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Tor Bella Monaca. Sospeso lo sfratto del Sidi

20160412_185902Buona notizia per il sindacato invalidi e le altre realtà sociali, tra cui El Che, gli sgomberi sono stati rinviati almeno fino all’insediamento della prossima Amministrazione. Giuliano: “Ero pronto a barricarmi”.

Possono tirare un sospiro di sollievo le associazioni, onlus e centri sociali, sopravvissute alla tagliola, assegnatarie dei locali di proprietà comunale. Gli sgomberi degli spazi sociali sono stati rinviati, almeno fino all’insediamento della nuova Amministrazione Comunale, con la quale sarà indispensabile aprire un tavolo di concertazione per arrivare a una soluzione. “Sono soddisfatto”, afferma il presidente del Sidi Pietropaolo Giuliano, “se fosse stato necessario mi sarei barricato”.

Non c’è nulla di ufficiale, sia chiaro, si parlava di una nota emanata dal Commissario Prefettizio Tronca o dal Prefetto Gabrielli, di cui si non hanno tracce, però, e questa è una cosa certa, gli sgomberi si sono fermati. O meglio, sarebbero stati sospesi. Anche quello che pendeva sul Sindacato Autonomo per i Diritti dei Disabili (SIDI), i cui locali, a Largo Mengaroni, nel cuore di Tor Bella Monaca, sarebbero dovuti essere liberati il 30 aprile scorso, per effetto della Determinazione Dirigenziale del Campidoglio numero 666 del 3 settembre 2015.

20160429_185911“Il giorno dello sgombero – spiega il presidente Giuliano – si è presentata nei nostri uffici la responsabile del procedimento, la quale ci ha spiegato che lo sfratto sarebbe avvenuto nei primi giorni del nuovo mese. In quella stessa occasione, le abbiamo consegnato la richiesta di rinvio, che è stata protocollata il 2 maggio”. Nel documento, protocollo numero 11288, consegnato a mano al dottor Belli dell’ufficio verifiche del Dipartimento Patrimonio del Comune, il sindacato ha sottolineato che “la nostra associazione offre servizi essenziali nei confronti di cittadini disabili nel territorio e famiglie in situazione di bisogno” e che “all’incontro avvenuto il 19 aprile coi sub-commissari Taucer e Spadoni, si è giunti alla conclusione della necessità di valutare la situazione dell’associazione”. “Chiediamo quindi – conclude la nota – di attendere una comunicazione decisionale da parte del Gabinetto del Sindaco”.

Ma la protesta non si è limitata alla sola lettera, il Sidi e il ‘Che’ntro sociale, altro luogo simbolo del quartiere, anch’esso colpito dall’ingiunzione di sfratto per 260mila euro di morosità, richiesta folle, hanno dato vita a un picchetto per tutta la prima settimana di maggio, col chiaro obiettivo di far tornare il Campidoglio sui propri passi. Oltre al sindacato e al Che, sarebbero spariti, in un colpo solo, anche il Cubolibro, la ludoteca La Casa di Alice, la Ciclofficina  La Gabbia e il laboratorio di ceramica.“Non accettiamo questa provocazione – recitava il dispaccio di quei giorni de El Che, coordinato da Mario Cecchetti -, a Tor Bella Monaca non siamo noi gli ‘illegali’, al contrario è ‘illegale’ l’Amministrazione Comunale che non garantisce servizi socio-sanitari e culturali adeguati. Il Comune invece di valorizzare il ruolo delle realtà sociali, risponde con sgomberi e pretese economiche faraoniche”.

Ma gli sgomberi, per fortuna, non ci sono stati. “Quando è tornata la responsabile del procedimento, con il nostro documento protocollato – conclude il presidente Giuliano -, ci ha spiegato che gli sfratti sono stati rinviati fino all’insediamento della nuova Giunta Comunale. Cosa che speravamo”. David Nicodemi

 

 

 

 

 

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