«

»

Stampa Articolo

Valerio Verbano, 38 anni senza giustizia

vale22 febbraio 1980: il diciannovenne di Autonomia Operaia Valerio Verbano veniva ucciso nella sua abitazione da un commando neofascista di tre persone,sotto gli occhi dei genitori legati e imbavagliati. Nonostante i molti indizi emersi negli anni, gli assassini non sono mai stati individuati.

‘Valerio Verbano, non un nome su una via ma su tutte le vie e tutte le piazze’, recita così la targa apposta dai suoi compagni poco tempo dopo la sua morte.Sono trascorsi 38 anni dall’omicidio di Valerio Verbano, ma ogni 22 febbraio le strade di Montesacro e del Tufello continuano ad essere invase da migliaia di antifascisti, che accorrono in massa per una delle commemorazioni più partecipate e più sentite in assoluto tra quelle dei caduti della sinistra radicale. Non volevano certo un figlio eroe,i genitori di Valerio, Sardo e Carla Verbano. Un figlio che solo tre giorni dopo l’omicidio avrebbe compiuto diciannove anni.                                                                                                                               Quel venerdì 22 febbraio 1980, quando era legata e imbavagliata con il marito nella loro casa di via Monte Bianco 114, Carla Verbano sperò che a Valerio succedesse qualcosa che gli impedisse di ritornare a casa, magari un piccolo incidente con il motorino. Dopo qualche ora però Valerio ritornò, e dopo una breve ma violenta colluttazione – in cui riuscì anche a disarmare uno dei tre – fu colpito da un proiettile alla schiena che gli perforò l’intestino, causandogli l’emorragia che in pochi minuti lo uccise. Subito dopo avergli sparato, i suoi assassini fuggirono, lasciando nell’appartamento diversi oggetti: un passamontagna, una pistola calibro 38 con silenziatore, un guinzaglio e un paio di occhiali da sole. Anni dopo, quando si chiusero le indagini sul suo caso, si decise inspiegabilmente di distruggere questi reperti.

carla-verbanoL’ultimo desiderio di Carla.“Prima di morire vorrei che l’assassino suonasse ancora alla mia porta. Vorrei che prima ancora di dirmi buongiorno mi dicesse: ‘Sono io l’uomo che ha ucciso suo figlio’. Lo farei entrare e gli parlerei. Prima di morire vorrei capire. Non m’interessa sapere perché hanno ucciso in quel modo un ragazzo di diciotto anni, perché hanno legato noi nella stanza a fianco, perché sono venuti a sparargli qui, in casa mia, su quel divano. Lo farei accomodare, l’assassino, gli preparerei un caffè purché mi spiegasse perché l’hanno ucciso, purché mi raccontasse chi ha deciso che le fotografie scattate da mio figlio erano troppo pericolose, che tutto il lavoro fatto da Valerio sull’eversione nera doveva essere fermato, portato via, distrutto”. Carla Rina Verbano non vide mai esaudito questo suo ultimo desiderio. Aveva rincorso e aspettato la veritàfino al 2012, anno in cui morì 88enne. Gli assassini di Valerio non sono mai stati individuati e nessuno, tra i pentiti dei gruppi armati di destra, hamai fornito elementi significativi all’individuazione dei responsabili.Addirittura, non è stato mai neanche istituito un processo.

