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Torpignattara. Gli abitanti di via di Centocelle tornano a casa dopo 20 giorni

Esterno_palazzina

12472472_1775079749382480_6643819848949402252_n (1)Il 27 marzo ha inizio l’Odissea di quattordici famiglie, evacuate dalle loro abitazioni dopo il cedimento di una parte del terreno nel comprensorio Ater, a causa di una perdita d’acqua che andava avanti da un mese.

Sono le sette di sera del 27 marzo, è Pasqua, quando alle spalle della palazzina 6 del comprensorio dell’Ater di via di Centocelle 3 a Torpignattara, la perdita di una tubatura Acea provoca il cedimento del terreno e l’apertura di una buca profonda circa venti metri. Non si tratta di una vera e propria voragine, in quanto nel terreno sottostante la presenza di gallerie di tufo è cosa risaputa. A cedere, a causa del lavorìo incessante dell’acqua, è stato il tappo di terreno e materiali di risulta che chiudeva uno dei vecchi camini di areazione. La perdita d’acqua era stata segnalata più volte dagli inquilini: da oltre trenta giorni si ripetevano le telefonate agli uffici tecnici di Acea. Polverari, uno dei residenti del comprensorio Ater, racconta: “Tutto è stato causato dall’incuria dell’Acea, sono venuti dopo un mese e non hanno neanche trovato la perdita. Se ne sono andati dicendo che non si trattava di un problema di grossa entità e che sarebbero tornati dopo Pasqua. Ma non c’è stato tempo. Che sia ben chiaro: è stata colpa dell’Acea”.

12321205_1775079789382476_8752840171768644650_n (1)La sera del 27 marzo i Vigili del Fuoco, dopo l’ispezione della cavità, ordinano l’evacuazione degli abitanti della palazzina 6 e di quella adiacente, la 8. Quattordici famiglie sono trasferite in alberghi e strutture ricettive a spese del Municipio. In quel momento per loro inizia un incubo. In quei giorni arriva anche la denuncia di Asia Usb, Associazione Inquilini e Abitanti: “Questo è il risultato della mala gestione del patrimonio pubblico!”.

Il nodo della questione è il fonogramma inviato il 28 marzo dai Vigili del Fuoco, e notificato in prima battuta, tra gli altri, ad Ater e Acea. In un secondo momento la Polizia di Roma Capitale recapita il fonogramma anche al condominio, chiedendo di comunicare, dopo le opportune verifiche, il cessato pericolo. Solo dopo aver ricevuto quella nota ufficiale, i Vigili del Fuoco possono finalmente dare il via libera alle famiglie per tornare nelle loro case.

Rosa_Luzi Giuseppe_PolverariDunque, c’è bisogno di una relazione di cessato pericolo. Ma chi deve nominare un tecnico che proceda alle verifiche? Secondo gli atti di vendita degli immobili, l’Ater è ancora proprietaria del sottosuolo (tant’è che in passato aveva anche affittato le gallerie). In più, il danno è stato creato dalla rottura di una tubatura installata dall’Acea. Ma né Acea, né Ater, si curano della faccenda. Nel frattempo molti inquilini trovano ospitalità a casa di parenti e amici. “Io sono stata a casa di mia sorella – ci racconta Rosa Luzi, un’altra inquilina – l’Ater non si è fatta né vedere, né sentire, ma la vera responsabile è stata di Acea: chiamavamo ogni giorno per dire che vedevamo l’acqua uscire dal terreno [...] Poi, domenica, la tragedia sfiorata. Devono ringraziare che non è accaduto nulla: poche ore prima, proprio in quel punto stavano giocando i nostri bambini”.

Intanto i giorni passano e gli inquilini si convincono ulteriormente che per tornare al più presto nelle loro case, dovranno essere loro a trovare un perito, e così giovedì 14 aprile un ingegnere strutturista, insieme al Centro  Ricerche Speleo Archeologiche di Sotteranei di Roma scende sottoterra su incarico delle famiglie. Il 19 aprile la relazione viene presentata ufficialmente, e solo il 20 aprile, una volta certificato il cessato pericolo: “Le famiglie sono tornate finalmente nelle loro abitazioni” dichiara ancora Polverari, raggiunto al telefono. Sono passati ventiquattro giorni.

Il sottosuolo del quadrante di Roma Est: le polemiche

Condutture malridotte, percolazioni, dissesto idreologico: il sottosuolo di Roma è un grande malato, che prima di cercare la sua cura, deve trovare qualcuno che si occupi di lui. L’Assessore alle Politiche dei Lavori Pubblici e Patrimonio, Stefano Veglianti: “Da tempo auspichiamo la creazione di un ufficio extradipartimentale che si occupi specificatamente della situazione del sottosuolo a Roma. Una struttura che possa però contare preventivamente su tre punti: una mappatura completa della zona e delle sue criticità, sicurezza dei fondi assegnati, perché senza è impossibile operare e, infine, un monitoraggio periodico”.

Ma le reazioni, da parte dei candidati a Sindaco di Roma si sono moltiplicate. Alfio Marchini parla di“situazione kafkiana: mentre i partiti si interrogano su centrodestra e centrosinistra la città sprofonda. E come sempre, nessun responsabile”. Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, commenta: “Le periferie romane sono ormai terra di nessuno e quello di Centocelle non è né il primo né l’ultimo caso. Basta chiacchiere: a Roma servono investimenti adeguati per prevenire degrado e incuria, che mettono a rischio l’incolumità dei romani”. Critico Francesco Storace (La Destra): La presunzione dei candidati preferiti dal cosiddetto centrodestra lascia gli elettori attoniti”. Fassina, candidato di Sinistra Italiana: “Questa città ha un bisogno enorme di manutenzione e di cura. In particolare le periferie, presenti nell’agenda della politica soltanto in campagna elettorale”. Michele Liberati

 

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