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Teatri di Cintura: malafede o chiusura “de facto”?

chiusura teatro tbm (1)Dopo le proteste delle ultime settimane sembra essere calato il sipario sulla questione dei presidi culturali di periferia. I dubbi rimangono su quello che succederà a settembre: Zétema, Dipartimento, Municipi o chiusura di fatto? Nessuno sa dare delle certezze. E nel frattempo la lotta per il potere è cominciata per il Teatro di Tor Bella Monaca.

Su una colonna è attaccato un volantino bianco che sopravvive al vento e recita: ‘Il Teatro di Tor Bella Monaca rimarrà chiuso’. Il cancello sbarrato lascia pochi dubbi e tanto vuoto che solo chi è orfano di cultura può percepire. Dal 7 luglio la struttura di viale Duilio Cambellotti è formalmente chiusa e una data (quasi) certa della riapertura è il 4 gennaio 2016. Salvo ricorsi e miracoli del Campidoglio. Il destino del Teatro risulta ancora oggi molto incerto. Dopo le manifestazioni delle scorse settimane e gli appelli dei Direttori Artistici dei tre poli culturali periferici a rischio (Villino Corsini, Quarticciolo e Tor Bella Monaca) a causa della pubblicazione in ritardo del bando pubblico, tutto tace ora. Molti hanno sfruttato l’episodio dei bollenti giorni di luglio: politici dormienti e in cerca di qualche consenso in più, associazioni con il fiuto di un briciolo di visibilità e vecchi rancori mai sopiti.

Ma ora che tutto si è sgonfiato e il bando è stato pubblicato, i sostenitori della ‘fantomatica’ lotta per la cultura (circa 4000, secondo i dati della raccolta firme promossa nei giorni precedenti alla chiusura) sono spariti. Eppure il futuro della struttura è tutt’ altro che definito. Se per i mesi di luglio e agosto l’edificio sarà monitorato nelle ore notturne da un guardiano (pagato dal Comune) per settembre e dicembre sono aperte le scommesse. Non ci sarebbe da preoccuparsi troppo, almeno dalle parole dell’Assessore alla Cultura capitolina, Giovanna Marinelli: “I teatri non chiuderanno in questi mesi”. Apparentemente viene assicurato alla cittadinanza che, nel periodo in questione, il Dipartimento Cultura, in accordo con i municipi e le Istituzioni culturali cittadine, “garantirà l’apertura dei teatri con un programma di iniziative in grado di rispondere ai bisogni del territorio e mantenendo allo stesso tempo il livello qualitativo nazionale dell’offerta culturale”. Ma dalle file di Zétema – società che dovrebbe gestire il sistema della “Casa dei Teatri” fino al 31 dicembre 2015 – c’è chi conferma il clima di disordine e delle mancate decisioni in merito. Si può ancora parlare di malafede per chi scrive che potrebbe verificarsi una chiusura “de facto”? I fatti sembrano parlare da sé.

Il caso “Teatri di Cintura”

Atteso dal marzo di quest’anno e con 5 mesi di ritardo, il 6 luglio viene pubblicato il nuovo bando (con scadenza 3 settembre 2015) per aggiudicarsi i tre fortini culturali della periferia romana. Le polemiche degli addetti ai lavori scoppiano negli ultimi giorni di giugno e da parte del pubblico sembra esserci un forte riscontro, tanto che parte una campagna on line di sensibilizzazione. Dopo l’anno di proroga (il bando precedente durava fino al 30 giugno 2014) le associazioni hanno fatto i bagagli e abbandonato le strutture, ma tra loro c’è anche chi borbotta tra i denti e non comprende la causa della decisione. Il ritrovato avvicendamento fisiologico delle compagnie (anche le più virtuose) al timone delle strutture di periferia non ha un effetto negativo, anzi, evita la creazione di feudi personali. Con la nuova pubblicazione la gestione dei teatri tornerà nelle mani del Dipartimento Cultura della Capitale, che ha predisposto un bando dalla durata biennale (2015- 2017) ma che, in realtà, sfrutterà effettivamente soltanto un anno e mezzo di programmazione, cioè fino al 30 giugno 2017.

