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Terra dei Fuochi. A ridosso dell’Aniene, tutta Roma Est interessata dall’inquinamento

La carta dei probabili interramenti di Roma EstAltro che la Campania: la vera Terra dei Fuochi è a due passi da casa nostra. L’Aniene per anni ha accumulato rifiuti e liquami e le cave intorno al suo corso sono interrate, presumibilmente coperte dai rifiuti.

Paolo Cartasso, presidente dell’Associazione – Comitato di Quartiere Case Rosse 2014, ha protocollato giovedì 19 gennaio un esposto e contestuale denuncia sullo stato di degrado del fiume Aniene presso lo Spe. Secondo questa denuncia, sulla quale stanno già lavorando gli uomini dello Spe, è plausibile ritenere che ci siano rifiuti pericolosi interrati in tutto il quadrante est di Roma.

Nell’esposto-denuncia si legge come l’Aniene attraversi, dopo aver superato Villa Adriana, moltissime aziende e abitazioni che scaricano i loro liquami nel suo corso d’acqua. “Non si capisce perché vengano effettuati pochi controlli, né perché non si provveda alla depurazione degli scarichi”. I controlli, affidati all’Arpa, vengono effettuati soltanto su richiesta del Comune, della Città Metropolitana e della Regione. Le aziende sotto il mirino di questo esposto sono elencate nel corposo allegato: il cementificio di Guidonia, la Trelleborg a Villa Adriana, le Nuove Cartiere di Tivoli, le cave di travertino, Niec e la famigerata Basf, il cui scarico a valle fu sequestrato nel 2014 con conseguente revoca d’autorizzazione.

Se l’Aniene non gode di ottima salute, il terreno non può dirsi sereno. Prendendo come punto di riferimento la A24 nel punto dove l’Aniene passa nel Municipio VI, ci sono numerosi siti da verificare a destra e a sinistra del suo corso. In allegato alla denuncia Cartasso porta una cartina con delle X in prossimità di alcuni probabili interramenti: via Giacomo Peroni al Polo Tecnologico Tiburtino, le discariche di Rocca Cencia, di Castelverde e di Lunghezzina, e le Latomie di Salone.

Sotto al Polo Tecnologico Tiburtino furono rinvenuti, durante gli scavi archeologici, rifiuti ospedalieri dell’Umberto I di Roma, bonificati in loco e interrati nell’invaso sotto a via Giacomo Peroni.

Rifiuti ospedalieri sono stati rinvenuti anche sotto la discarica di Castelverde, provenienti da Rieti e provincia, nonché “sembrerebbe anche uranio impoverito”. Ad oggi, di questa discarica, possiamo vedere soltanto un telone bianco che copre una cava, senza che nessuno sappia cosa nasconda.

Il gruppo Spe, quando era guidato da Di Maggio, aveva rinvenuto invece a Rocca Cencia degli interramenti, sospettando l’inquinamento della falda dell’Acqua Vergine. “L’intervento dei vigili su delega del pm Alberto Galanti – si legge nell’esposto – è avvenuto dopo una serie di accertamenti a cui si è dato inizio dopo aver scoperto che nel sottosuolo erano presenti rifiuti liquidi e solidi potenzialmente pericolosi”.

Nel 2014 Enrico Stefano, consigliere comunale Cinque Stelle ora in maggioranza mentre allora era all’opposizione, in un’interrogazione aveva chiesto, a proposito della discarica di Lunghezzina: “C’è un vecchio fienile abbandonato pieno di eternit e rifiuti tossici appena sotto il manto erboso . Per questo motivo abbiamo protocollato due interrogazioni urgenti al sindaco e all’assessore all’Ambiente al fine di chiedere misure immediate per tutelare la salute dei cittadini e bonificare quanto prima le aree”.

Le Latomie di Salone, anticamente cave d’estrazione del tufo e del travertino utili alla costruzione del Colosseo, erano diventate prigioni naturali. Invece di valorizzarle a livello ambientale, archeologico e culturale, oggi le latomie “presentano riempimenti che probabilmente nascondono rifiuti d’ogni tipo, anche rifiuti pericolosi se non addirittura radiottivi”, sottolineando, per quest’ultima affermazione, che è ciò che si “tramanda nel territorio”. Alcuni cittadini, tuttavia, “hanno dichiarato di aver visto decine di fusti all’interno delle cave”. Nel sopralluogo del 21 dicembre scorso, a opera dello Spe, “vi era un mucchio di cemento e amianto, oltre a 9 motorini rubati”, rimossi dagli stessi vigili.

In un documento presentato alla Commissione Ambiente di Roma Capitale presieduta da Daniele Diaco il 29 novembre scorso, si legge che “nella periferia Est di Roma la morte per patologie gravi supera del 30% la media di Roma Città Metropolitana, come riportato dalle statistiche della Regione Lazio. Una popolazione di 300mila persone, con una grandissima presenza di bambini, coesiste con la più alta concentrazione di aziende inquinanti e la presenza d’interramenti di rifiuti pericolosi che emergono ad ogni scavo”.

Nell’esposto si chiede, allora, la tutela dell’ambiente, in particolare la sorgente dell’acqua sacra egli orti che si riforniscono di tale acqua. In che modo? Applicando la legge. Il decreto legislativo 152/99 e 152/2006 impone la verifica che tutti gli scarichi risultino nei limiti concessi. Inoltre, la proposta di Cartasso è di effettuare carotaggi nei terreni adiacenti impianti nei luoghi indicati dalla X sulla cartina di cui abbiamo già accennato; analizzare le acque dei pozzi e bonificare le cave.

Dalla Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo è giunta una risposta il 29 febbraio 2016. “L’inefficienza del sistema di gestione dei rifiuti in Lazio e in altre regioni italiane è motivo di grande preoccupazione”, per la quale sono arrivate sentenze dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, condannando l’Italia per la seconda volta “Per non aver garantito la corretta applicazione della legislazione dell’UE in materia di rifiuti con riferimento a numerose discariche illegali esistenti sul territorio italiano”.

La Commissione invita dunque le autorità italiane a “Individuare e bonificare le  discariche illegali esistenti sul territorio italiano, comprese quelle segnalate dal firmatario, che sono state individuate in seguito ai lavori di scavo nella parte orientale di Roma”.

La soluzione finale secondo Cartasso resta, tuttavia, quella di creare un unico grande polo per il trattamento dei rifiuti, che lui propone possa realizzarsi in un’area di 600 ettari in località Allumiere di proprietà del demanio militare oggi inutilizzata.

Flavio Quintilli

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