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Unioni Civili: il VI Municipio sostiene la “Rivoluzione Marino”

unioniciv02unioni_civili_0Il Sindaco trascrive nel Registro Cittadino il matrimonio all’estero di 16 coppie omosessuali. Il VI Municipio qualche settimana fa aveva detto sì alle unioni civili.

“Si intende per Unione Civile il rapporto tra due persone maggiorenni, dello stesso sesso o di diverso sesso, stabilmente conviventi, legate da vincoli affettivi e/o solidaristico-assistenziali non riconosciuti giuridicamente, che abbiano chiesto la registrazione amministrativa”.
Recita così l’Articolo 1 del Regolamento delle Unioni Civili stipulato nel VI Municipio, in attesa di ratifica dalla Giunta Comunale. Un segnale forte dal Campidoglio è comunque giunto lo scorso sabato grazie al Sindaco Ignazio Marino, il quale ha scelto di trascrivere nel Registro Cittadino delle unioni civili i matrimoni contratti all’estero da 16 coppie omosessuali, nonostante la circolare emanata il 7 ottobre dal Ministro dell’Interno Angelino Alfano, con la quale si intimava ai sindaci d’Italia di non registrare alcuna unione fra persone dello stesso sesso. La risposta al Viminale da parte del Campidoglio è presto giunta, concreta: è giunta nei sorrisi e nelle espressioni di gioia delle 32 persone che hanno visto riconosciuta la loro unione, è giunta nella felicità dei figli di queste persone, è giunta nell’atmosfera di festa che ha pervaso la Sala della Protomoteca dove sono state registrate le nozze.

Il Ministro dell’Interno ha condannato duramente tale scelta, scegliendo Facebook come mezzo di comunicazione per commentarne l’invalidità, definendo le firme del Sindaco “autografi” e ribadendo come esse non siano valide per la legge italiana. In realtà, per quanto la questione sia molto spinosa, il problema è più di natura politica che giuridica: l’Articolo 3 della Costituzione, che dichiara eguali davanti alla legge tutti i cittadini senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, è alla base della sentenza num. 276 emessa il 20 luglio 2010 dalla Corte Costituzionale, con la quale i giudici hanno dichiarato inammissibile che l’inclinazione sessuale di una persona possa costituire motivo di discriminazione tra i cittadini, e che perciò bisognerebbe ritenere assicurata la possibilità di scegliere un coniuge dello stesso sesso.
Naturalmente “sentenza” non significa “legge”, ed è perciò fondamentale un intervento normativo politico che regoli e determini giuridicamente la questione: su questo si stanno scontrando le forze politiche del nostro Paese, peraltro nemmeno in modo netto a seconda degli schieramenti, per quanto il Nuovo Centrodestra sia il principale delatore della questione “matrimoni gay”, mentre siano a favore Sel e il Movimento 5 Stelle, ed il Pd, stranamente, sia diviso.

Ed il Primo Ministro? Ha commissionato ad Antonella Manzione, Capo dell’Ufficio Legislativo di Palazzo Chigi, un disegno di legge basato sul modello tedesco in vigore dal 2001 (sì unioni, no adozioni) da portare al Consiglio dei Ministri entro fine mese al fine di trovare un accordo definitivo in merito.
Intanto il Campidoglio ha scelto, nonostante le proteste dell’ex Sindaco Gianni Alemanno e nonostante le intimazioni del Prefetto Pecoraro, che ha minacciato la cancellazione degli atti qualora non lo faccia Marino stesso, il quale ha replicato, qualora ciò avvenga, di essere deciso a portare il caso dinnanzi alla Corte Europea.

Giulia Ferruzzi  

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