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Tor Bella Monaca. Incendio alla torre di via Brandizzi n°5/A: “Non dimenticateci”

27973943_1613830412019554_1750123212195752546_nIl giorno 18 febbraio è scoppiato un incendio in una delle due torri site in via Arnaldo Brandizzi. Massimo Musumeci, presidente del Comitato Tor Bella Monaca Rinasce, ci racconta l’accaduto e lancia un appello.

“Attraverso il nostro comitato lottiamo per il quartiere, ma soprattutto per queste due torri abbandonate dall’ ’83, poiché, essendo delle torri che sono nate dall’occupazione, il Comune di Roma tende a tralasciarle”. A parlare è Massimo Musumeci, presidente del comitato Tor Bella Monaca Rinasce, da anni in prima linea nella lotta per la riqualificazioni dei ‘palazzoni’.

“Abbiamo le cantine allagate – continua –  piene di melma, dovute alle fognature che strabordano. Nove anni fa sono state pulite: hanno sistemato, ma purtroppo, essendoci delle tubature più piccole del dovuto, non riuscendo a sfogare, l’allagamento tende a riformarsi. Tutt’oggi infatti le cantine sono allagate”.

La situazione del passato, ma anche attuale, che Massimo ci descrive, per quanto riguarda le cantine dei palazzi, descrive una mala gestione che parte da lontano:  si adottano interventi tampone anzichè soluzioni definitive. “Temo che si applichi lo stesso metodo anche per il recente problema dei contatori elettrici”, commenta Massimo.

musumeci“Domenica sera (parliamo del giorno 18 ndr), intorno alle ore 21, è scoppiato un incendio dovuto (si pensa) al sovraccarico di corrente: l’incendio è infatti scoppiato dai contatori del palazzo. Circa cinquanta famiglie sono rimaste senza corrente, ma grazie al nostro movimento abbiamo ottenuto un intervento abbastanza repentino: la mattina del giorno successivo, lunedì 19 febbraio, siamo andati in Municipio a fare un po’ di caos, sempre nei limiti dell’educazione. La sera erano intervenuti i vigili del fuoco, la polizia, l’ambulanza e gli operatori dell’Acea che, purtroppo, hanno detto che non era loro competenza il danno, non provenendo dal contatore centrale ma dalla parte che il Comune fece in un secondo tempo (chiamiamoli contatori salvavita). Domenica sera c’è stato un po’ di caos: ho dovuto fermare un pullman a cui ho chiesto l’estintore per intervenire sulle fiamme nel frattempo che aspettavamo i pompieri. Abbiamo preso delle persone che sono svenute per le scale, io stesso ne ho portata una in braccio dal quarto piano fino a fuori dell’edificio ma, arrivato giù, ho perso i sensi per il troppo fumo che avevo respirato. Mi hanno dato l’ossigeno, e subito dopo ci siamo rimessi in movimento ad aiutare i vigili del fuoco”.

enti-intervenuti-domenica-sera Sono veri e propri attimi di panico quelli che ci descrive Massimo, che prosegue: “Grazie a Dio, da ieri (20 febbraio) il Dipartimento è intervenuto piuttosto repentinamente, grazie al nostro pressing in Municipio: come in molti posti, purtroppo in questo palazzo ci sono molte persone con difficoltà, handicap, c’è una ragazzina di quindici anni che ha il salvavita dentro il frigo perché soffre di diabete perciò l’urgenza era particolare. Ieri è stata dunque messa in moto una squadra di elettricisti, che fino ad oggi si è trattenuta qui per fare degli allacci. Purtroppo, non sono riusciti a finire tutto il lavoro: hanno fatto polizia-intervenuta 28055861_1613830275352901_2639940435385177093_nun allaccio provvisorio per dare corrente ai cinquanta appartamenti rimasti al buio. Detto schiettamente, non vogliamo che lascino ‘accroccato’ perché è fonte di pericolo e, in più, essendo un allaccio fatto con dei morsetti, potrebbe dare contribuire alla pratica degli allacci abusivi. Tengo a specificare che gli operai sono stati inviati dal Dipartimento, non dal Municipio, che ha risposto che non era sua competenza intervenire. […] Ho aperto repentinamente un protocollo, in cui oltre alla situazione è stata fatta richiesta di controlli più frequenti agli allacci fatti abusivamente. Qua non si tratta di fare la spia, perché i momenti di difficoltà ce li abbiamo avuti tutti, però è anche vero che non è giusto che ci rimettano gli altri”.

Le torri di via  Arnaldo Brandizzi 5 A – B da anni attendono interventi definitivi che non sono mai arrivati: “Vogliamo che il Comune di Roma pensi che qui ci siano delle famiglie. In particolar modo, c’è una famiglia italiana accampata nell’androne di uno dei due palazzi, per cui ho chiesto un aiuto, perché non hanno nemmeno il bagno e fanno i bisogni nei cesti e sono costretti a svuotarli nei secchioni. Avevo chiesto una sistemazione per loro, ma sono rimasto inascoltato”.

I problemi che ci elenca Massimo sono dunque molteplici e piuttosto gravi: per il momento, la questione elettricità, new entry tra gli altri disagi, è stata risolta, ma temporaneamente. Fili volanti sistemati superficialmente potrebbero infatti generare un altro corto circuito: “Finché dura fa verdura è un discorso che non funziona, vogliamo che i contatori siano sistemati stabilmente e definitivamente. Parliamo della sicurezza di esseri umani, di bambini. Vogliamo, non dico un privilegio, perché Roma è grande, problematica. Però vogliamo un aiuto e non vogliamo essere abbandonati, perché dal 1983, anno in cui sono nati i palazzi e in cui c’è stata l’occupazione, ci sentiamo così. Anche noi facciamo parte di Roma”.

Giulia Sfregola

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