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Tor Bella Monaca. Via Brandizzi, quel “cambiamento” mai arrivato

cavi-elettrici

Massimo Musumeci, Presidente del Comitato ‘Tor Bella Monaca rinasce’, denuncia, ancora una volta, la situazione in cui versano i residenti delle Torri di Via Arnaldo Brandizzi 5 A e B, tra allagamenti, incendi e rischi sanitari.

“Non dimenticateci!”. Era stato questo l’appello del comitato ‘Tor Bella Monaca rinasce’ e del suo Presidente Massimo Musumeci il 21 febbraio 2018, dopo l’incendio scaturito nel vano dei contatori elettrici della palazzina B di via Brandizzi. Una notte di paura per 90 famiglie, fortunatamente senza feriti gravi, che aveva in qualche modo riportato l’attenzione sui problemi e i disagi che affliggevano i residenti delle due torri in questione.

massimo-musumeciProprio a seguito dell’incendio, circa 50 famiglie erano rimaste senza elettricità, così un intervento del Dipartimento Patrimonio aveva permesso di riattivare tramite degli allacci provvisori la corrente negli appartamenti colpiti dal cortocircuito.

I residenti avevano  anche mostrato quelle che erano le condizioni in cui versavano le cantine, piene di melma, a causa dell’intasamento fognario che aveva danneggiato le tubature e fatto fuoriuscire lo spurgo direttamente dai tombini. E poi ancora, il vano con i serbatoi e le pompe dell’acqua che hanno iniziato ad allagarsi anch’essi, per giunta proprio qualche giorno dopo l’incendio.

Ora, pur dando per scontato le problematiche e l’inadeguatezza degli strumenti con cui troppo spesso le amministrazioni locali devono confrontarsi, è pur vero che anche la pazienza dei cittadini e la loro fiducia nelle istituzioni hanno un limite.

torre-a-via-brandizziIn questo quartiere tutti hanno cercato visibilità. Lo fece Alemanno quando per riqualificare la zona  propose di “buttare giù le torri”. Lo ha fatto il PD, che il 18 luglio è voluto ripartire da qui, convocando proprio a Tor Bella Monaca la Segreteria Nazionale. Lo ha fatto la Raggi, che dopo aver riscosso ampi consensi proprio in questo municipio, si è ricordata di Tor Bella Monaca solo  in occasioni prettamente funzionali.

L’ultima volta che la sindaca venne a far visita al quartiere era il 12 giugno, in occasione dell’avvio dei lavori di manutenzione straordinaria del manto stradale in via dell’Archeologia. Una visita spot, per “ripartire dalle periferie” e rilanciare l’appeal di un “Movimento”, un po’ indebolito dopo le prime due batoste cittadine in occasioni della tornata elettorale che ha riguardato i municipi III e VIII.

La Raggi, come testimoniano numerosi video che raccontano la giornata, dopo le interviste e le rituali strette di mano, venne invitata dai residenti e accompagnata a vedere con i propri occhi la situazione di pericolo strutturale e sanitario delle due torri di via Brandizzi e, alla presenza del Presidente Romanella, aveva affermato che “era inammissibile continuare a permettere che questi cittadini vivessero in questa condizione. Così non si può”.

porta-vano-acquaNon sappiamo se la Prima Cittadina si riferisse alle cantine invase dalla melma o alle decine di cavi elettrici scoperti degli allacci “provvisori”, abbandonati quasi “definitivamente”.

Nel dubbio ci limitiamo a constatare che da quel giorno nessun intervento è stato effettuato. Anzi, si è aggiunto il problema dell’allagamento del vano che contiene i serbatoi dell’acqua.

“Non ce la facciamo più, siamo stanchi, non è possibile vivere così. Anche noi siamo esseri umani, mica cittadini di serie B”.

E hanno ragione.  Le cantine sono completamente allagate da liquami maleodoranti che hanno ormai creato un microclima infestato da zanzare e scarafaggi; un grave rischio igienico e sanitario di cui la sindaca aveva preso visione, promettendo un intervento il prima possibile.

Entriamo dentro, fin dove la melma e l’odore ci permette di vedere.

 vano-acqua3Ragnatele ovunque, nessuna illuminazione, immondizia che galleggia ed ovviamente cantine inaccessibili. “Abbiamo parlato con Acea per riallacciare almeno la corrente e cercare di iniziare l’opera di recupero, ma giustamente senza prima una bonifica dell’area non possono lavorare. Abbiamo interpellato il Municipio, stessa risposta. Ma quindi questa bonifica dobbiamo farcela da soli? Qua non si respira, è pericoloso, ed infatti adesso le teniamo chiuse”.

Diamo un occhiata anche al vano che contiene i serbatoi dell’acqua. Massimo fa per aprire la porta, ma questa volta nessuna sorpresa. Il rumore dell’acqua che scorre fuori è percepibile già a porta chiusa.

 “A parte che prima ce ne stavano tre (di serbatoi), cinque anni fa vennero a prelevarne uno per un lavoro di manutenzione. Mai più rivisto nessuno, ed ora guarda qui”.

Effettivamente l’intero vano è completamente allagato, l’acqua fuoriesce giorno e notte e sia i termostati che i galleggianti sono rotti.

Questo per quanto riguarda gli spazi comuni, ma, come riferisce Massimo, ci sono anche appartamenti che versano in gravi condizioni, “chi di noi lavora, può provare a risolvere le cose da solo, magari risparmiando un po’, ma non tutti possono, non tutti lavorano, ci sono anche persone che sono disoccupate e vivono con i genitori anziani o mamme sole con figli”.

“Ci sentiamo abbandonati da tutti, siamo stanchi, abbiamo ascoltato, pazientato e ci siamo confrontati sempre con educazione cercando un dialogo con le istituzioni. Ma ormai è evidente che nessuno rispetta più né la sua idea politica né le promesse fatte in campagna elettorale”.

“In questo quartiere vivono oltre 27mila persone eppure si parla di Tor Bella Monaca solo per ciò che riguarda criminalità, droga e degrado. Ormai anche quando succede qualcosa a Torre Angela o Torre Gaia, i giornali scrivono Tor Bella Monaca, forse perché suona meglio?”.

Povera Tor Bella Monaca, “tirata per la giacca” da una parte e dall’altra a seconda del fine, ma sempre per mero calcolo politico; costretta a piegarsi alle convenienze e alle scadenze elettorali, sbandierata ora come simbolo del degrado, ora ripulita e celebrata per l’ennesima kermesse che ne pubblicizza “la rinascita”.

Quello che rimane, quando i riflettori vengono spenti è invece un territorio sistematicamente costretto a logiche di contingenza ed emergenzialità, a cui troppo spesso viene negato il diritto di un domani dignitoso. Giacomo Capriotti

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