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Torri: i beni confiscati sono vuoti

I due capannoni industrialiDal 2001 il Comune ha preso in consegna dall’Agenzia del Demanio appartamenti, tenute e capannoni controllati in passato da organizzazioni mafiose e criminali. Nonostante risultino destinati a varie attività sono sfitti o abbandonati. Un grave spreco in violazione della legge 109/1996.

I beni confiscati alle mafie sono vuoti anche nel nostro Municipio. Un inno allo spreco che colpisce tutta Italia e che sembra non avere fine. Nel Lazio sono poco meno di 500, a Roma più di 350: capannoni, ville, terreni, appartamenti e negozi usati per tutti gli anni ‘90 da vari clan mafiosi, poi sequestrati  dallo Stato per destinarli a usi sociali, culturali e istituzionali. La realtà è ben diversa, ciò che risulta dai registri del Comune di Roma non trova riscontro nelle attività svolte nei locali. Il caso più eclatante nei due capannoni industriali di via di Valle Bagnata, località Muraccio dell’Olmo (Tor Bella Monaca). I due centri di deposito sono stati confiscati al noto ex cassiere della Banda della Magliana, Nicoletti, per poi essere passati dal Demanio a Roma Capitale nel 2004.

Dal sito del Campidoglio il bene dovrebbe essere destinato al Dipartimento Tutela Ambientale e del Verde. Come descritto dalla testata “Il Giornale” nel 2009, gli spazi di 2010 mq ca. sono finiti nelle mani di una cooperativa sociale, Euroservizi. Grande sorpresa è scaturita quando i Vigili in visita ispettiva sul posto hanno scoperto che al posto della cooperativa vi era un deposito giudiziario e un’autofficina (clandestina). I responsabili di Euroservizi ammisero di aver trovato al loro arrivo – dopo l’affidamento temporaneo nel 2005 – due persone, occupanti abusivi, al loro interno. Da allora la coop sociale si è ritirata dall’affidamento e con lei il Comune che ha abbandonato i capannoni. Oggi i due capannoni sono inutilizzati, circondati da altre officine, un altro deposito giudiziario, uno di carico e scarico merci, un corriere espresso con forniture per falegnami e un rivenditore di calzature. Le due amministrazioni comunali precedenti e questa, da allora, hanno deciso di lavarsene le mani. Gli stessi dipendenti dei vari fabbricati affermano di non conoscere nemmeno quali siano i capannoni confiscati alla banda della Magliana, ma su una cosa sono sicuri: “In via di Valle Bagnata non c’è un Dip. Salute Ambientale e del Verde!”.

Torre Gaia. Nel Consorzio privato presso via Casilina due i beni sequestrati: via di Valle Alessandra 46 e via Gravina di Puglia 48. Mentre per il primo indirizzo non risultano (neppure dalla cassetta delle poste) indicazioni sulla destinazione data dal Comune (Dipartimento Promozione Servizi Sociali e Salute – Fondazione Roma Solidale), per il secondo la storia è diversa. Due appartamenti di via Gravina, assegnati dal 2002 per creare un Dip.Promozione Servizi Sociali, sono stati affidati all’Associazione di Volontariato “La Mia Famiglia”. Anche questi due alloggi sono abbandonati, ma c’è una spiegazione. Spiega il Presidente di “La Mia Famiglia”, Donato Mazzeo: “Inizialmente abbiamo tentato di coinvolgere i ragazzi del territorio, con laboratori d’informatica, una biblioteca e la raccolta beni per case famiglia. Ma queste attività sono andate a morire, il territorio non si è dimostrato aperto alle nostre fatiche. Il Comune ci ha dato questo bene perché volevamo farci una casa famiglia per ragazzi dai 12 anni su. Tuttavia ci siamo accorti che la struttura non era idonea a tale uso ed è rimasta inoccupata. Gran parte del tempo è stato perso per i lavori di ristrutturazione poi rivelatisi inutili. Ora abbiamo intenzione di ospitare in quegli appartamenti coppie di madri con i loro figli piccoli”. Dunque non è escluso che presto gli alloggi di via Gravina vengano destinati a nuovi usi residenziali.

Torrenova. In via G.Treccani 27 figura un appartamento di 36 mq. assegnato al Comune nel 2002. Il bene risulta adibito a Dipartimento Politiche Sociali – Emergenza Abitativa. Anche su questa destinazione aleggia il mistero. Non solo al civico 27 (non indicato) non esistono insegne indicanti alcun tipo di Dip. comunale, ma come se non bastasse la maggior parte degli appartamenti (più di 20) risultano sfitti e abbandonati. Inutile aggiungere come nessun residente abbia idea di quale sia la residenza in questione.

Legge 7 marzo 1996, n. 282. Nonostante risultino espressamente assegnati, tutti questi beni si trovano attualmente abbandonati, vuoti o inutilizzati. Un’interpretazione quantomeno singolare della legge 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati, una norma che ha rappresentato una svolta epocale nella lotta alle mafie nel nostro Paese. Se in una forma di simbolica redenzione lo Stato intendeva ripopolare gli spazi con associazioni di volontariato, bambini, ragazzi, case famiglia e organizzazioni parrocchiali di certo non sta riuscendo nel suo intento. Il Comune dovrà prendersi una volta per tutte carico di questi beni e destinarli definitivamente alla collettività.

Manuel Manchi

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