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Torre Spaccata. Caos Enaoli, il teatro resta chiuso ma iniziano i lavori

esterno-ex-enaoliIl teatro in via di Torre Spaccata n. 153 era di competenza regionale, ceduto poi al patrimonio comunale ma non c’è traccia di un documento. Nel frattempo sembrerebbe essere stata fatta richiesta di lavori utilizzando i fondi per la manutenzione dei centri anziani.

La Commissione Patrimonio dell’11 giugno sfiora il paradosso. Gianfranco Gasparutto, consigliere del Partito Democratico, definisce questa storia come quella del “Teatro dell’assurdo, altro che dell’Enaoli”. Ripercorriamo brevemente la storia dell’ex teatro.
Nel 2006 l’allora Direttore del Municipio VI Bianchini decise di chiudere questa struttura di Torre Spaccata per motivi legati alla sicurezza. Nonostante i 400mila euro stanziati dal Presidente del Municipio Scorzoni ci si scontrò subito con il primo problema: la struttura era della Regione Lazio, il cui allora Presidente Marrazzo si disse contrario alla riqualificazione.
Era il 2014, la struttura fu affidata all’associazione Ottavo Atto ed erano iniziati i primi spettacoli dopo un buco di 8 anni, per poi passare alla gestione della Pegasus. Alcuni spettacoli, quindi, a inizio 2015 la notizia: il teatro rimaneva chiuso. A nulla valsero le promesse di riapertura dell’allora Presidente Scipioni. Dal primo gennaio 2015 era scaduta infatti la convenzione tra Regione Lazio e la Cooperativa Pegasus e il teatro non poteva essere più usato.
Nella realtà dei fatti è anche improprio chiamarlo teatro, in quanto non accatastato come tale. Gli spettacoli venivano fatti in un’aula di un complesso un tempo appartenuto all’ente nazionale per l’assistenza agli orfani dei lavoratori italiani. Eppure, nonostante questo, anche l’amministrazione attuale ci si è buttata, arrivando all’inaugurazione del 23 dicembre 2017.
Il Presidente Romanella ha fatto tornare il teatro nell’ex Enaoli, ma solo fino al 6 gennaio. Soddisfatto dell’opera il Presidente del Consiglio Municipale, Alberto Ilaria, spiegava allora che “Grazie a un bando pubblico saranno realizzate per due settimane attività all’interno del centro”. E a seguire nuovi mesi di buio.
Si arriva così alla Commissione Patrimonio dell’11 giugno e al “Teatro dell’assurdo”. Si sente che Gasparutto non vuole calcare la mano, eppure “Per me che sono vecchio dell’amministrazione – dice il consigliere del PD – Ho visto cose folkloristiche basate sulla buona volontà ma nessuno che ottemperava al proprio ruolo”. In quella commissione si scopre in buona sostanza che per aprire è necessario realizzare un terzo bagno. Sono poi necessari i documenti della cessione della Regione al Comune, l’agibilità e altre pratiche per le quali potrebbe essere necessario l’ausilio di una consulenza esterna.
“A dicembre era stata fatta un’iniziativa col Sindaco di Roma – continua Gasparutto – Ma mi chiedo come sia stato possibile fare una cosa del genere in assenza di tutta questa documentazione. In quella commissione ho sentito cose assurde, addirittura che all’unico contatore della corrente sembrerebbe essere allacciata la Farmacap e una palestra. Chi paga la corrente?”.
Non solo, i tecnici intervenuti non hanno saputo rispondere alle domande che venivano poste, soprattutto dal consigliere di Fratelli d’Italia Massimo Fonti: “Non si sa nulla del passaggio definitivo da Regione a Comune, per non parlare dell’agibilità e degli esami per la staticità strutturale. Mancano le carte e i documenti per un’apertura definitiva, il che equivale a tempo e denaro. Ma qui siamo ancora a carissimo amico”.
Il consiglio di Gasparutto alla Commissione Patrimonio è stata dunque quella di “Intavolare un incontro con l’Assessore al Patrimonio della Regione Lazio e chiarire definitivamente di chi è la struttura. E solo dopo intervenire. Se spendiamo soldi su una cosa non nostra che facciamo? Sono soldi tolti alla manutenzione dei centri anziani, ce ne sono alcuni che crollano e noi andiamo a fare il terzo bagno nel teatro?”.
Il paradosso e l’assurdo sta nel fatto che questo terzo bagno sembrerebbe aver ricevuto il via libera con un protocollo il giorno stesso della Commissione. Sicché Fonti, come d’altronde Gasparutto, si chiede: “Andiamo a fare i lavori per una struttura della Regione? Si sta lavorando su una struttura che non si sa se è del Comune di Roma o della Regione Lazio. Intanto però si stanno spendendo dei soldi, pur mancando l’agibilità dei locali. Guarda caso la stessa storia del centro anziani di Finocchio, dove sono stati spesi 80mila euro per il vecchio centro di via Massa Silani per poi scoprire che i locali non sono a norma”.
Nonostante le difficoltà, la Commissione Patrimonio, presieduta da Giancarlo Colella, pare voglia continuare il percorso. “Sono rimasto basito – conclude Gasparutto – Quasi volevano bloccare tutto dopo il lavoro fatto. Ma sarebbe come decidere di tornare indietro dopo aver aperto il novantanovesimo cancello. È un peccato il modo pasticciato con cui questa storia è stata seguita”. Flavio Quintilli

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