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Tor Bella Monaca, non è un quartiere per disabili

Pina Cocci davanti ai parapedonali sulla pista ciclabile  di Tor Bella Monaca sullo sfondo Largo MengaroniDecine di parapedonali disposti su marciapiedi e piste ciclabili rendono impossibile la vita a chi si muove per le strade con la sedia a rotelle. E gli impedimenti non sono così facili da togliere…

Una frustrazione dietro l’altra. Ecco cos’è costretto ad affrontare una disabile con residenza in via dell’Archeologia. Giuseppina Cocci, da tutti conosciuti come “Pina”, residente al civico 10 e storica personalità del PD nel VI Municipio, è una di questi. L’abbiamo accompagnata, percorrendo con lei il tragitto, disseminato di ostacoli, verso i luoghi più vissuti del quartiere: il supermercato, il bar, le case dei vicini e i centri commerciali. “Abitare a via dell’Archeologia non è come abitare a viale Quaglia (strada di Tor Bella Monaca distante poche centinaia di metri, ndr) dove chi scende da casa trova tutto l’occorrente per vivere: il mercato, i negozi e la gente in piazza. Qui devi spostarti per trovare quello che ti serve” dice Pina. Seguendola sulla sua carrozzina elettrica proviamo a raggiungere Largo Mengaroni attraverso la pista ciclabile posizionata dietro al supermercato Pewex, su via di Tor Bella Monaca.

Pina Cocci contro un parapedonale sulla pista  ciclabileIl tragitto – seppur disseminato di buche – è percorribile per duecento metri, prima che 8 parapedonali impediscano il proseguimento verso le torri di Santa Rita. “Anche provando ad aggirare l’ostacolo – afferma -  mi viene impedito l’accesso dal piano sopraelevato, poichè altri parapedonali sono posizionali all’ingresso accanto al supermercato. La volontà è non far passare i motorini, ma a noi però chi ci pensa?”. Un disabile è abituato alle difficoltà, soprattutto in questo quartiere: “In Municipio ci arrivo, in qualche modo ci arrivo! Gli impedimenti ci sono ma non sono insuperabili”. La situazione si complica però quando a piazzare i parapedonali sono le istituzioni con il volere di pochi privati.

È il caso dei marciapiedi interni in via dell’Archeologia, proprio all’interno del “rione” R5, simbolo di abbandono e di degrado. “Anni fa è stato edificato un marciapiede interno, vicino agli appartamenti, per consentire il transito anche ai disabili che si ritrovano le vetture parcheggiate davanti ai raccordi (conosciuti come ‘scivoli’) con la strada. Ora però un parapedonale mi impedisce di circolare anche sul marciapiede interno. Non posso più percorrere la strada dove ho sempre vissuto”. Chiediamo alla donna se l’estrema frustrazione l’abbia mai portata alla voglia di far valere le proprie ragioni senza aspettare l’Amministrazione, a cui si è rivolta in più riprese con lettere, mail e proteste: “Non l’ho mai pensato, va contro la mia educazione e il mio stile di vita. Ho sempre rispettato le istituzioni, non mi abbasserò al livello di chi decide di farsi giustizia da solo”. Pina spera in un quartiere che sfrutti le sue enormi potenzialità, che sia a misura di tutti: “Questo è un posto bellissimo e che amo, ma merita di essere trattato con più attenzione e rispetto senza distinzione tra persone”. Manuel Manchi

 

 

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