apprezzato e condiviso da decine di cittadini, residenti e non, che scelgono di attraversare questo spazio e di partecipare agli incontri.

 La lezione di ieri aveva come titolo “Rifugiati e migranti in Europa, tra rifiuto e accoglienza” e come relatori aveva, oltre a Piero Veremi, docente di antropologia culturale a Tor Vergata, nonché uno degli organizzatori dell’evento, anche Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia e docente di Diritto Internazionale all’Università di Teramo e Chiara Favilli, docente di Diritto dell’Unione Europea all’università di Firenze.

Carlo Stasolla

Carlo Stasolla

Il professor Veremi

Il professor Veremi

Un incontro con esperti di settore, per confrontarsi in modo libero e competente su tematiche importanti, che riguardano la politica, la cittadinanza e, più in generale, il modello di società che vogliamo costruire.

Carlo Stasolla, presidente dell’associazione 21 Luglio racconta come sia nato questo progetto: “Abbiamo iniziato ad ottobre parlando di immigrazione, poi di disobbedienza civile e digitale, di carceri con il Garante dei detenuti ed oggi, di Europa e migranti. Un tema importante perché ci troviamo in prossimità della campagna elettorale europea e il tema dell’immigrazione sarà centrale. L’abbiamo fatto chiamando due tra i maggior esperti italiani sul diritto che riguarda i rifugiati in Europa, la dottoressa Favini, e il prof. Marchesi”.

Ma qual è il ruolo che può svolgere una periferia come la nostra all’interno di un tema macroscopico come quello dell’immigrazione e dell’accoglienza in Europa?

“Si gioca un ruolo, nella misura in cui si conosce. Faccio un esempio: proprio ieri ci sono state le elezioni sulla “piattaforma Rousseau”, dove hanno votato poco più di 50 mila persone che, molto probabilmente, di diritto internazionale sapevano poco o niente, e anzi, la maggioranza di loro nemmeno sa cosa è accaduto realmente sulla nave Diciotti. Queste persone hanno determinato il proseguire della linea politica del Governo e la non incriminazione di un vicepremier. Tutto ciò deve farci capire quanto è importante invece studiare, conoscere ed approfondire. Quello che vogliamo proporre è un nuovo modo di fare politica, che metta da parte la tastiera e il pc e anteponga la fatica del conoscere e del sapere. La novità di questa scuola sta nel nostro approccio: in un’epoca in cui la povertà educativa raggiunge picchi altissimi, noi vogliamo metterci a studiare, ad ascoltare ed approfondire”.

Anche il professor Piero Veremi sottolinea l’importanza del progetto: “Ogni mese ci incontriamo con i cittadini e cerchiamo di affrontare temi che riguardano la cittadinanza in senso più ampio; è il concetto stesso di politica che viene affrontato e discusso collettivamente, con il supporto di persone competenti in materia. È una scuola nella quale cerchiamo di imparare ad acquisire gli strumenti per confrontarci con la politica”.

Come per Stasolla, anche secondo Veremi, la periferia può giocare un ruolo fondamentale: “Perché è proprio in realtà dove l’immigrazione e l’accoglienza acquisiscono valenze forti di confronto con il territorio che bisogna parlarne. Parlarne in contesti in cui l’immigrazione non c’è, o è molto più gestita dentro circuiti lavorativi professionalizzanti, come in certe zone della” Roma bene” in cui i lavoratori stranieri sono inseriti e lavorano nelle case, è molto più facile. Ma parlarne qui è più significativo, più importante anche se più difficile. È proprio qui, al margine della polis, che bisogna recuperare l’etimologia della parola politica e la gestione della città intesa come spazio urbano”.

Antonio Marchesi, nella sua doppia veste di presidente di Amnesty International Italia e docente di Diritto Internazionale, espone la sua relazione toccando vari temi: dall’Art. 14 della Dichiarazione Universale, al riconoscimento del diritto di asilo, inteso come accertamento ad aver il presupposto giuridico di godere di questo istituto, e non come una gentile concessione da parte degli stati. Viene anche approfondito il principio del “non refoulement” (respingimento forzato) che secondo la convenzione di Ginevra del 1951 deve valere oltre che per il rifugiato, anche per il richiedente asilo, che deve poter rimanere all’ interno dello Stato durante la valutazione della sua domanda. Secondo il Prof. Marchesi, e gran parte della dottrina internazionale, anche se un richiedente asilo non dovesse avere i requisiti, finché si trova nel territorio nazionale deve poter godere comunque di tutti i diritti. “Altro che prima gli italiani, questo slogan non si può applicare al diritto alla vita, alla salute o ad essere retribuiti se si lavora. Questi sono diritti che spettano a tutti, anche ai cosiddetti migranti economici”.

Nella lezione viene anche toccato il tema della relazione tra Italia e Libia, sottolineando il parallelismo con il ruolo che l’UE ha attribuito alla Turchia di Erdogan per difendersi dai flussi migratori. Una politica non di gestione dei flussi, ma di contenimento forzato, attraverso accordi che consistono in aiuti tecnici e finanziari alla Libia; che siano milizie o bande criminali a riscuoterli non è lecito saperlo.

Ciò che sicuramente sappiamo, è che in Libia, Paese che non ha mai firmato la convenzione di Ginevra sui rifugiati, tutti gli stranieri senza permesso sono considerati irregolari e trattenuti in stato di detenzione a tempo indeterminato. Nei centri libici torture, stupri ed estorsioni sono all’ordine del giorno: “solo quando pagano li fanno partire, poi a seconda della situazione li lasciano morire in mare o li recuperano e li riportano da dove sono partiti, per poi ricominciare il ciclo di torture”.

Viene smontata anche la retorica dell’invasione. I numeri in Europa son diventati significativi a partire dal 2012: 300 mila persone che si sono spostate negli anni verso un continente di 500 milioni di persone, una percentuale ridicola. L’invasione, pacifica ma con numeri estremamente più consistenti, c’è stata dopo la guerra in Siria in Paesi come il Libano e la Giordania che ospitano rispettivamente un milione e mezzo di profughi (In Libano il rapporto popolazione- rifugiati è quasi di 4 a 1).

La dottoressa Chiara Favilli, ordinaria di Diritto dell’Unione Europea evidenzia inoltre il ruolo e le mancanze dell’Unione Europea nella gestione e nella regolarizzazione delle procedure di asilo. Secondo la docente, il problema di fondo sta nella mistificazione della realtà e nella manipolazione dei dati del fenomeno migratorio, al punto tale da essere additato come una delle cause principali dell’attuale crisi politica e sociale che accomuna trasversalmente vari paesi nel vecchio continente:

“Trovare gli strumenti per contrastare questa narrazione tossica è la sfida che dobbiamo porci come essenziale per uscire da questa crisi”.

Secondo i relatori e gli organizzatori dunque, è solo nella misura in cui la conoscenza supera il pregiudizio che possiamo mettere in campo un’alternativa alla lettura propagandistica che appare oggi prevalente, e giocare così un ruolo fondamentale nelle politiche territoriali, nazionali ed europee.

Un proposito volutamente ambizioso, che vuole porre la cultura e la conoscenza come argini alle false sirene del populismo, e che collega idealmente, nonostante le distanze, le coste libiche con gli hot spot siciliani, attraversando Tor Bella Monaca, fino ad entrare nei palazzi di Strasburgo e Bruxelles.

Giacomo Capriotti

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