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Tor Pignattara. ‘Lidl’, la battaglia non si ferma

lidl 7Nelle scorse settimane si è svolto un incontro ‘surreale’ nelle stanze dell’Assessorato alle Attività Produttive del Comune di Roma. I diritti dei cittadini vengono ancora calpestati e considerati inferiori, come la loro richiesta di atti pubblici. Il cantiere continua, mentre nuove cavità del territorio vengono alla luce.

Otto mesi. È questo il conto del tempo speso dai cittadini per la ricerca della verità sulla costruzione del supermercato Lidl. Una verità che tarda ad arrivare, che viene celata ancora negli archivi comunali invalicabili e che gli abitanti di Tor Pignattara (ma non solo) non finiranno di perseguire. Il progetto, a cui l’area del Comprensorio Casilino dovrebbe essere sottoposta, non piace a nessuno. O quasi. Nonostante il blocco dei cantieri del giugno scorso, i costruttori della compagnia ‘Lidl’ stanno continuando a perforare il terreno e a scavare. Rispetto a qualche settimana fa, i lavori procedono assai spediti e veloci. Gli abitanti dei palazzi circostanti raccontano di operai impiegati anche la notte per terminare il prima possibile la costruzione del supermercato. Durante gli scavi sono state scoperte numerose cavità sotterranee – la storia del territorio che non vuole essere distrutta emerge in tutta la sua problematicità – e sembrerebbero essere state coperte con le colate di cemento. Non occorre un geologo per comprendere la gravità di queste azioni indiscriminate. Sotto il cantiere di via Acqua Bullicante n. 248 scorre una falda acquifera e il terreno è assai friabile. Ciò è dimostrato dai crescenti episodi di dissesto idrogeologico a cui è sottoposto il quadrante del Prenestino – Labicano. In barba ad elementari norme di buonsenso, la costruzione del grande supermercato ‘Lidl’ sta continuando, anche grazie al via libera della Sovrintendenza ai Beni Culturali e al silenzio (assenso) della Sovrintendenza ai Beni Paesaggistici, la vera chiave di volta della questione.

Gli atti pubblici negati. La battaglia dei cittadini non si è mai affievolita ed essa è ripresa anche con maggior forza. Convocati per un incontro con la Commissione alle Attività produttive capitolina, il 16 ottobre i cittadini riuniti nel comitato ‘No Cemento a Roma Est’ hanno assistito ad una vera e propria commedia. Essa potrebbe essere considerata tale se non fosse per l’impatto negativo (aumento del traffico, smog, inquinamento, economico per le attività locali) che il progetto del Comprensorio Casilino avrà sugli abitanti della zona. “Nonostante per ben 3 volte la questione di Tor Pignattara – racconta Matilde Fracassi, del Forum del parco delle Energie – fosse arrivata nell’ufficio di via dei Cerchi, il Presidente della Commissione, Corsetti, si è dichiarato da subito all’oscuro dell’intera vicenda. Proprio tra giugno e luglio un funzionario della Regione Lazio e il Presidente del Municipio Palmieri avevano dato per certa la presenza del vincolo e l’illegittimità della procedura”. Promesse non mantenute. La gravità della situazione tocca, però, un punto di non ritorno. Dopo mesi di richieste e di rimpalli, ai cittadini e perfino ad un Consigliere comunale viene negata la visione degli atti pubblici. In supporto dei cittadini si sono schierate anche ‘Carte In Regola’ e ‘Cittadinanzattiva’. Come previsto da una delibera del Consiglio Comunale, in caso di assenza di opposizione della controparte i documenti richiesti sarebbero stati resi disponibili entro 10 giorni (lunedì 7/9), mentre in presenza di opposizione entro 30 gg (28/9). I ritardi vergognosi dell’Ufficio Tecnico non possono essere giustificati nemmeno con il dubbio dell’ ‘area fuori dal vincolo’. Cosa hanno da nascondere gli uffici del Comune nella vicenda Lidl? Perchè non fanno chiarezza sulle tante ombre dell’istruttoria mentre nel cantiere continuano a seppellire col cemento cavità e cunicoli che emergono? Quali irregolarità nascondono gli uffici capitolini per ledere il diritto dei cittadini ad essere informati riguardo le trasformazioni urbane dei loro territori? Quello che sta accadendo a Tor Pignattara dovrebbe smuovere tutte le coscienze.

La lotta continua. Presenza di amianto, vincolo paesaggistico (il D.M. 21/10/1995) che non viene riconosciuto perché contenente un errore, tempi regionali delle concessioni della sanatoria sforati: tutti questi elementi (e molti altri) contribuiscono a far calare oscure ombre e dubbi sull’operato degli Uffici Tecnici capitolini. L’impressione si sta tramutando in certezza: se tutto fosse congruo ed effettuato in regola, perché c’è questo clima di estrema (e illegale) chiusura? Il sopralluogo che sarebbe dovuto esserci venerdì 23 ottobre, promesso negli uffici dell’Assessorato, non c’è stato. Alcuni consiglieri comunali si sono presentati per sostenere la battaglia dei residenti, che è continuata come possibile attraverso un lungo presidio mattutino. La presenza dei cittadini e del Comitato ‘No Cemento a Roma Est’ che spingono per la ricerca della verità vengono ostacolati in qualsiasi modo, soprattutto nell’intricato labirinto burocratico. L’ennesimo atto contro i residenti del quartiere e la loro salute deve essere fermato. I diritti del privato e di una multinazionale possono valere di più rispetto a quelli di una popolazione di oltre 500 mila abitanti? Melissa Randò

 

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