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Torbellamonaca: “piedi a terra e guardia alta”, la prima assemblea degli inquilini Ater

01Si è svolta ieri sera nei locali della SPI -CGIL di via Santa Rita da Cascia  l’assemblea degli inquilini delle case Ater: un primo passo per rivendicare collettivamente dignità e partecipazione.

“Gli diamo fiducia, ma restiamo sempre con la guardia alta”. Si può riassumere così la volontà emersa dalla prima assemblea degli inquilini Ater delle quattro torri di Via Santa Rita da Cascia, un incontro lanciato dall’associazione “Torpiùbella” per discutere delle problematiche riguardanti i palazzi e per presentare un piano di manutenzione, a seconda delle principali istanze dei residenti.

L’iniziativa in concomitanza con l’avvio dei lavori di ristrutturazione delle torri da parte dell’ente di gestione delle case popolari, mira a creare un percorso aperto e partecipato, dove i cittadini possano insieme discutere e segnalare le problematiche rilevate nella loro quotidianità. Andrea Colafranceschi e Tiziana Ronzio, entrambi membri dell’associazione “Torpiùbella” presiedono l’assemblea e introducono la discussione.

A detta degli organizzatori, “Piedi a terra”, questo il nome dell’iniziativa, “è un modo per ricordare a tutti gli inquilini e agli enti di prossimità che attraverso la partecipazione e l’attivazione civica è possibile migliorare la qualità della propria vita”. All’assemblea partecipano una ventina di residenti, molti si conoscono tra loro, altri no. Si comincia con un giro di presentazioni e poi giù a stilare problemi e criticità di una quotidianità costellata da disagi che per anni sono stati dimenticati, dalle istituzioni e a volte dai residenti stessi, lasciando le torri in uno stato di degrado e abbandono.

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Scale senza luce, cantine allagate o inagibili, immondizia, cornicioni e mattonelle pericolanti, allacci abusivi e infiltrazioni varie, sono questi i problemi più comuni con i quali per anni gli inquilini si sono confrontati, segnalando e ricevendo solo risposte che posticipavano gli interventi a data da destinarsi (a quando si sarebbero trovati appalti e soldi per garantire la sostenibilità della manutenzione). “Aspetta e spera”.

Ecco perché molti di loro hanno cercato di porre rimedio attraverso il “fai da te”, o di trovare una soluzione “low cost” attraverso “autotassazioni di condominio” che miravano a creare un piccolo deposito comune per  affrontare le spese di riparazione straordinaria. Un segnale differente è però

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finalmente giunto da parte del nuovo direttore generale di ATER, Andrea Napoletano, che una volta presa visione di alcune criticità strutturali, si è attivato subito nel tentativo di dare quantomeno delle risposte emergenziali alla collettività.

“Bene i primi lavori che sono da poco iniziati sulle torri, ma l’assemblea di oggi ci racconta di una realtà che deve essere presa in considerazione da Ater.  Noi come residenti siamo pronti a metterci la faccia”. Ripete più volte Andrea, annunciando che a breve verrà organizzato anche un incontro con il direttore generale di Ater Roma. I partecipanti discutono, si confrontano e condividono preoccupazioni e proposte per superare disagi che scoprono essere gli stessi per molti di loro.

La composizione dell’incontro è abbastanza eterogenea, c’è qualche famiglia, anziani e anche dei professori di urbanistica della Sapienza e Tor Vergata che offrono il loro sguardo tecnico e mettono a servizio dell’assemblea le loro competenze, come ci spiega il prof  Carlo Cellammare, docente alla facoltà di ingegneria. “Siamo qui per un lavoro iniziato molti anni fa con le periferie romane, abbiamo coinvolto varie associazioni del quartiere sul tema della riqualificazione sia ambientale che sociale. Cerchiamo di metterci a servizio del territorio e delle realtà locali che si autorganizzano”.

“Piedi a terra”  è stato dunque il primo passo di un esperimento di coinvolgimento civico e attivo per la collettività. Una tappa importante e fondativa che, all’interno di un percorso partecipato dal basso, mira a dar voce al tessuto sociale, per chiedere la rigenerazione degli spazi, il diritto ad una vita degna e a costruire un rapporto virtuoso tra residenti ed istituzioni.

Un piano ambizioso, per il quale bisogna certamente saper mantenere i “piedi a terra”, ben saldi, ed allo stesso tempo imparare ad osare con uno sguardo collettivo, sforzandosi  tutti insieme di immaginare un futuro migliore. Giacomo Capriotti

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