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Torrenova, aperta una nuova moschea

moscheaNasce il Centro Culturale Islamico “Maszid Un Najah”, il nuovo punto di incontro per la comunità musulmana e non solo in via Nicolò Romeo.

A neppure un mese di vita dall’apertura, la moschea “Maszid Un Najah” è già un punto di riferimento per i credenti islamici della zona Torri. Nata dall’attività del responsabile bengalese Rahman Habibur, il nuovo centro si propone come luogo di preghiera e confronto per la comunità musulmana e romana. All’interno di quello che era un garage condominiale, l’aria è pulita, i tappeti colorati che coprono l’intero pavimento sono posti verso la Mecca. Tutto è stato costruito e messo in ordine volontariamente dai fedeli. Come l’hammam, ovvero il bagno dove purificarsi con dei lavaggi prima della preghiera. In questo moschea in costruzione c’è Mohammad Amran, figlio di un responsabile, ha 21 anni e da dieci che vive in Italia. Come sostiene “il fine ultimo del centro non è soltanto la preghiera ma anche l’integrazione e la partecipazione alle attività della moschea per i cittadini di ogni credo. Il nostro obiettivo è creare un luogo di incontro fra culture. Vorremmo offrire una scuola che insegna gratuitamente l’arabo ad ogni cittadino che vuole imparare e conoscere la cultura islamica, traendone uno scambio reciproco fra persone di ogni religione”.

Integrazione e rispetto sono dunque i presupposti con cui questa nuova moschea è nata e sta cercando di svilupparsi. All’interno del Municipio l’unica realtà di preghiera islamica presente, era quella a Torre Angela, ma l’alto numero di fedeli ha fornito la necessità di cercare un nuovo punto di raccoglimento. Siamo alla terza preghiera dalla nascita della moschea, l’affluenza è notevole. “Non abbiamo avuto problemi o reclami con la comunità di Torrenova – sottolinea Amran – e al momento stiamo soltanto facendo l’attività di  preghiera. Molti giovani musulmani della seconda generazione trovano in questo luogo l’opportunità di preservare la loro cultura d’origine”. Sugli episodi di razzismo nelle periferie, Amran è franco: “L’ignoranza e la mancanza di confronto fra persone, prima che fra culture, scaturisce nelle violenze, come nei casi di Tor Pignattara. Mi dispiace e credo che non dovrebbero esserci divisioni: da musulmano italiano non voglio questo”. E alla domanda “come ti vedi fra vent’anni?”, la risposta di Amran è decisa: “Un musulmano romano”. La voglia di integrazione è forte e sincera, a dispetto dei fatti raccontati dalla cronaca che non sempre mette in risalto i valori di uguaglianza e pace fra le diverse culture.

Con queste premesse, cosa fare nella periferia per favorire l’integrazione appare chiaro. Con occhi nuovi si può cercare il confronto e trovare molti punti in comune, nonostante il contesto umano sia troppo spesso manipolato per scopi politici volti a creare spaccature sociali. Una convivenza pacifica e costruttiva può migliorare il tenore di vita di tutti.

Luca Covino

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