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Tor Bella Monaca. Teatro e musica in un angolo felice della periferia

38480018_10217463093391505_1532668017404542976_nAll’Ex Fienile in Largo Ferruccio Mengaroni è in corso un progetto artistico, connubio perfetto tra musica e teatro, volto al coinvolgimento del nostro municipio, decentrato ma in risalita.

Parliamo col signor Francesco Pezzella, l’ideatore nonché il direttore artistico della manifestazione Diversamente, per conto dell’associazione culturale Psicoanalisi Contro, attualmente operativa all’Ex Fienile di Tor Bella Monaca. Questa struttura sarà la base del gruppo dall’1 al 10 agosto per portare avanti un progetto pilota che Pezzella limpidamente ci espone: «La manifestazione è stata selezionata dal dipartimento, noi crediamo perché è una manifestazione sui generis, che si svolge in un luogo decentrato. È stata definita una “residenza creativa”, consistendo nella costruzione di uno spettacolo ex novo, su un testo di Sandro Gindro, che è il nostro drammaturgo. Noi ci chiamiamo anche Compagnia Teatrale Sandro Gindro in suo onore, nostro primo presidente nonché drammaturgo che ha scritto gran parte dei testi che noi mettiamo in scena. Lavoriamo su questa nostra produzione con la collaborazione di Fabrizio Fariselli, uno dei fondatori del gruppo progressive-jazz degli anni ’70, gli Area».
Capiamo subito che questo progetto rappresenta un armonico connubio tra diverse forme d’arte: teatranti e musicisti hanno deciso di unire le proprie forze. Fariselli ha scelto alcuni percussionisti che lo affiancano, mentre il testo ha a che fare con un argomento tutto attuale, ci spiega il direttore artistico Pezzella: «Il testo si intitola Il sogno del Maghreb, e si concentra sulla cultura marocchina. Sono due storie unite da un filo rosso che affrontano il tema della cultura araba, senza tralasciare i problemi che questa cultura ha avuto e probabilmente avrà nel rapporto con le altre. Abbiamo una prima parte della rappresentazione che è più favolistica, in cui si racconta di come Satana inventò lo specchio sviando una ragazza e facendole credere che l’immagine che vede riflessa non rappresenta lei stessa bensì un’altra persona intenta ad insidiare il suo uomo, portando la protagonista ad impazzire. Con questa prima parte già si imposta la problematica del rapporto uomo/donna. La seconda parte è più a carattere socio-politico: compaiono diversi personaggi che rappresentano Satana, che compiono un delitto, ovvero l’uccisione di una ragazza che non ha fatto nulla di male se non amare la libertà. In questa seconda parte dello spettacolo dunque Satana diventa l’integralismo, in questo caso religioso, che uccide chi esce dagli schemi. Quindi ci avviciniamo di più alle problematiche che riguardano i problemi della cultura araba».
38279395_10217463093751514_2008205357603618816_nFin qui, sembrerebbe un meraviglioso progetto artistico portato avanti da una compagnia già avviata, ma il bello consiste in questo tocco di coinvolgimento verso l’inesperto, che il direttore artistico ci spiega: «Le diverse figure di Satana sono impersonate da ragazzi del VI municipio, non professionisti di teatro, bensì ragazzi di cooperative, che mostrano uno svantaggio, che può essere di tipo sociale, che può manifestarsi in una lieve insufficienza, che può riguardare problemi di carattere familiare. Abbiamo volutamente incluso questi ragazzi perché secondo noi possono, con la loro freschezza, dare alcune emozioni che gli attori professionisti non riescono a comunicare. Inoltre, ci interessava molto questa commistione tra il professionismo e il dilettantismo, rappresentato da un gruppo di ragazzi che impara e insegna contemporaneamente ai professionisti nuove modalità di rapporto e relazione, nonché costruzione di nuove forme artistiche».
Per reclutare queste nuove leve, Fariselli ci racconta di aver utilizzato alcuni canali di conoscenza, rivolgendosi soprattutto alle cooperative di zona. È un progetto pilota, quindi un’esperienza prima, che l’anno prossimo dovrebbe sfociare in uno spettacolo vero e proprio: «Questo che stiamo vivendo ora, lo definirei più uno studio su Il sogno del Maghreb», ci spiega il direttore artistico. «L’anno prossimo abbiamo intenzione di farlo diventare un vero e proprio spettacolo, in cui i ragazzi saranno coinvolti in un lavoro di laboratorio di alcuni mesi precedenti alle rappresentazioni. Ora invece faranno solo sette-otto giorni di laboratorio, distribuite in un paio d’ore al giorno, che culmineranno nella prova generale l’8 agosto. Il 9 e il 10 infatti, alle ore 21, ci saranno gli spettacoli. Ci siamo organizzati poi con alcuni operatori di zona per la produzione delle scene: a Largo Mengaroni, una nostra collaboratrice, avendo steso un telo di m 8×3 in terra, sta coinvolgendo ragazzi e passanti nella piazza per la realizzazione di quello che i giorni degli spettacoli sarà il fondale della rappresentazione. Sta chiedendo dunque a chiunque abbia voglia, di aiutarla a produrre tre delle scene madri dello spettacolo, come idea di animazione territoriale”.
Lo spettacolo avverrà nell’anfiteatro esterno l’Ex Fienile, dove c’è un palco, su ci sarà Pezzella come voce narrante e musicista, mentre quasi in mezzo al pubblico si muoveranno i ragazzi per dare vita allo spettacolo. Ci sarà anche la danzatrice, controparte positiva del testo che oltre a interpretare due ragazze marocchine, porterà un assaggio di cultura araba con la sua performance. La musica si baserà molto sull’improvvisazione, ma avrà di certo un sapore nordafricano.
“Tra i tanti scritti dal presidente Gindro, si è scelto questo testo perché l’ultimo, nonché completamento di un percorso più ampio composto dal drammaturgo: praticamente è il testo conclusivo della collezione Storie del Mediterraneo, che, partite dalle avventure del re Odisseo, hanno raccontato di Gesù di Nazareth, per arrivare al Don Chisciotte, e concludersi con Il sogno del Maghreb appunto, frutto anche della facciata di Sandro Gindro come ricercatore sociale. Ha studiato molto l’immigrazione, il tema della tolleranza/intolleranza e questo testo ne è il prodotto finale. Erano vari anni che avevo in testa questo progetto, ho fatto diverse proposte al Comune di Roma, questa probabilmente è piaciuta più delle altre, è stata approvata e l’abbiamo messa subito in cantiere: seguiamo il filone del nostro primo presidente, che amava miscelare teatro e musica, senza far prevalere l’uno sull’altra, cogliendo la sfida di prepararci in poco tempo e avendo fra le mani risorse inesperte. Questo può essere un fattore a sfavore ma anche un vantaggio, soprattutto sfruttando al meglio l’arma dell’improvvisazione. Ci piacerebbe che per i progetti futuri i ragazzi siano sempre gli stessi, in modo da creare una vera e propria compagnia teatrale avviata».
Non c’è altro da aggiungere, solo da accaparrarsi un posto per questo straordinario evento, incontro di più forze sociali e momento di cultura. Giulia Sfregola

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