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‘Tor Bella Swinga’ infiamma il Teatro di Tor Bella Monaca

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Il concerto del 5 agosto del gruppo The Club Swing Band (Le iene dello swing) il cui ricavato è stato interamente devoluto al giornale la Fiera dell’Est in difesa della libertà di stampa è stato un successo. Oltre 150 persone hanno assistito al Teatro di Tor Bella Monaca ballando e cantando, da anziani a bambini. 

Sarà perchè amano spesso dire che il loro è “uno swing precario” che hanno abbracciato subito e con entusiasmo la causa de La Fiera dell’Est. Un concerto swing che è riuscito a coinvolgere persone di tutte le fasce di età che, nonostante il caldo torrido di una serata di agosto, sono giunte al Teatro di Tor Bella Monaca non solo per passare qualche ora spensierata ma per difendere un valore solenne: la libertà di stampa.

Oltre 150 persone hanno riempito la sala piccola del Teatro, restando completamente affascinate dalla bravura di questi 8 musicisti provenienti perlopiù dalla Ciociaria che da anni suonano in ogni luogo d’Italia e dell’America.

38530622_1913027018719599_8755362000504094720_nAd aprire l’evento Filippo D’Alessio, Direttore operativo del Teatro di Tor Bella Monaca, che ha ringraziato per la grande affluenza di pubblico per tutta la stagione e ha ribadito l’importanza di questa serata  perchè interamente dedicata a La Fiera dell’Est e alla difesa della libertà di stampa. Il Teatro si è schierato al fianco della testata con un’iniziativa storica: per tutto il mese di luglio ha destinato parte dei proventi di tutti gli spettacoli al giornale.

Pepposky Cinastik Lukin, voce del gruppo, Fabio Cianfarani, sax alto e soprano, Marco Severa, sax tenore, baritono e flauto,  Simone Gallo, trombone, Diego D’Orazio, chitarra e tromba, Nicola D’Alicandro, chitarra, Marco Iacobonzo, basso, Matteo L’octopodio Maggio, batteria, hanno messo a disposizione della stampa libera la loro arte e non si sono risparmiati nemmeno un po’, suonando per due ore ‘suonate’.

Voce narrante del concerto è stato Marco Severa, membro della band ma anche ex cronista de La Fiera dell’Est, che ha presentato l’evento sottolineando l’enorme lavoro di inchiesta del giornale in questi 10 anni che lo ha visto in prima linea in battaglie come la difesa dell’ambiente, degli spazi aggregativi e nella denuncia di gestioni opache nell’amministrazione locale.

“La ricerca della verità” è l’obiettivo ha spiegato sul palco Marco Severa che accomuna lo swing e il giornalismo. Riuscire quindi a scardinare con uno strumento musicale o con una penna ciò che ha reso la nostra società sorda, muta e cieca. Per questo hanno suonato egregiamente” Istanbul” per ricordare che in Turchia il governo continua ad arrestare i giornalisti che non sono in linea con il potere. E poi “Il Pinguino innamorato” del Trio Lescano che come Marco Severa ha spiegato è una metafora significativa del fatto che “non bisogna fermarsi al contenitore ma svelare il contenuto” come solo la stampa libera e indipendente è capace di fare.

38630388_1913029058719395_886718740111032320_nE così ricorda sempre Marco dietro a nomi come “Torre Gaia, Collina della Pace, Giardinetti, Castelverde” che evocano immagini bucoliche si nascondano spesso disservizi, degrado e abbandono. E “Il Pinguino Innamorato” è proprio questo: su note allegre e spensierate si nasconde una storia fatta di lacrime e sangue, il pinguino alla fine si uccide. Marco Severa ricorda inoltre che il Trio Lescano ad un certo punto scomparve, all’uscita della canzone “Pippo non lo sa”. Era l’epoca fascista e la canzone venne reputata un manifesto contro Mussolini. “Sparirono”, dice Marco, nessuno seppe più nulla di loro, vennero censurate.

Pepposky con la sua voce ha infiammato per due ore il palco sulle note di canzoni come “Carina” di Nicola Arigliano, “Piove” di Modugno, “That’s amore” di Dean Martin, “Via con me” di Paolo Conte, “Tu vuò fa’  l’americano” di Renato Carosone, “Il Tango delle Capinere” di Raoul Casadei e tante altre per concludere lo spettacolo con “Se mi lasci non vale”di Julio Iglesias rivisitata per il gran finale in chiave reggae, ska, rock, punk e metal.

“Molte di queste canzoni – ha ironizzato Marco Severa – sono state scritte da immigrati”, tanto per restare in tema di attualità.  Nel finale gli spettatori che non ne potevano più di stare seduti e composti, si sono abbandonati a balli fra le fila della sala, richiamando l’attenzione di coloro che avevano assistito allo spettacolo che si era appena concluso nella sala grande.

Per una sera, grazie alla musica dei The Club Swing Band, Tor Bella Monaca è diventata palcoscenico di valori altissimi quali la libertà di stampa, la libera espressione, la fratellanza, la solidarietà e la giustizia. Federica Graziani

 

 

 

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