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Torri. I neofascisti invitano a boicottare i negozi degli stranieri

18110586_10212935545085627_1124723348_nInsorgono Anpi e Pd, ancora nessuna condanna da Comune e Municipio.

“Sostieni i negozi degli italiani”: recitava così il volantino a firma Azione Frontale affisso nella notte tra il 13 e il 14 aprile sulle serrande di alcuni esercizi commerciali a Torre Angela. Gli “obiettivi” della sigla di estrema destra sono stati un’estetista, una macelleria, un parrucchiere e un ristorante, tutti gestiti da stranieri. Il gruppo Azione Frontale è stato fondato nel 2014 da Ernesto Moroni, ex candidato di Forza Nuova. Nel giugno dello stesso anno Moroni aveva patteggiato una condanna a dieci mesi per aver inviato tre pacchi contenenti teste di maiale all’ambasciata israeliana ai Parioli,alla Sinagoga e al Museo della Memoria a Trastevere (i macabri pacchi erano stati spediti utilizzando come mittente lo pseudonimo Giovanni Preziosi, ex ministro fascista e fanatico antisemita che durante la Repubblica Sociale Italiana aveva ricoperto il ruolo di “Ispettore generale per la demografia e la razza”).

L’efficacia mediatica del blitz con cui Azione Frontale ha invitato al boicottaggio degli esercizi commerciali non italiani è stata innegabile, anche se l’affissione potrebbe costare cara (economicamente parlando) al gruppo: i vigili urbani di Roma li hanno multati per affissione abusiva ma, come è stato specificato, le multe sono esclusivamente per l’affissione abusiva e non per i contenuti del cartello. I neofascisti hanno comunque presentato ricorso per queste multe.

Azione Frontale ha parlato in un comunicato di “un piccolo gesto per l’economia e per la rinascita dei nostri quartieri, un atto d’amore per il popolo italiano. In un periodo di crisi senza fine sostenere le attività italiane è di fondamentale importanza non solo economica ma anche per riscoprire il vero valore dell’unità di popolo, per dimostrare che gli italiani non sono un popolo che rimane indifferente di fronte all’invasione che stiamo subendo”.

20170421_173151Il quartiere e le “vittime”. La macelleria Carni Transilvania, sita in via del Torraccio di Torrenova (all’altezza di via Jacopo Torriti), è in realtà gestita da una curiosa “joint-venture” di romeni e bengalesi. Almamun è il titolare e dal 2010 vive in Italia. Il proprietario del locale al quale paga regolarmente l’affitto è un italiano. La voglia di chiacchierare e di dare ulteriore risalto alla vicenda, qui come negli altri esercizi coinvolti che siamo andati a sentire, come il parrucchiere HajaSalon (nella stessa via), è però pochissima e si preferisce non commentare ulteriormente. I commercianti e i residenti italiani del quartiere, invece, sono divisi: secondo la signora Lucia, che gestisce una tintoria in via di Torrenova, “il blitz di Azione Frontale non è stato sbagliato, anche se non ha portato a niente. Qui c’è degrado, disagio, l’Ama non passa e le multe le paghiamo solo noi”, interpretando un pregiudizio che sembra radicato in diversi commercianti del quartiere. Secondo Lucia “agli stranieri non importa delle multe in quanto non intestatari di niente”: in realtà il mancato pagamento di sanzioni connesse all’esercizio commerciale determina la chiusura immediata delle attività, quindi anche questa convinzione è erronea e frutto di veleni, in quanto non è comprovata da alcun riscontro legislativo. Un’altra leggenda metropolitana cavalcata da organizzazioni e partiti di destra che sta prendendo rapidamente piede è quella che vuole gli esercizi commerciali gestiti da stranieri esenti da controlli. Una convinzione assolutamente infondata: non si capisce perché gli stranieri dovrebbero essere favoriti dai vigili o da chicchessia.

18159734_10212935538565464_2040862042_oLe condanne. Il gruppo consiliare del Pd del VI Municipio ha condannato l’iniziativa definendola “apertamente xenofoba”, chiedendo “al Municipio di dissociarsi in modo formale da questi gesti che non fanno altro che insinuare odio e violenza in un momento storico ed in un territorio dove l’integrazione deve essere valorizzata e non combattuta”.

L’Anpi attraverso Marco Piccinelli ha dichiarato a La Fiera dell’Est: “Non possiamo che esprimere solidarietà nei confronti di quei commercianti colpiti dalle implicazioni razziste dell’iniziativa di Azione Frontale. Contestualmente non si può non osservare che il neofascismo, in tutte le sue forme, tragga forza dagli ambienti difficili in cui lo Stato e le istituzioni tardano ad arrivare e a dare risposte. Inoltre, facciamo appello agli organismi dell’ordine pubblico affinché vigilino sull’operato di queste formazioni poiché potrebbe rivelarsi foriero di tensioni sociali nei territori, come già sta accadendo per manifestazioni come le ‘passeggiate’ (ovvero le ronde) già intraprese dallo stesso gruppo neofascista”.

Il ruolo dell’estrema destra nelle tensioni delle periferie romane tra disagio, intolleranza e xenofobia

Negli ultimi anni sono emerse con chiarezza alleanze e contiguità tra partiti xenofobi e di destra “istituzionale” al potere, e gruppi apertamente neofascisti. Si è diffusa una cultura dell’odio e della violenza contro gli ultimi e i “diversi”, che passa spesso per intimidazioni e aggressioni, non di rado a colpi di coltello.

