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Trasporti. Pagati gli autisti della Roma Tpl

protestaromatpl2Si è concluso, dopo tre mesi, il braccio di ferro e l’Azienda, ma restano i dubbi sul futuro. Il Sul: “Siamo al punto di non ritorno. Auspichiamo la risoluzione dell’affidamento e il reintegro dei servizi in AtacSpA”.

Partita chiusa,il personale del Consorzio Roma Tplscarl, 1800 persone, ha ricevuto gli arretrati degli stipendi, dopo tre mesi di attesa. Ci avrebbe pensato l’Ad Luciano Vinella, in prima persona, a garantire al Comune di Roma, il buon esito dell’operazione, che i corrispettivi, insomma, finissero nelle tasche giuste, quelle dei lavoratori, che ogni giorno portano avanti il carrozzone, tra guasti e insulti.

È evidente che il sistema è letteralmente imploso e che occorre rimetterci le mani al più presto, onde evitare nuove rappresaglie. La nuova Amministrazione dovrà decidere, se lasciare in piedi il rapporto col Consorzio, al quale nel 2010 Roma Capitale gli ha rinnovato il contratto di servizio, circa 800 milioni euro per 8 anni (100 milioni l’anno), oppure se chiudere tutto e affidare la fetta all’Atac, corrispondente a circa il 20 per cento della rete in superficie diurna, assorbendo il personale, come paventato nei giorni di protesta.

Il braccio di ferro, il terzo in pochi mesi, si è concluso il 10 maggio, giorno in cui da via Raffaele Costi, quartier generale della Roma Tpl, è spiccato il comunicato ufficiale: “L’Azienda informa i lavoratori – recita la nota – che nella giornata di oggi [10 maggio ndr] si è provveduto a corrispondere il saldo delle retribuzioni del mese di marzo 2016, nonché le competenze stipendiali della mensilità di aprile 2016, a tutti i dipendenti del raggruppamento”.Tutto finito? Macché, un autista, sempre della rimessa Costi, ha confidato che “a maggio potrebbero esserci nuovi problemi, siamo stremati da questa situazione – aggiunge -, abbiamo la famiglia e i mutui da pagare”.

protestaromatpl3Il personale, e di riflesso gli utenti delle 104 linee gestite dal Consorzio, soprattutto periferiche o ultraperiferiche, sono stati gli unici ad aver pagato l’assurdo tira e molla tra il Comune e Roma Tpl. Col primo che, per bocca della Ragioneria, respingeva il resoconti dell’Azienda, perché incompleti o errati, e di conseguenza non sbloccava i fondi, e quest’ultima che attribuiva specie al Comune le responsabilità della crisi finanziaria del gruppo. “Ci pagano sempre in ritardo – ha sentenziato il presidente Antonio Pompili -, così dobbiamo ricorrere ai prestiti bancari e allo sconto delle fatture. La nostra unica commessa è quella del Comune, quando ci arrivano gli arretrati, spesso finiscono direttamente alle banche”. La società, che nel 2015 ha intascato 165 milioni di euro dal Comune, conta 219 milioni di euro di debito verso i fornitori e basa la sua sopravvivenza sulla risoluzione del cosiddetto Lodo Atac, complessivamente 200 milioni di euro. Una storia vecchia, scaturita da presunti errori da parte della municipalizzata nel calcolare, e nel retribuire, i Km/bus eseguiti all’allora Tevere Tpl. I primi due gradi di giudizio hanno dato ragione al gruppo presieduto da Antonio Pompili, ora sono in attesa della Cassazione. Ma che Roma Tpl sia in stato confusionale, è bene sottolinearlo, lo hanno confermato anche i revisori dei conti, “ad oggi l’Azienda non si è dotata di un modello di organizzazione, gestione e controllo”.

“Il punto di non ritorno è arrivato – ha commentato in quei giorni Renzo Coppini, il segretario regionale del Sul – con il loro silenzio assordante le varie Amministrazioni, che si sono succedute, hanno permesso che si compiesse questo scempio. Nonostante le nostre continue segnalazioni relative alle inadempienze delle Aziende Roma Tpl e Consorzio nei confronti dei lavoratori, si è consapevolmente lasciato correre senza intervenire per arginare una situazione che si faceva giorno dopo giorno sempre più drammatica. Qualcuno deve intervenire”. Coppini ha anche auspicato la risoluzione dell’affidamento e il reintegro dei servizi in Ataccon “l’assorbimento del personale di RomaTpl”. Idea che è stata rilanciata da Paolo Ventura del Fast Confsal, “non ci sono più le condizioni industriali e finanziarie che consentirebbero nei prossimi mesi la regolarità nei pagamenti delle retribuzioni ai lavoratori. La scrivente chiede all’Anac un intervento risolutivo sia verso il Comune di Roma che verso Roma Tpl, affinché verifichi se esistono i presupposti normativi alla risoluzione del Contratto di Servizio con affidamento anche temporaneo ad altri operatori in attesa di svolgere nuove procedure di gara pubblica. Si chiede – continua Venura – di valutare se l’affidamento temporaneo potrebbe essere assegnato ad un player del Tpl come AtacSpA o altri che possano garantire le necessarie clausole sociali di salvaguardia per tutti i lavoratori interessati”.

Sono stati giorni tesi, tra continue riunioni in Prefettura e promesse cadute nel vuoto, scanditi dalle proteste del personale – legittime! – che via via si sono fatte sempre più pressanti: dai cartelli esplicativi in vettura, “questo autobus è guidato da personale senza stipendio”, alla massiccia astensione dal lavoro da parte degli autisti, con la conseguente riduzione degli autobus per strada, circa il 60 per cento. “Ci scusiamo con gli utenti per i disagi – ripetevano di continuo –, siamo certi che comprendono, anche loro sono lavoratori come noi”. L’ultima, in ordine cronologico, risale al 5 maggio, quando, verso sera, il personale, oramai sfiancato, ha iniziato a riunirsi sotto la sede di via Raffaele Costi e alla rimessa di Maglianella. “Sono tre mesi che aspettiamo pazienti – si è sfogato un autista – abbiamo lavorato e ci hanno rifilato solo un acconto. Abbiamo famiglia, figli e bollette da pagare”. Al picchetto, andato avanti per tutta la notte, hanno partecipato soltanto il Sul e lo stesso Fast, le altre sigle sindacali, invece, UGL, CGIL e FAISA si sono dati clamorosamente alla macchia. “La loro assenza è gravissima – ha rincarato un alto dipendente – ci hanno abbandonati al nostro destino”. Emblematico il gesto, estremo, di Massimo, un autista, che si è incatenato al cancello del deposito. Sebbene tutto sia rientrato, come detto, la situazione resta critica. È una bomba ad orologeria che, la nuova Amministrazione, dovrà per forza di cose disinnescare.

David Nicodemi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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