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Torre Maura. Campo rom, parlano i protagonisti

Enea Petru2Dopo aver ascoltato gli abitanti di via delle Rupicole, siamo stati prima nello stabilimento del Messaggero e poi nel campo Rom di via Michele de Marco per raccogliere i punti di vista delle altri parti coinvolte.

Continua la convivenza forzata tra gli abitanti di via delle Rupicole e i nomadi insediati nel’area verde di via Michele de Marco. Nonostante i ripetuti sgomberi il terreno è tuttora occupato. L’Ingegner Francesco Aucello, direttore dello stabilimento de Il Messaggero, ci ha riferito quella che è la posizione dell’Azienda: “Il terreno come sapete è di proprietà del Gruppo Caltagirone (di cui fa parte il Messaggero). A seguito delle nostre segnalazione sono intervenuti più volte i Vigili Urbani e il Gruppo stesso per finanziare le operazioni di sgombero e rifacimento della recinzione. La situazione rimane invariata, anche se facessimo dei muri i rom troverebbero lo stesso il sistema di entrare. Per noi è un danno, abbiamo subito molti furti di pallets che utilizziamo nella produzione per movimentare i giornali e sono state divelte delle ringhiere. Fortunatamente non sono mai riusciti a entrare grazie anche alla presenza di sicurezza notte e giorno”.

roghi torre mauraFuori dallo stabilimento, al di là della strada l’altra faccia della medaglia.

Enea Petru ha una quarantina d’anni ed è nato in Romania. E’ venuto in Italia quando aveva 7 anni e qui ha frequentato le scuole elementari e medie. Vive da 5-6 anni in mezzo alla strada o nei parchi come quello di via Michele de Marco. Insieme a lui vivono una decina di persone, tra le quali due donne. Nessun bambino perchè “è una vita che non devono soffrire”. Lo abbiamo incontrato di domenica. “Stanotte sono stato a lavorare a via Cervara a Porta Portese. Vendo scarpe e magliette che trovo nei cassonetti, spesso comprano anche gli italiani. E’ stata una notte sfortunata, ho guadagnato solo 50 euro”. In un mese arriva però a guadagnarne 700. E gli altri del campo come riescono a vivere? “Elemosinano ai semafori o ai mercati, alcuni rivendono il ferro”.

Campo sgomberato Viale di Torre Maura3Non è che uno degli innumerevoli lavori che ha svolto. “Ho lavorato per più di due anni ad Aprilia in un parco divertimenti per bambini. Ero benvisto, la gente mi faceva molti regali.” Poi però il datore di lavoro lo ha mandato via, per non metterlo in regola, dice lui. Dei roghi che affliggono gli abitanti di via delle Rupicole si dice estraneo salvo poi ammettere di bruciare i fili della corrente “trovati” nei cassonetti per poi poter rivendere il rame. Una cosa ci tiene a dirla però: “Sono costretto a vivere così perchè devo lavorare e inviare i soldi in Romania. Non mi piace vivere nello sporco ma non ho alternativa. Sono stato a Salone ma lì non c’era posto e così sono tornato qui”. Mentre parliamo non fa che scusarsi per il disordine della sua baracca. La stanchezza prende infine il sopravvento, dopo una notte passata insonne, e ci saluta. Silvia Santucci

 

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