Nell’Aprile del 2014 a Settecamini, in piena campagna elettorale per le elezioni europee, un volantino che invitava alla protesta contro l’ipotesi di apertura di un centro per rifugiati, data per imminente, surriscaldò gli animi nel quartiere, preparando la passerella di Mario Borghezio, che sfilò nella sua prima tappa romana accompagnato dagli alleati di Casa Pound. Questa nuova alleanza tra la Lega Nord e il neofascismo romano si è vista rinsaldata pochi mesi dopo, precisamente a giugno, quando Borghezio partecipò in un hotel romano a una convention neofascista che vedeva coinvolti personaggi come Stefano Delle Chiaie, l’ex Terza Posizione Gabriele Adinolfi e Adriano Tilgher.

Nello stesso periodo a Ponte di Nona il Caop (Coordinamento azioni operative Ponte di Nona) vide al suo interno elementi di estrema destra particolarmente attivi nell’alimentare tensioni xenofobe.

Stesso copione a Torre Angela, dove la rabbia dei residenti era sul punto di esplodere a causa di una voce assolutamente infondata che voleva l’apertura di un enorme centro rifugiati nel quartiere (si parlava di 1300 persone).

Anche a Casalotti CasaPound aveva iniziato una campagna contro il centro Enea, struttura di accoglienza che ha la sua sede nel quartiere.

Tra agosto e settembre a Tor Pignattara vengono indette diverse assemblee di chiara connotazione destrorsa, sempre con lo stesso obiettivo: soffiare sul fuoco e calcare la mano descrivendo la situazione come più pesante di quella che è in realtà.

È in questo clima che, pochi mesi più tardi, Shahzad, un giovane pachistano, viene pestato a morte.

Poi è la volta di Corcolle, dove ad essere pestato è un brasiliano residente da 15 anni nel quartiere: era partita la “caccia al negro”,a seguito della voce,anche in questo caso totalmente infondata, del tentativo di stupro di una quindicenne.

L’escalation di tensione nelle nostre periferie culminò con i tre giorni di scontri a Tor Sapienza a novembre 2014, ampiamente raccontati da tutti i media, dando ampio spazio ai soliti politici che imperversano contro l’immigrazione a reti unificate.

Solo l’inchiesta su Mafia Capitale metterà momentaneamente a tacere i Gramazio, i Tredicine, le Meloni, nel momento in cui diventa di dominio pubblico chi è ad intascare i famosi “40 euro al giorno degli immigrati”.Ma si tratterà di un brevissimo frangente, destinato a durare poco: l’enorme coinvolgimento del Pd nell’inchiesta consente alla destra di tornare a pontificare sulla “sinistra corrotta”, arricchendo la protesta anti-immigrati di nuove retoriche, come quella “contro gli speculatori delle cooperative che ci fanno i soldi sopra”, fingendo di dimenticare l’inchiesta per estorsioni e tangenti a carico dell’ex Avanguardia Nazionale Riccardo Mancini, fedelissimo di Alemanno, o sulle 863 assunzioni clientelari dell’Atac quando in Campidoglio c’era proprio la destra. Proprio negli anni di Alemanno il già diffusissimo sistema corruttivo faceva un ulteriore salto di qualità, visto che (citando l’avviso di garanzia comminato ad Alemanno) “molti soggetti collegati a Carminati da una comune militanza politica nella destra sociale ed eversiva e anche, in alcuni casi, da rapporti di amicizia, avevano assunto importanti responsabilità di governo e amministrative nella Capitale”.

La filosofia del capro espiatorio.Troppo spesso nelle nostre città l’intolleranza nei confronti dei “diversi”è sfociata in aggressioni, pestaggi, coltellate, e in alcuni casi anche in omicidi, che si tratti di “zecche di sinistra”, come nel caso di Davide Cesare detto “Dax”nel 2003 a Milano, o di Renato Biagetti a Focene nel 2006, o di Nicola Tommasoli a Verona nel 2008, o che siano “negri” come Emmanuel a Fermo due anni fa, o trans, lesbiche, omosessuali.

La Storia insegna che in periodi di crisi come questo si nota la crescita di realtà che tendono ad incolpare delle difficoltà economiche e sociali i “diversi” della società. I fascisti e i razzisti non mettono mai in discussione lo status quo, le gerarchie economiche, la dialettica padrone-schiavo: i “35 euro al giorno” di rimborso destinati alle strutture che accolgono i migranti sono spacciati come uno scandalo, come fosse cibo tolto da affamate bocche italiane, in un Paese con una disuguaglianza dilagante, dove la ricchezza dell’1% più ricco degli italiani è oltre 30 volte superiore alla ricchezza del 30% più povero.

Tutto questo però spesso non suscita analogo sdegno, soprattutto quando c’è chi soffia sul fuoco del disagio delle periferie romane, indirizzando la rabbia attraverso quella che Reinhard Kühnl chiamava la «filosofia del capro espiatorio»: il disagio che l’uomo comune prova nel non riuscire a comprendere i meccanismi decisivi nella civiltà iper-capitalistica in cui vive determina e alimenta il bisogno di una spiegazione semplificatrice, che permetta di addossare tutti i mali di cui soffre a una causa precisa e unica, facilmente individuabile, su cui egli possa scaricare tutto il suo risentimento ed esercitare i suoi impulsi aggressivi.

I recenti fatti di cronaca mostrano come sia necessario mantenere alta l’attenzione e non lasciar cadere il silenzio su queste pericolose derive, perché si possa costruire insieme una società migliore, solidale e inclusiva.

Sebastiano Palamara

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