valerio-verbanoL’archivio di Valerio. Dalle testimonianze di Sardo e Carla Verbano è emerso che dopo essere entrati in casa (spacciandosi per amici di Valerio) e dopo averli immobilizzati, i tre assassini cominciarono a cercare qualcosa dentro casa. Ma cosa? Le parole di Carla Verbano sul “lavoro fatto da Valerio sull’eversione nera” accennano a una delle ipotesi più probabili sulla morte del figlio. Erano tempi in cui si cresceva in fretta, e Valerio non era solo un ragazzino, tantomeno sprovveduto. Divideva la sua militanza tra l’impegno nei collettivi studenteschi e quelli territoriali dell’Autonomia Operaia (come il Comitato di Lotta Val Melaina), anche se gran parte della sua attività politica era indirizzata prevalentemente alla controinformazione, ossia alla raccolta di informazioni sugli appartenenti all’estrema destra capitolina. Nomi, cognomi, soprannomi, dettagli di azioni a cui le persone indicate avrebbero preso parte. A volte indirizzi e numeri di telefono. Queste informazioni provenivano da diverse fonti: articoli di giornale, conoscenze indirette, amici di amici. Oppure erano raccolte in prima persona: Valerio infatti, insieme ai suoi compagni, era solito appostarsi nelle vicinanze delle manifestazioni o dei luoghi di ritrovo degli appartenenti all’estrema destra. Da lì, con un teleobiettivo, scattava le fotografie che poi allegava ai nomi contenuti nel suo dossier sulla galassia nera. Nonostante la giovanissima età el’esiguità dei mezzi impiegati,col tempo questo lavoro di controinformazione si ampliò e diventò incredibilmente dettagliato, fino a fargli tratteggiare un organigramma quasi completo della destra radicale romana (Nar, Terza Posizione, Msi). Alcune pagine erano dedicate alla lista dei militanti missini passati alla lotta armata, altre ai fiancheggiatori dei vari gruppi, molte altre a dettagli di rapine, omicidi, sparatorie e aggressioni. Veniva menzionato anche il traffico di eroina gestito da ex militanti di Ordine Nuovo e destinato a sovvenzionare alcuni gruppi di destra. Altre note erano dedicate alla presunta organizzazione di campi paramilitari sparsi per l’Italia. Eccetera. Un’opera del genere oggi può sembrare assurda – tanto più se realizzata da una ristrettissima cerchia di ragazzi tra i 15 e i 18 anni – ma non lo era in quel periodo: in pochi anni c’erano stati il tentativo di golpe di Borghese, la strage di piazza Fontana a Milano, quella di piazza della Loggia a Brescia e quella del treno Italicus. Le aggressioni verso i militanti di estrema sinistra erano quotidiane (in 70 anni di storia repubblicana, solamente nel 1977 le aggressioni compiute da militanti di sinistra contro i fascisti superarono per numero gli agguati e gli attentati compiuti da questi ultimi. Un anno su 70, ndr). Alla luce di un clima del genere, avere una dettagliata conoscenza di nomi, cognomi, indirizzi dei militanti di destra assumeva una certa importanza.Non era strampalato pensare, infatti, che potesse esserci un colpo di Stato di destra in Italia, come già avvenuto in Cile e in Argentina.Nell’archivio di Valerio, tra i nomi di centinaia di camerati c’era anche quello di Francesco Troccia, agente del Sid in quegli anni vicino ai Nar.

L’arresto di Valerio e il sequestro dell’archivio. Pochi mesi prima dell’omicidio –a partire da aprile 1978- Valerio aveva passato qualche mese a Regina Coeli dopo esser stato colto in flagrante dalla polizia nell’atto di fabbricare una molotovin un casale abbandonato di San Basilio con altre cinque persone: nel corso della successiva perquisizione a casa sua, la polizia trovò e sequestrò, oltre a una pistola Beretta 6,75, il suo archivio-dossier.Nei giorni seguenti i giornali (il Messaggero) riportarono la notizia di questo particolare ritrovamento, rendendolo così unfacile bersaglio. Dopo essere stato sequestrato, inoltre, l’archivio sparì misteriosamente nei meandri degli uffici giudiziari. Valeriouscì dal carcere a novembre del 1979, e da quel momento iniziò a tenere un profilo più basso, allontanandosi dagli scontri di piazza e frequentando un po’ meno le sedi di militanza politica. Ma le telefonate minatorie a casa sua erano già iniziate: “Verbano hai i giorni contati, ti verremo ad ammazzare”. Furono di parola.

L’ipotesi vendetta dopo una rissa. Il 19 settembre 1978 a piazza Annibaliano avvenne una rissa che vide Verbano e i suoi compagni contrapposti a un gruppo di fascisti di Terza Posizione. In quell’occasione il camerata Nanni De Angelis fu lievemente ferito da una coltellata. Nelle fasi concitate dello scontro, Verbano (che invece venne colpito da una martellata al petto) perse la borsa di Tolfa che conteneva il suo documento di identità; ifascisti seppero così dove abitava con assoluta certezza. Tuttavia, questa pistavenne scartata dallo stesso padre di Valerio, che dopo la morte del figlio decise di incontrare proprio Nanni De Angelis,credendo alla sua estraneità all’omicidio.

Quale verità?L’assurda distruzione di parecchi elementi di prova, avvenuta negli anni successivi all’omicidio, ha di certo ridotto le possibilità di risalire agli assassini, nonostante ancora oggi non manchino indizi ed elementi seri per riaprire l’indagine.Più della magistratura, due libri hanno contribuito a ricostruire la verità sull’omicidio: “Valerio Verbano. Una ferita ancora aperta. Passione e morte di un militante comunista” di Marco Capoccetti Boccia (ed. Castelvecchi, 2011) e soprattutto “Valerio Verbano: ucciso da chi, come e perché” di Valerio Lazzaretti (ed. Odradek, 2011).Attraverso la ricostruzione radiografica degli ambienti di destra a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, Lazzaretti arriva a offrire un cumulo di indizi sulla morte del giovane comunista, un cumulo dato dalla ricorrenza di individui, sigle, armi e identikit.Il risultato è una ricostruzione pressoché completa – e sconvolgente – di uno degli episodi più cruenti dei cosiddetti “Anni di piombo”.  Sebastiano Palamara

Permalink link a questo articolo: http://www.fieradellest.it/valerio-verbano-38-anni-senza-giustizia/

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.