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Torrespaccata, in 400 rischiano il posto. E il Comune tace

SAM_7172Alla fine del mese scade il bando che affida all’ Ecare l’appalto per il call center Acea: ora il rischio è che i servizi finiscano all’estero.
Sono 380 i lavoratori dell’Ecare che rischiano di rimanere a casa senza lavoro dal primo ottobre. L’azienda, attiva su tutto il territorio nazionale e presente nel VI municipio di Roma a Torrespaccata, è dal 2005 affidataria del servizio contact center di Acea, la multiservizi del Comune. Quasi dieci anni di lavoro al servizio della collettività, nei quali i lavoratori hanno sviluppato affinità umane e professionali, che ora rischiano di essere cancellate via con un colpo di spugna.
Il 30 settembre è in scadenza il nuovo bando indetto dall’Acea per l’affidamento del servizio: l’Ecare è intenzionata a partecipare – generalmente si aspetta sempre gli ultimi giorni per consegnare le carte – ma non è detto che riuscirà a vincerlo. “In questo settore le gare si fanno tutte a ribasso – spiega il sindacalista della Rsu Cisal Comunicazione Enzo Triolo – vince cioè chi offre meno. Se sono dei privati a seguire questa logica ci si può anche stare, ma nel caso del pubblico no. Che lo faccia un Ente Pubblico è inaccettabile, perché le gare al massimo ribasso compromettono la qualità del servizio, e la qualità è un obbligo previsto dalla normativa sui contratti pubblici”.
Una qualità cui i dipendenti dell’Ecare tengono, visto che hanno passato dieci anni della loro vita a rispondere con pazienza e professionalità alle telefonate e alle lamentele di tutti gli utenti Acea. Ma la qualità ha un costo che per l’azienda municipalizzata non è più accettabile: il rischio è che dal primo ottobre i romani clienti dell’Acea chiamino per le loro rimostranze a call center nel Sud Italia, dove gli sgravi fiscali permettono di abbattere le spese, o, peggio ancora, all’estero. Il tutto a discapito del servizio offerto.
Ma non è solo un problema di soldi, perché sono anche alcune clausole del bando a non essere troppo chiare. “Il nuovo bando – continua Triolo – non prevede né clausole territoriali, per far restare il lavoro a Roma,né clausole sociali per permettere ai lavoratori di essere ricollocati nel nuovo appaltatore. Per legge queste clausole dovrebbero esistere”. Discorso chiuso quindi sia per la città, che non vive certo un facile momento economico, e sia per i dipendenti, l’85% dei quali assunto con un contratto a tempo indeterminato.
Per questo i lavoratori hanno cominciato ormai da mesi una battaglia in difesa dei loro diritti. Prima in Municipio VI, dove sono stati ascoltati dal Presidente Marco Scipioni, e poi in Regione Lazio, dove è partito l’iter per un’interrogazione in Giunta. Ma il vero obiettivo dei dipendenti dell’Ecare è il Sindaco di Roma Ignazio Marino, cui già un anno fa hanno indirizzato una lettera, rimasta però ancora senza risposta. “Noi chiediamo al Sindaco di riceverci in Comune – conclude Triolo – perché siamo sicuri che Marino non conosce i dettagli del bando, che è stato pubblicato prima del suo insediamento. Se li conoscesse, siamo sicuri che non li approverebbe, perché è un bando che non tutela né i lavoratori né il territorio. E’ un bando che pensa solo al risparmio”.
Alessandro Iacopini
 

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