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Tor Bella Monaca. L’I.C. di via San Biagio Platani omaggia il giovane Marco Pietrobono

partecipanti-allevento-tra-cui-genitori-di-marco-professoressa-fracassi-presidente-dellonlusIl giorno 20 dicembre il plesso scolastico di primo grado sito in via San Biagio Platani è stato intitolato al giovane Marco, venuto a mancare a causa di un incidente stradale nel 2013.

Commozione, soddisfazione e dolore sono le contrastanti sensazioni che aleggiano nel teatro dell’istituto scolastico il giorno 20 dicembre 2017, data in cui la scuola di via San Biagio Platani ha deciso di prendere il nome del giovane Marco Pietrobono, vittima di un incidente stradale che nel 2013 troppo precocemente lo ha strappato alla vita.

A seguito di questa terribile perdita, con la collaborazione dei parenti di Marco, è nata l’Associazione Onlus Marco Pietrobono che si occupa di diverse iniziative al fine di tutelare e formare al corretto comportamento e salvaguardia personale giovani e cittadini, in collaborazione con diversi enti e strutture, tra cui appunto la scuola secondaria che, qualche giorno fa, ha deciso di intitolare uno dei suoi plessi proprio al giovane che ha dato vita a questa idea.

Diverse forze hanno contribuito alla realizzazione di progetti di successo. Per la componente familiare, a parlare è il papà di Marco, ideatore e collaboratore della Marco Pietrobono Onlus, nata nel 2013, che lavora su quattro gruppi, tra cui quello inerente la sicurezza stradale: “Sabato 16 dicembre abbiamo inaugurato un’ambulanza che abbiamo donato alla Croce Rossa; poi abbiamo ‘istruzione facile’, con cui cerchiamo di dare degli strumenti alle scuole, soprattutto dove ci sono delle situazioni un po’ particolari, per esempio forniamo delle lavagne interattive multimediali o altri strumenti che servono per aiutare quei ragazzi che sono un po’ speciali; poi abbiamo ‘invito alla lettura’, con cui cerchiamo di stimolare i ragazzi a leggere e poi la ‘solidarietà’, che è il pilastro di tutte le Onlus, che si offre di dare un sostegno anche economico a chi ha bisogno”.

Alla domanda circa il motivo che abbia spinto la scuola a commemorare Marco prendendone il nome, il papà di Marco risponde così: “Questo non lo so, è venuto spontaneo da parte di genitori e docenti e anche degli alunni. Noi, come in altre scuole, abbiamo fatto degli interventi in questa scuola con ‘invito alla lettura’, con ‘istruzione facile’, abbiamo donato le lim, fatto dei corsi di musica art terapia coinvolgendo soprattutto i ragazzi speciali o bisognosi di più attenzione in modo da permettere loro varie modalità di espressione, per cercare di integrarli all’interno della scuola. Noi abbiamo saputo questa cosa una settimana fa circa, quindi la scuola ha lavorato al riguardo e voluto riconoscere l’impegno che la nostra Onlus impiega verso la città di Roma: facciamo parte della consulta cittadina e ci adoperiamo per renderci utili in qualsiasi modo possibile”. Il lavoro di questa Associazione risulta in effetti quanto mai prezioso, visti i dati statistici di cui ci parla il papà di Marco: “Ogni giorno su Roma abbiamo 47 incidenti gravi in cui sono coinvolte le utenze più vulnerabili, gli anziani, i giovani, i pedoni, i ciclisti, i motociclisti e, addirittura, ogni due giorni abbiamo un morto nella città di Roma. Quest’anno, 2017, pare che il trend sia +6% di morti, quindi vogliamo ridurre/invertire questa percentuale, dobbiamo arrivare a 0, infatti il Comune di Roma ha sposato Vision Zero perché Roma è la città in Europa che paga più duramente sulle strade e questo non è possibile. Dobbiamo lottare, sensibilizzare i ragazzi, infatti organizziamo anche dei corsi di educazione stradale supportarti dalla Polizia Stradale e locale, anche parlando di percezione circa l’assunzione di alcolici. Non è soltanto l’adulto che può avere un atteggiamento superficiale, dobbiamo imparare da quando sono piccoli ad educarli. Educare significa far acquisire loro quelle nozioni che rendano i futuri adulti una parte positiva per la società”.

