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Tor Vergata. Quando una lettera ti intima di abbattere la tua casa

Casale Tor VergataAbusi edilizi del costruttore che ricadono sulle spalle di chi, ignaro, ha acquistato gli immobili.

Il 30 ottobre è andato in onda su Le Iene un servizio che riguarda il comprensorio Casale Tor Vergata, sito in via di Carcaricola 195, ex via Francesco Tensi, da cui sono emerse notizie allarmanti per i suoi residenti. Secondo l’attuale Piano Regolatore Generale, adottato nel 2003 e vigente dal 2008, la zona che insiste su questo complesso residenziale ricade nel sistema insediativo della “Città della Trasformazione”, ovvero interessata a opere di servizi (quali chiese, scuole, infrastrutture) e in minima parte a verde pubblico, la cui proprietà deve essere esercitata dal Comune.

Gli immobili, costruiti nel 2005, sono acquistati nel 2007 dagli attuali proprietari, cui poi è stata notificata un’ingiunzione a rimuovere o demolire l’opera abusiva realizzata, secondo l’art. 15 della Legge Regione Lazio 15/2008. Gli acquirenti, dopo aver regolarmente acquistato casa con rogito, notaio, periti bancari per l’erogazione dei mutui, vedono le proprie case essere dichiarate abusive dal Comune di Roma nel 2012. Pertanto da abbattere.

L’abuso edilizio non è, come inizialmente si credeva, riferito a chi ha effettuato alcune modifiche come tettoie o ringhiere per le quali era stata fatta regolare richiesta ed era stata ottenuta la concessione. Quelle case semplicemente non dovevano esistere. Abbiamo parlato con una delle proprietarie, l’avv. Francesca Feliziani, la quale ci ha gentilmente spiegato che “sulla base dei fotogrammi aerei acquisiti negli anni non si riscontrava la presenza di manufatti”, da cui l’accusa in oggetto. Ma com’è possibile dire che la casa non esiste? Possibile che il fotogramma aereo abbia fotografato il falso? Ovviamente no. Bisogna capire la tecnica di costruzione utilizzata per realizzare manufatti abusivi: il “cuci e scuci”.

Su quell’area sorgevano fin dagli anni ’70-’80, se non addirittura nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, stalle e casali (da cui il nome Casale Tor Vergata). Questi manufatti sono stati trasformati dal costruttore in abitazioni, cosa che si evince anche da una delle lettere ricevute dagli attuali proprietari, che riassume le opere urbanistico-edilizie abusive in questo modo: “Il fabbricato identificato [dal foglio 999 particella 697 sub 527 del P.R.G., ndr] è stato demolito e ricostruito con variazioni”. Ovvero con la tecnica, appunto, cuci e scuci, che riassumeremo così: ho un immobile, lo “scucio” del tetto e di alcune opere murarie; lo ricostruisco in modo che i fotogrammi aerei non percepiscano la sutura; quindi ricucio con il tetto e le variazioni. E l’immobile abusivo è pronto per essere abitato o, come in questo caso, venduto.

Gli abitanti del Casale Tor Vergata si sono rivolti all’avvocato Massimiliano Pozzi per procedere con un ricorso al TAR, la cui sentenza sarà il 22 novembre prossimo, ottenendo la momentanea sospensione dell’ingiunzione, viste tutte le domande di condono edilizio che erano state fatte presso l’ufficio competente, il quale non ha però mai dato risposte in merito. A quanto risulta, quindi, l’ufficio condoni avrebbe trovato dei documenti che attestano un abuso mai sanato, da cui deriva l’ordine di demolire, che per legge è compito del proprietario. Anche nel caso di un proprietario non responsabile dell’abuso, come è indicato nella lettera che ciascuno ha ricevuto.

Nel caso di un parere contrario del TAR, come faranno le 55 famiglie del Casale Tor Vergata a impegnarsi in un successivo ricorso al Consiglio di Stato, considerando l’aumento dei costi legali? Si parlerebbe di una spesa che si aggira attorno ai 5-10mila euro a testa, visto che non si parla di una lettera unica per tutti.

Il Municipio VI non era al corrente di questa storia, almeno stando alle dichiarazione del suo Presidente Romanella davanti la telecamera de Le Iene. Si è impegnato nel tentativo di trovare una soluzione ma il tempo, che fugge inesorabile, non lascia scampo a nessuno. Soprattutto quando ti stanno per abbattere la casa. Flavio Quintilli

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