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Tor Pignattara. Cantiere di via Giovannoli verso una soluzione

giovannoliDopo anni di abbandono si avvia (forse) all’epilogo uno dei maggiori drammi urbanistici della periferia romana.

È proseguita senza sosta l’odissea del cantiere di via Alò Giovannoli: anni di rinvii, abbandoni, riprese e degrado che hanno costellato la triste storia, ormai pluridecennale, di quest’opera che, almeno nelle intenzioni iniziali (risalenti ormai al lontanissimo 2001), avrebbe dovuto garantire un importante collegamento stradale tra via della Marranella e il quadrante di via Giovannoli.

Lo scorso numero tornavamo a parlare dello stato evidente di abbandono che grava sull’area sottoposta a lavori, con ripercussioni sulla sicurezza del perimetro e sulla viabilità delle strade limitrofe, nonché sull’aspetto estetico che grava non poco sui residenti della zona, obbligati da troppo tempo a convivere con quelli che ormai possono essere considerati i resti del cantiere, tra staccionate cadenti, palazzine semidistrutte e quant’altro.

Se per anni si è cercato di dare un senso all’interminabile ciclo vitale dei lavori (o meglio, di un’area destinata ai lavori), è altrettanto vero che una vera e propria presa di posizione non è mai arrivata, lasciando più che altro al tempo il compito di rendere il cantiere un argomento del quale parlare. Nonostante ciò, le palazzine sorte nell’area, edificate dalla ditta BTS, hanno trovato acquirente, e questo senza che fossero mai completate le opere di compensazione che – come ci si aspettava – non avrebbero dovuto richiedere un periodo superiore ai tre anni. Inoltre, nel susseguirsi dei quasi tre lustri trascorsi dal “via” ai lavori, assieme al marciante stato di degrado urbanistico, hanno preso piede diverse altre questioni che hanno contribuito ad allungare i tempi e a creare nuovi disagi, come il sequestro di una moschea abusiva, una proroga per il completamento scaduta nel giugno del 2013 e un annunciato intervento dell’Acea che avrebbe dovuto garantire la ripresa dei lavori nel marzo scorso.

Come spiegato da Stefano Vegliani, Assessore ai Lavori Pubblici del V Municipio, “la situazione è ormai giunta a un punto critico, rendendo necessario il coinvolgimento della Prefettura e dell’Avvocatura comunale per giungere a una soluzione che chiuda i giochi una volta per tutte”.

Una delle ipotesi ancora in piedi per porre fine al cosiddetto “cantiere della vergogna” resta quella del sequestro ma che, senza dubbio, non agevolerebbe i già prostrati abitanti della zona poiché, nell’eventualità che si arrivi a questo tipo di soluzione, la ditta verrebbe chiamata fuori e i costi dei nuovi lavori graverebbero sui residenti per l’area privata, senza contare l’amministrazione per le mancanti opere pubbliche. Un epilogo che sarebbe, forse, definitivo, ma che contiene risvolti decisamente ingiusti, considerando gli anni trascorsi e le innumerevoli proteste giunte a più riprese. La sensazione è che, in quindici lunghissimi anni, un intervento più consistente a tutela dei cittadini avrebbe dovuto verificarsi già diverso tempo fa. Damiano Mattana

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