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Tor Sapienza, la crisi profonda della Terra di Nessuno

Struttura viale Morandi per gli immigratiTorna la tensione e la violenza nel quartiere romano, con conseguenze che portano alla luce nuovi disagi e vecchi retroscena.

Tor Sapienza è ormai diventata a tutti gli effetti una vera e propria polveriera pronta a saltare in aria alla minima scintilla. Nella serata dell’11 marzo viale Giorgio Morandi è stato ancora una volta teatro di una vera e propria rivolta: tre cassonetti infatti sono stati piazzati al centro della strada in piazza Pino Pascali (nei pressi della struttura adibita a centro di accoglienza per i rifugiati della cooperativa “Un Sorriso”, già teatro degli incidenti causati il novembre scorso) e dati alle fiamme in segno di protesta. I fatti rimbalzati subito sulla cronaca nazionale hanno inevitabilmente portato alla necessità di trasferimento immediato dei circa 40 migranti ospitati ancora nell’ambito dello SPRAR (il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) avvenuto la stessa sera, secondo i testimoni, nella totale tranquillità, attraverso due bus dell’Atac giunti dopo le indicazioni disposte dall’Assessore alle Politiche Sociali Francesca Danese. Un nuovo ma tutt’altro che inaspettato atto di rabbia che stavolta affonda le proprie radici su una questione molto più vicina alla cittadinanza di quanto non fosse stata, la prima volta, la semplice presenza degli immigrati nella zona compresa tra viale Morandi e viale Cremona: le lettere di sfratto giunte ad alcuni residenti da parte dell’Ater.

“E’ l’ennesima testimonianza del malessere covato sotto la cenere – dichiara Sandra Zammataro, vicepresidente del Cdq di Morandi – Cremona – e la questione degli sfratti rischia di avere pesanti ripercussioni “. Una situazione drammatica quindi che ha costretto gli stessi rappresentanti del comitato ad organizzare un incontro d’emergenza martedì 17 marzo, dove sono state segnalate finora circa 80 lettere di sgombero dirette ai morosi e abusivi della zona di Morandi – Cremona (su circa 10 mila inviate in tutta Roma, con particolare riferimento della periferia est della Capitale). Scopo dell’incontro è stato quello di dare il via ad una vertenza collettiva atta ad analizzare ogni singolo caso in virtù dei requisiti obbligatori validi per il possesso, in termini di legalità, della propria abitazione. “I cittadini si ritrovano oggi a pagare lo scotto dovuto alle inadempienze di oltre 20 anni da parte dell’Ater che hanno causato il buco di bilancio – afferma Alfredo Di Fante, segretario dell’Agenzia di Quartiere Tor Sapienza – e questo comporta l’analisi di evidenti situazioni di illecito caratterizzati dal canone e bollette non pagati”. Si tratterebbe, secondo i primi dati di controllo acquisiti dall’Ater, di 128 famiglie fuori regola su circa 200 finora esaminate, con cifre che supererebbero i 50mila euro di debito per ogni caso (compresi gli interessi di mora) e che ad oggi rischia di mettere in seria difficoltà soprattutto i lavoratori precari, i disoccupati e gli invalidi.

Nell’analisi del malcontento generale, i vari comitati e associazioni di Tor Sapienza sono concordi nel ritenere che quella dell’immigrazione è sempre stato un semplice fattore di grande sfruttamento a fine speculativo che negli ultimi mesi ha assunto le sembianze della ben nota inchiesta di “Mafia Capitale”, coinvolgendo suo malgrado anche la cooperativa “Un Sorriso”. “Credo sia logico pensare – continua Alfredo Di Fante – che un bel giorno qualcuno, probabilmente lo stesso Buzzi, abbia deciso di impiantare una realtà del genere in un blocco di case popolari solo per creare appositamente un disagio e nel frattempo fare i propri interessi”. Quello di viale Morandi, infatti, è solo uno dei 5 centri di accoglienza legati alla cooperativa, e l’unico ad essere stato piazzato proprio in pieno centro abitato: inutile dire che se agli immigrati fosse stata fornita sin dal principio una sistemazione alternativa (impiegando magari una struttura come quella della scuola Vittorini, più volte suggerita negli ultimi 4 anni dall’Agenzia di Quartiere Tor Sapienza come centro di aggregazione sociale) la storia probabilmente sarebbe un’altra.

Quello del razzismo è solo l’ultimo dei fantasmi che rischiano di segnare per sempre il volto del quartiere, unitamente ai ben noti disagi documentati a più riprese soprattutto negli ultimi mesi, ma che costituiscono da oltre 20 anni un vero e proprio biglietto da visita (o una “cartolina” come quella inviata personalmente al sindaco Marino da Roberto Torre del CdQ di Tor Sapienza). Sono segni tangibili di pura insofferenza che rischia solamente di sfociare in nuove e pesanti contestazioni rivolte all’amministrazione capitolina, come testimoniato dalle minacce giunte all’Assessore Francesca Danese, costretta oggi a viaggiare sotto scorta. Pronte sono state le manifestazioni di solidarietà da parte di Legacoop (che in una nota ha voluto esprimere tutto lo sgomento di fronte a un simile atto), dei comitati e delle associazioni, di fronte ai quali la stessa Danese ha avuto modo di rassicurare sulla propria volontà di perseguire gli impegni presi in nome dell’interesse pubblico, in occasione dell’evento “Superare i campi rom” svoltosi alla Biblioteca-Teatro di Quarticciolo il 13 marzo. Ma non sono mancate anche le critiche da parte dei cittadini, che vedono in quello dell’immigrazione solo l’ultimo dei problemi dopo l’emergenza casa e lo stato di abbandono generale nel quale riversa la periferia. “L’Assessore si sbaglia se crede che a incendiare i cassonetti – ndr – siano state persone estranee al quartiere o addirittura estremisti di destra, perché così dimostra solo di essere molto lontana dalla realtà delle periferie”. Lo stesso Comitato Morandi – Cremona ha diffuso in una nota quanto lo sgombero degli immigrati rappresenti una sconfitta della politica e una chiara dimostrazione di quanto l’amministrazione Marino navighi a vista e senza una strategia. “Il sindaco Marino – prosegue la nota del comitato – deve capire che sono finiti i tempi dei pranzi e dei pasticcini, ma soprattutto delle passerelle tra la gente della periferia e degli spot: il 18 novembre 2014 ha sottoscritto un patto per Tor Sapienza con 8 punti da risolvere e oggi, dopo quattro mesi, non ne ha rispettato nemmeno uno”.

Nell’obiettivo di risanare una crisi che sembra irrecuperabile è scuramente utile pensare a un ipotetico fronte comune dei comitati e delle agenzie (molti di questi già coinvolti nel progetto di riqualificazione territori a Re-Block) il cui ruolo di mediatori tra la cittadinanza e le istituzioni rischia ad oggi di essere fortemente messo in discussione: unire le forze e le energie ancora disponibili potrebbe infatti non bastare a contenere la sempre più crescente tensione della “Terra di Nessuno”. Jacopo Ventura

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