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Tor Sapienza. Il Comitato Morandi Cremona si prepara a ripartire

Elvio Macario, membro Comitato Morandi CremonaNonostante gli ultimi contrasti interni, l’organizzazione nata subito dopo la rivolta popolare esplosa la notte del 10 novembre 2014 resta concentrata sui suoi obbiettivi principali: agire per il bene del quartiere e dei suoi residenti.

Il Comitato Morandi Cremona è senza dubbio giunto a un giro di boa. A seguito delle dimissioni presentate da alcuni membri lo scorso 18 giugno sono emersi alcuni particolari, dubbi e perplessità alle quali i restanti componenti (circa 8, più eventuali nuovi affiliati) dovranno necessariamente fare fronte nei prossimi giorni, senza per questo disporre in secondo piano l’obbiettivo portato avanti sin dalla nascita dell’organizzazione: interfacciarsi con l’amministrazione comunale allo scopo di restituire dignità e vivibilità al quartiere di Tor Sapienza e ai suoi residenti. Anzitutto, non sembrano essere state delle reali divergenze le ragioni che hanno spinto i dimissionari ad abbandonare il comitato senza farlo durante una delle ultime riunioni, ma attraverso una lettera inviata per raccomandata agli altri membri.

Si ha più l’impressione che ad aver spinto Barbara Bartone, Marcello Filzi, Barbara Pacifico, Umberto Pesciarelli, Salvatore Pilè e Sandra Zammataro a firmare le carte non sia stata una coscienza di causa vera e propria, quanto piuttosto un interesse più personale. “Ci sono degli aspetti che non sono ancora del tutto chiari della faccenda – ha spiegato Elvio Macario, membro attivo del comitato (classe 1963) – e che alcuni dei diretti interessati ancora tardano a voler spiegare: se i signori Filzi, Pesciarelli e Pilè hanno dichiarato semplicemente di aver firmato le dimissioni senza nemmeno quasi leggere quali fossero le ragioni scritte nero su bianco su quei fogli, quelle degli altri membri restano molto dubbie”. Sembra infatti che Sandra Zammataro, ad esempio, abbia costituito nel frattempo un’associazione (con il sostegno dei familiari), che non ha perso tempo e si è appropriata subito (e senza autorizzazione) dello spazio costituito dal Centro Anziani di Morandi Cremona dove i membri del comitato sono soliti riunirsi. Barbara Bartone invece, al tempo tesoriere, non ha ancora fornito un libro mastro o qualsiasi altro tipo di documentazione relativa ai soldi raccolti nei vari mesi grazie ad iscrizioni e feste indette dall’organizzazione, mentre Barbara Pacifico, ex responsabile della segreteria, deve ancora rispondere della scomparsa di tutti i documenti riportanti i dati personali dei vari iscritti (qualcosa come 400 persone).

“Al di là degli scheletri nell’armadio dei singoli individui – continua Macario – lo sbaglio più grande che alcune di queste persone hanno fatto è stato quello di portare la politica all’interno del comitato e di parlare a nome di tutti i suoi membri senza nemmeno prima interpellarli. Ma a conti fatti non hanno saputo fornire per tutto questo tempo un aiuto concreto ai residenti: le divergenze di cui loro parlano nella lettera di dimissioni sono gli stessi punti sui quali abbiamo sempre cercato di procedere insieme, ma mentre loro si perdevano in chiacchiere, qualcun altro come il sottoscritto faceva i fatti e alzava i toni nella speranza che l’amministrazione comunale prestasse davvero ascolto ai nostri problemi. Bisogna avere anzitutto credibilità e la coscienza pulita per occuparsi di certe cose”.

Una parte del materiale portato al Centro Anziani, prova dell'occupazione non autorizzataNon è diverso il punto di vista del presidente del Comitato Morandi Cremona, Marcello Santarelli che si è detto profondamente contrariato dalla vicenda legata all’occupazione del Centro Anziani da parte di Zammattaro & Co (per il quale è stata già inviata una seconda lettera di richiesta di sgombero diretta al presidente Giammarco Palmieri del Municipio V) e deciso più che mai a non perdersi in chiacchiere, ma piuttosto continuare a fare i fatti e agire per il bene dei residenti. A tale proposito occorre sottolineare l’impegno tenuto in occasione della “Campagna di ascolto” lanciata da Acea il 20 febbraio scorso per il quale era previsto lo stanziamento di 450mila euro (in pacchetti di massimo 30mila euro a progetto) allo scopo di sollecitare e raccogliere proposte riguardanti iniziative di “piccola qualità urbana” nel Comune di Roma: proprio in quell’occasione Santarelli presentò un piano di riqualificazione del parco pubblico “Barone Rampante” (dove avvenne l’aggressione ad una ragazza del posto da parte i due stranieri, provocando la scintilla che causò lo scoppio della rivolta popolare la notte del 10 novembre 2014), un’area verde di circa 10mila metri quadrati circoscritta tra via Tranquillo Cremona, viale Giorgio Morandi, via Roberto Melli e via Giorgio De Chirico (da anni abbandonato in uno stato di profondo degrado e abbandono).

“Non mi interessano le chiacchiere – ha commentato  Santarelli – e mi assumo le mie responsabilità per aver fatto entrare a far parte del comitato determinate persone. Ma al di là di questo, mi importa solamente di continuare a lavorare nel rispetto delle persone e delle leggi: ciò che conta è il risultato e se falliamo noi falliscono tutti, anche i politici che dovrebbero prestarci maggiore ascolto”. Jacopo Ventura

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