“Noi siamo della zona di San Giovanni, ma siamo attivi in tutto il territorio nazionale, Milano, Trezzano sul Naviglio, Ravenna, Rieti, Amatrice, provincia di Frosinone, Alatri, Abruzzo, Magliano dei Marsi: siamo ovunque ci sia bisogno di ricevere la donazione”. Ma la presidente della Marco Pietrobono Onlus, Simonetta Piezzo ci spiega come da questa scuola sita in una zona, che lei stessa definisce di “frontiera”, disagiata e con problemi, il bisogno di aiuto sia particolarmente insistente, e proprio per questo il messaggio della Onlus attecchisce e c’è risposta. Per raggiungere risultati positivi, c’è bisogno di più parti, tutte rivolte allo stesso obiettivo: genitori, docenti, associazioni, polizia, tutte queste componenti devono lavorare all’unisono. Per questo l’associazione si è impegnata tanto per l’approvazione del reato di omicidio stradale, altro tassello importante, visto che mettersi alla guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti e alcol o senza aver dormito, può provocare la fine per diverse vite. La mancanza di sonno, un momento di distrazione, l’SMS, WhatsApp, l’uso del cellulare al volante senza auricolare, senza Bluetooth: sono tutti comportamenti da estirpare, per cui la Onlus si impegna, chiedendo la collaborazione di tutti, e per la propria vita e per quella altrui.

Per fare il punto della situazione e diffondere i propri messaggi, anche a livello europeo, a distanza di un anno dall’approvazione del reato di omicidio stradale, il 5 maggio 2018 in provincia di Frosinone nella città di Alatri, la Marco Pietrobono Onlus ha in programma un congresso internazionale, cui prenderanno parte associazioni del Belgio e della Francia, al fine di analizzare gli effetti prodotti dall’approvazione di questa legge (lati positivi e negativi). Vista la tendenza negativa sull’aumento degli incidenti stradali di quest’anno, evidentemente questo provvedimento non è ancora sufficiente e si lavorerà per produrre qualcosa di più efficace: “Promuovere più controlli e più sanzioni anche severe” sono le idee che suggerisce la Piezzo.

Quest’ultima, parlando della cerimonia in sé, circa la scuola intitolata a Marco, ci dice che: “E’ andata benissimo, è stata una cerimonia molto commovente e molto emozionante, perché c’è stato il coinvolgimento dei ragazzi, che hanno scritto molte cose bellissime e credo che abbiamo percepito perfettamente il messaggio che è stato dato, passato, trasferito, attraverso la lettura del libro ‘Il viaggio di Marco’: mi pare che abbiamo capito perfettamente, quindi l’idea è quella di dare un messaggio formativo, educativo, che li aiuti veramente a usare la testa, a rispettare le regole e a comportarsi in modo responsabile”.

Interviene infine una docente della scuola, la professoressa Fracassi, responsabile del plesso, nonché “regista” della cerimonia: “La sorpresa è stata vedere come incentrare lo studio su qualcosa che fa presa e che interessa porti a dei veri e propri miracoli. I ragazzi hanno lavorato tantissimo e sono stati coinvolti emozionalmente, intellettualmente; io ho  fatto semplicemente ‘scuola’ nel preparare questa manifestazione di oggi, perché hanno scritto, hanno letto, hanno compreso, hanno discusso, come se fosse un argomento scolastico qualunque ma con una motivazione completamente diversa. Non mi aspettavo neanche io questo coinvolgimento da parte loro, che si è visto alla manifestazione, dal momento che molti di loro piangevano, erano commossi… Mi hanno stupito inoltre delle iniziative che hanno preso molto semplici ma così spontanee: hanno per esempio portato delle loro cose che gli ricordavano Marco, di cui negli ultimi giorni parlavano come se fosse un amico, e questo penso sia la chiave per spiegargli che leggere, in questo caso ‘Il viaggio di Marco’, può essere un incontro vero”.

Commenta il papà di Marco: “Per me è stato molto bello vedere l’entusiasmo di quella bambina molto timida che ha insistito per fare un intervento”, e la professoressa Fracassi conclude: “Un ragazzo che ha molta difficoltà a partecipare in classe ha realizzato interamente da solo e di sua spontanea volontà un pop-up in cartone – abbiamo fatto un miracolo, anzi, Marco ha fatto un miracolo”. Giulia Sfregola

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