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Torre Maura. Sfrattati anche i diritti sociali

hermesA fare i conti con la nuova amministrazione è toccato ora all’Associazione Hermes Onlus, nata da un gruppo di genitori con figli con disabilità gravi. Segue 20 ragazzi con modelli virtuosi di integrazione che sono stati copiati in altre strutture ma non è sufficiente: sfrattati senza comunicazione.

“Nel deserto di un municipio privo di strutture per accogliere disabilità gravi alcuni genitori si sono rimboccati le maniche e hanno creato Hermes Onlus”, racconta amareggiato Salvatore Memeo, uno dei genitori e promotori dell’associazione. Hermes aveva cominciato a fare progetti con i ragazzi tra i 18 e i 30 anni con disabilità gravi presso la scuola Martin Luther King di Torre Maura. Tre giorni a settimana per 3 ore al giorno per 20 ragazzi che oggi rischiano di non avere più uno spazio aggregativo.

Un nuovo sfratto senza sfratto, uno sfratto all’insegna del “noi non abbiamo cacciato nessuno” che questa amministrazione sta perpetrando nei confronti di un’associazione che ha svolto e svolge un’importante opera di integrazione sociale. “Il municipio è sordo alle nostre richieste” commenta Salvatore. Ma raccontiamo il fatto.

La precedente amministrazione Scipioni aveva concesso successivamente i locali della scuola dell’infanzia di via Berneri perché priva di iscrizioni. A fine mandato, nella primavera del 2016, l’ex Presidente aveva pensato di assegnare questi locali, attraverso un contratto di comodato, alla Consulta per l’Handicap e quindi alle associazioni che svolgessero progetti. Hermes aveva allora iniziato la sua opera impegnando i ragazzi, seguiti da volontari, assistenti domiciliari personali e professionisti retribuiti dall’associazione, in corsi di yoga, danza, musica, artigianato. “Un progetto innovativo – spiega Salvatore – perché gli assistenti domiciliari sono quelli dei ragazzi, mentre i professionisti li pagava l’associazione. Il tutto a costo zero per le famiglie. Hermes si autofinanziava con cene solidali, donazioni, vendite dei piccoli manufatti dei ragazzi, come centro tavola o foulard per le uova di Pasqua. L’innovazione risiedeva nella regola principe: il genitore non molla il ragazzo e se ne va, no. Resta all’interno dei locali e collabora. Per esempio i papà aiutavano a sistemare il giardino, le mamme seguivano piccoli lavoretti e così via. E si è creata una specie di rete fatta di comunità e integrazione tra famiglie e ragazzi”.

Addirittura era arrivato l’accordo con Ikea, la multinazionale dell’arredamento che aveva accettato l’idea di arredare gratuitamente i locali di via Berneri destinati all’associazione. “Avevamo preso accordi – racconta ancora incredulo Salvatore – Ma la Filipponi (Assessore alle Politiche Sociali e Vicepresidente di Giunta) non ha dato il permesso di scaricare. 15mila euro di materiali che dovevano solo essere montati. Tutto sparito, così, nel nulla”.

Al nobile progetto di Hermes sono state però spezzate le ali dal Municipio che ha negato dall’oggi al domani l’utilizzo dei locali. “A giugno, a progetti finiti, ci siamo dati appuntamento per settembre ma quei locali non sono stati più aperti – continua Salvatore – Abbiamo chiesto alla Consulta, che inizialmente aveva detto di stare provvedendo, poi però sono arrivati gli impedimenti tecnici e la burocrazia. 15 dei genitori dei ragazzi hanno allora chiesto un incontro con l’Assessore alle Politiche Sociali Filipponi ma non è stato mai accordato. Per mesi, e di punto in bianco, 20 famiglie sono rimaste senza laboratorio”.

Come la loro storia insegna, però, non si sono abbattuti e hanno cercato altrove, trovando ospitalità e solidarietà nel preside del Liceo Teresa Gullace. “Abbiamo dovuto traslocare di Municipio, dal sesto al settimo, siamo stati costretti perché non volevamo fermarci – prosegue Salvatore – Perché si era creata una rete di mutuo aiuto tra le famiglie, in cui le più anziane aiutavano quelle più giovani, ci si spalleggiava, si era creata una vera e propria comunità che improvvisamente ha rischiato di sparire. Non lo potevamo permettere”. Al Gullace i ragazzi hanno creato una rete umana forse anche più fitta, creando un precedente unico: i liceali sono stati impiegati nell’alternanza scuola-lavoro, con l’obiettivo di effettuare un percorso formativo in un contesto lavorativo non finalizzato alla produzione di beni e servizi ma alla creazione di momenti di benessere per chi vi partecipa. “I ragazzi sono tutti coetanei, una perfetta integrazione tra normodotati e disabilità – commenta Salvatore – Ma il Municipio è stato sordo a ogni appello”.

Il paradosso è che ora altre scuole stanno prendendo informazioni all’associazione Hermes per poter “esportare” questo modello virtuoso, cominciato già nei locali di via Berneri, di integrazione sociale che l’amministrazione del nostro Municipio ha preferito lasciar andare via. “Non ci hanno sfrattati. Uno sfratto prevede una comunicazione, un avviso. Qui non c’è stato nulla. È stato chiuso il cespido, non è stato più riaperto e non ci hanno più ricevuto né risposto”, sintetizza amaramente Salvatore.

Flavio Quintilli

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