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Tor Bella Monaca: battaglia per la casa

Palmira Cedrone 2Palmira Cedrone ha vinto la causa per riappropriarsi del suo appartamento popolare. Ma l’occupante con la famiglia dichiara di non aver ricevuto notizie del processo, non avendo così potuto difendersi. Si andrà in appello, Palmira non tornerà a casa prima di Natale.
La sentenza emessa il 25 ottobre dal giudice del Tribunale Ordinario di Roma (sezione civile) non lascia spazio a interpretazioni: Palmira Cedrone può tornare nel suo appartamento al primo piano della torre B in viale Santa Rita da Cascia. Ad oggi però la disabile con un figlio minore a carico sosta ancora in un hotel in via del Torraccio, Villa Verde. La famiglia occupante si sente in diritto di restare in quell’appartamento, risiede in quello spazio dal 2012 di cui paga le utenze.
Ma andiamo per gradi. Ad inizio marzo la signora Cedrone, 78% di invalidità per poliomelite, torna nella sua abitazione dopo un periodo di soggiorno “presso un’amica per assistenza” come da lei dichiarato. Al suo ritorno trova all’interno un’altra famiglia già residente precedentemente in un altro appartamento della torre gialla. Da allora è stato messo in mezzo un avvocato. Palmira si è spostata in un domicilio provvisorio a Villa Verde.
Ora l’arringa dell’avvocato ha convinto il giudice a classificarla “detentore qualificato del bene, e come tale destinato all’azione di reintegrazione dell’alloggio abitativo”. Alla Cedrone verranno corrisposti  1600 euro di danni e il rimborso delle spese legali. Tutto per lei sembrava destinato ad un rapido ritorno alla normalità. E invece la famiglia occupante ha deciso di adire anch’essa alle vie legali. Come mai soltanto ora? Spiega l’occupante (che avendo appena interpellato l’avvocato non intende ancora rendere pubblico il proprio nome): “Noi non sapevamo nulla del processo! Gli avvisi del contenzioso per posta non li abbiamo mai ricevuti, l’unica lettera che ho preso in mano dichiarava l’archiviazione della causa in nostro sfavore. Siamo stati messi davanti al fatto compiuto. Risediamo in quest’abitazione da giugno 2012, abbiamo i nostri mobili all’interno, paghiamo la luce e il gas da quella data”.
La ragione scatenante dell’occupazione è presto spiegata: “Questa casa ci è stata affittata in nero fino a febbraio 2013, siamo entrati con le chiavi, non abbiamo messo la catena alla porta. Sapendo che la signora intendeva riprendersela abbiamo deciso di occuparla, da dicembre 2012 abbiamo avuto anche una bambina, la nostra era una situazione d’emergenza”. Le pesanti accuse saranno oggetto di un processo in appello, gli occupanti hanno deciso di ricevere assistenza da un legale. Palmira ha prontamente respinto le gravi imputazioni ed è decisa ad andare avanti: “Contavo di tornare a casa prima di Natale ma alla luce dei nuovi fatti sono pronta a farmi valere ancora in giudizio”.
Agli occupanti non sono comunque ancora stati consegnati gli avvisi di sfratto né si è mai presentato l’Ufficiale Giudiziario, la famiglia aveva avviato già nel marzo scorso la pratica per il cambio di residenza nell’appartamento al primo piano. Al momento la Cedrone continua a pagare l’affitto dell’appartamento a Villa Verde più il Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari) con l’avvocato del patronato. È questa solo una delle tante battaglie per una casa popolare, sullo sfondo centinaia di gravi casi di emergenza abitativa che ancora chiedono assistenza.
Manuel Manchi
 

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