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Tor Sapienza tra incuria, degrado e roghi tossici

1466158177720Parla Roberto Torre, presidente del Comitato di Quartiere, sulle condizioni attuali del quartiere.

Ogni qualvolta i romani affermano che “Roma è la città più bella del mondo”, in modo in parte campanilistico e in parte fondato, si ha la ragionevole certezza che in quel momento non stanno attraversando Tor Sapienza, una delle ultime frontiere del degrado all’interno del GRA. Il quartiere rappresenta una delle avanguardie geografiche dell’abbandono delle periferie romane da parte delle istituzioni. L’effetto che fa il comprensorio di via Giorgio Morandi, delirio urbanistico targato Ater, è inquietante. Questa parte del quartiere, salita alla ribalta e agli onori (si fa per dire) delle cronache, è una via di mezzo tra il Corviale e una specie di mini-Secondigliano a Est di Roma. Il resto del quartiere, nato dall’occupazione di terre da parte del molisano Michele Testa negli anni ’20, non sarebbe brutto, a Roma si vede ben di peggio, ma il livello di degrado, di incuria, di sporcizia, la mancanza di servizi e di luoghi di aggregazione che non siano centri commerciali (se di aggregazione in questo caso si può parlare), farebbe dubitare del fatto che la distanza dal centro di Roma non superi i 15 km. Qui sembrano 1500. Il tessuto sociale è letteralmente martoriato dall’insieme dei disagi e, se è vero che l’esasperazione dei cittadini per l’abbandono del quartiere e per gli effetti della crisi economica trova storicamente sfogo nel risentimento verso l’immigrato e il rom, nel caso del centro rifugiati è stata una scelta criminale aggiungere a una zona disagiata un’ ulteriore sacca di disagio, ammassando in quartieri già degradati di loro ulteriori concentrazioni di esclusione sociale, in una spirale perversa dal risultato garantito: la guerra fra poveri, espressione forse un po’ consunta ma che rende bene la situazione attuale.

Tor Sapienza raccoglie quasi 17mila abitanti e ad essere sentinella è il comitato di quartiere presieduto da Roberto Torre: “Abbiamo sentito come sempre tante parole, tanti bei proponimenti, ma la verità è che siamo abbandonati a noi stessi. Tor Sapienza, ma forse dovremmo chiamarla Tor Pazienza, soffre tremendamente da 25 anni…questa era una zona industriale abbastanza ricca,conla crisi in tanti hanno chiuso, il commercio è regredito. Il quartiere è cambiato tanto anche da un punto di vista sociale, di convivialità, di senso della comunità. Oggi c’è isolamento, paura, chiusura in se stessi”.

IMG_20160617_114736Quasi si commuove Roberto, che vive qui con la sua famiglia dal lontano 1969, quando ricorda la “bonanima’ del sor Giuseppe” che gli insegnò a giocare a tressette in un bar della zona. “Oggi se suoni la porta a un vicino di casa, non t’apre più nessuno. Sentirsi dire che le famiglie devono attrezzarsi da sole per la propria sicurezza con grate e allarmi, è inaccettabile, la responsabilità è della politica. Se in un contenitore metti più di quanto possa contenere è chiaro che poi esplodono i conflitti”.Roberto rifiuta con decisione l’epiteto di “razzista” spesso attribuito al quartiere. “Per me le persone sono persone, non devono esserci discriminazioni. Spesso ce la si prende con i nomadi: è vero che creano problemi, ma non ci dimentichiamo che stanno nei container, dentro a veri e propri lager, dei ghetti. La disperazione chiaramente dilaga, le persone sono abbandonate a se stesse. Integrazione è una questione seria:pensiamo a un bimbo rom che va a scuola e poi rientra in un habitat allucinante. Questa non è integrazione. Senza considerare che hanno i pulmini e spesso non vanno a scuola. Che fanno i servizi sociali? I campi dovevano essere temporanei ,la vecchia delibera del 2006 parlava di 230 unità, ne sono state trovate 700. Fanno sgomberi inutili e anche costosi, perché devono esserci soluzioni. La retorica della ruspa lascia il tempo che trova. Poi c’è chi su questa finta integrazione ci guadagna”.

1466160600361Il CdQ ha spesso denunciato i roghi che intossicano l’aria e avvelenano i cittadini del quartiere: “Non hanno fatto nulla nonostante filmati e denunce, ci manca solo il Papa a cui mandare lettere. Qui sotto le elezioni so’ venuti più politici che extracomunitari…ma dov’erano ieri?”.Mentre chiacchieriamo al bar della centralissima Piazza De Cupis si avvicina a Roberto una signora con le sue buste della spesa:  “Io abito dietro via Morandi, in via Casali del Drago. Chi devo chiamà che si sta allagando tutto?”. Dopo aver promesso alla signora di riportare la sua segnalazione, Roberto prosegue: “Tra le tante penalizzazioni, la Tav è un’altra: la vecchia stazione era un centro d’aggregazione, con il suo bar, la sua edicola, frequentata da giovani e anziani. Hanno fatto una cattedrale nel deserto. E’sparita l’illuminazione, hanno sventrato la scala mobile, gli ascensori non funzionano, ci sono stati 2 incendi perché l’erba non viene tagliata. Hanno distrutto una pineta per fare un anfiteatro, mai realizzato. Sono stati stanziati 28 ml peropere compensative tra La Rustica e Tor Sapienza. Tu sai qualcosa di questi soldi? Non chiediamo niente di eccezionale, se non la cura dell’ordinario. Manutenzione minima, cura del verde,livelli di decoro accettabile”.

Proprio di fronte alla stazione Togliatti troviamo il fontanile del papa bolognese Benedetto XIV, al secolo Prospero Lambertini (1675-1758), eretto nel 1745 proprio lì dove sorgeva l’Acquedotto Vergine, circondato da calcinacci e rifiuti. Anche Papa Lambertini, come molti politici che qui si sono fatti vedere solo in occasione di qualche tornata elettorale o per tagliare velocemente qualche nastro, non dev’essersi fermato poi molto da queste parti.

Sebastiano Palamara

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