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Tor Bella Monaca. La prima libreria del quartiere, “una favola di periferia”

32372854_10216744185499257_3329466907081310208_nIl 12 maggio il sogno è diventato realtà: la prima libreria delle Torri ha aperto le porte. C’è un’insegna, ci sono i libri ma c’è soprattutto amore per il territorio della periferia est di Roma. 

Ci sono “favole” e camminando per le storie di Tor Bella Monaca e dintorni ne scopri ogni giorno di meravigliose.

Capita per esempio che l’apertura di un negozio assuma significati emotivi e culturali che portano un’intera collettività ad unirsi e a credere che tutto è possibile. Non un negozio qualunque.

Quello che è accaduto il 12 maggio in via Aspertini 410 a Tor Bella Monaca è uno di quei momenti: ha aperto la prima libreria di Tor Bella Monaca, ha aperto la prima libreria delle Torri. Ad inseguire questo sogno fino a realizzarlo è Alessandra Laterza, presidente del centro commerciale le Torri, che, con tenacia e una buona dose di sana follia, ha detto “no” al fatto che il territorio più popoloso e giovane di Roma non avesse una libreria. Il “No” si è trasformato nel tempo in un “forse” fino ad arrivare ad un commovente “Si può fare”.

32349199_10216744186619285_6790238605148160000_nAll’inaugurazione erano tante le persone che spinte da questo sentimento di riscatto e di voglia di cambiare hanno partecipato commossi.

Tra questi lo scrittore Ivan Mattei, noto scrittore di zona, che per l’occasione ha voluto scrivere per la libreria Booklet Le Torri una favola:

“C’era una volta, in un quartiere lontano lontano (ma neanche troppo) chiamato Tor Bella Monaca, un bambino di 9 anni che da grande diventerà un famoso scrittore. Il suo nome era Antonio, figlio di Davide, appena uscito di prigione, e di Giulia, prima innamorata persa dell’uomo sbagliato, e ora innamorata persa dell’uomo giusto, suo figlio. Antonio era il cocco di mamma, ma anche delle maestre di scuola. Assiduo frequentatore della piccola libreria della scuola, leggeva e rileggeva i libri che prendeva in prestito e quelli che la sua insegnante preferita gli aveva regalato. Di tanto in tanto chiedeva alla mamma se poteva regalargli i centesimi di resto (“ma solo quelli piccoli mamma”) per potersi poi comprare il suo primo vero libro. Quella sera Antonio era triste, perché suo padre si era ubriacato, come sempre. E come sempre se l’era presa con Giulia. Ma questa volta era diversa, perché Antonio si era alzato dal letto dove stava contando i suoi risparmi, come tutte le sere, ed era andato a fare da scudo a sua madre, come in quelle favole in cui il prode cavaliere va in difesa della principessa. Ma questa volta il cavaliere nero era veramente più forte e il prode Antonio si ritrovò scagliato contro il muro da un manrovescio, per poi venire tirato su per il braccio e portato nella sua cameretta. Ma Antonio non pianse.

Il padre vide i centesimi sul letto, li prese e li buttò dalla finestra. Antonio li sentì rotolare per strada e questa volta pianse, pensando ai centesimi che rotolavano via come lettere che cadono da un libro. Il suo primo vero libro che se ne andava sparso per strada. Davide finì di accanirsi su Giulia e Antonio e crollò sul letto, russando come il Dio del Tuono quando è arrabbiato. Giulia raggiunse il suo cavaliere, lo prese in braccio e, facendogli cenno di fare silenzio, uscì dalla porta. “Adesso andiamo a raccogliere tutti i tuoi risparmi, e poi scappiamo via”. “Andiamo in un posto dove c’è una libreria?” “Sicuramente, amore mio”. Scesero in strada e arrivarono sotto la finestra della cameretta di Antonio, ma i soldi non c’erano. “Sono rotolati tutti via, mamma”, disse piangendo Antonio. Ma seguendo con lo sguardo le sue lacrime nella loro caduta verso terra vide qualcosa di strano vicino ai suoi piedi. Si inchinò e raccolse qualcosa. “Non raccogliere le cose da terra, Antonio”, lo ammonì la mamma. Antonio guardò cosa aveva preso per vedere meglio cosa fosse, e si accorse che era una lettera. “Mamma, guarda!” Diede a Giulia solo un secondo per guardare, perché subito si inchinò per raccogliere una nuova lettera, e poi un’altra, e un’altra ancora. Cominciarono a camminare per raccogliere tutte le lettere, come fossero briciole di pane che indicavano un cammino. E man mano che le raccoglieva Antonio si metteva le lettere in tasca. Camminarono per strade che ben conoscevano, e che portavano lontano da casa, fino ad arrivare al centro commerciale di quartiere, mentre i negozi stavano per chiudere e la luce calava. Le tasche di Antonio erano ormai piene, ma lui continuava a raccogliere le lettere. Arrivarono davanti ad una vetrina illuminata. Il viso di Antonio si illuminò anch’esso di un sorriso nuovo e inestimabile. Anche la mamma sorrise mentre una donna con il viso impreziosito da una semola spiritosa usciva dalla porta del negozio. “Serve qualcosa?”, chiese con un sorriso dolce come il gelato più buono della terra. “Non sapevamo avesse aperto…”, cominciò Giulia. “Una libreria!”, concluse Antonio. “Stavo chiudendo, ma se volete potete entrare”, disse la signora con la semola. “Magari torniamo un’altra volta”, disse Giulia. “Per favore mamma”, disse Antonio guardandola con due occhi che il Gatto con gli stivali si sognerebbe. “Solo per uno sguardo”, incalzò la signora.

Entrarono, e Antonio fu rapito dai tanti libri che vide là dentro. Gli scaffali erano pieni e lui sembrava il bambino più felice della terra. La sua felicità contagiò sia la signora che Giulia. Finché Antonio si fermò davanti ad un libro con una copertina mai vista, senza neanche il titolo. Neanche la signora con la semola lo aveva mai visto, eppure la libreria era la sua. “Lo vorresti?”, chiese ad Antonio. “Non possiamo…”, si inserì Giulia. “Non abbiamo soldi, papà me li ha buttati tutti”, rispose Antonio. “Sei sicuro? Eppure hai le tasche piene, e ho sentito tintinnare qualcosa”. Antonio si mise le mani in tasca, e con sua grande sorpresa ne tirò fuori tanti centesimi. Tutti quelli che aveva messo da parte. “Contiamoli”, disse la signora. Si misero vicino alla cassa e, contando contando, arrivarono a 5€. La signora prese il libro per guardare il prezzo e disse ad alta voce: “Costa esattamente 5€. Vuoi la bustina?”. Dicendo di no Antonio prese il libro, sotto gli occhi inondati di lacrime di sua madre, asciugati dal fazzolettino profumato datole dalla padrona della libreria. Uscirono tutti e tre insieme, con Antonio che sfogliava il libro. “Guarda mamma, il titolo lo hanno messo alla fine della storia!” UNA FAVOLA DI PERIFERIA ps. sappiate che la vita di Giulia e Antonio da quel momento subì un repentino e continuo miglioramento, perché nelle favole tutti vissero felici e contenti… anche in periferia”.

“Una favola di periferia”, perchè in territori che vengono spesso additati quali involucro di degrado e violenza, ogni giorno accade un piccolo miracolo. Un bambino con un libro in mano è molto di più, è Storia. Federica Graziani

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