Alcune ombre scure calano sulla procedura dell’affidamento e concessione degli spazi. Nel bando si fa riferimento ai criteri di aggiudicazione, che si baseranno sull’offerta economicamente più vantaggiosa secondo alcuni parametri indicati (offerta tecnica 60 punti, finanziamento richiesto 40 per un totale di 100 punti). Sembrerebbe che il Comune dia una marcata priorità alle proposte più ‘low cost’, ma esso non si traduce sempre con un’ottima qualità delle attività proposte. Inoltre viene indicato che “il Concessionario si impegna a fissare il prezzo dei biglietti di accesso alle attività e agli spettacoli nei limiti dell’importo massimo di 20,00 Euro, come stabilito dalla D.G.C. n. 211/2015″. In questo modo, quindi, viene abolito il prezzo massimo precedente (10 euro) e, nonostante rimanga l’applicazione di tariffe agevolate e le riduzioni,  il prezzo dei biglietti potrebbe lievitare. Verrebbe garantita in questo modo la sua natura di teatro popolare e di quartiere?

Tor Bella Monaca: una questione politica?

Una bara appoggiata alle porte del Teatro, ormai svuotato di attrezzature sceniche e pronto per essere chiuso fino a data da destinarsi: il 7 luglio è andata in scena la consegna delle chiavi al teatro di Tor Bella Monaca. Un piccolo gruppo tra cittadini e associazioni ha sostato per qualche tempo davanti all’entrata e ha provato a far sentire la propria voce davanti ai dipendenti del Campidoglio. Durante il pomeriggio si sono contati molti assenti del mondo della politica locale: oltre all’assenza pesante dell’Assessore alla Cultura municipale, Andreina De Maso, mancavano alcuni esponenti politici che, in tempi passati, si son fatti promotori e difensori del Teatro del quartiere. Inoltre, solo tre (Mattei, Argenti, Grasso) degli otto firmatari della nota inviata al Sindaco Marino hanno deciso di partecipare alla chiusura.

La politica (ovviamente quella di sinistra) ha abbandonato il fortino culturale che prima risultava utile? Anche se elogia la testimonianza del supporto della cittadinanza (un po’ esigua rispetto al numero dei firmatari), Filippo D’Alessio, ormai ex Direttore organizzativo del Teatro di Tor Bella Monaca, sembra quasi sicuro che il teatro rimarrà chiuso per i prossimi mesi: “Non esistono ad oggi atti che attestano che la gestione verrà affidata al Municipio, Zétema o Dipartimento cultura. La mancanza di chiarezza mi fa credere che le attività verranno sospese fino all’entrata del nuovo vincitore del bando, anche se potrebbero esserci anche dei ricorsi. L’assenza di un progetto concreto dimostra la mancata attenzione verso la collettività che rimarrà sprovvista dell’unico luogo di aggregazione del quadrante”. Se il Teatro di Tor Bella Monaca finisse nelle mani del VI Municipio sarebbe meglio che rimanesse chiuso fino a gennaio. Già la situazione politica è sull’orlo del tracollo. Affidare una struttura di tale pregio e valore culturale ad un’ istituzione locale simile, sarebbe solo lesivo per i fruitori, ovvero i cittadini. In un momento come questo sarebbe stata utile la Consulta Cultura – negli scorsi anni presieduta da Benedetto Cesarini – che avrebbe potuto dare un indirizzo forte al Municipio VI qualora si verificasse un affidamento dello spazio nei prossimi mesi. Nel caso in cui le voci “d’opposizione” – che si dimostrano sicure che il teatro tornerà ad essere aperto (con quali dati?) – abbiano ragione, diverse domande sono lecite: quale personale lo gestirà? Verranno chiamati i dipendenti di Zétema o tecnici esterni? Inoltre come avverrà l’ipotetico coinvolgimento del Municipio con associazioni terze? Il rischio di una deriva clientelare verso amici degli amici potrebbe essere dietro l’angolo.

La storia del teatro di Tor Bella Monaca

Nonostante si indichi il 2005 come l’anno dell’apertura ufficiale, il primo nucleo del futuro progetto del Centro Polivalente (una parte era stata dedicata al teatro) nasce già nel 1985. Tre anni dopo tutto era pronto per l’apertura, ma un’occupazione ne blocca l’inaugurazione fino all’aprile 1991, quando si decise di ‘violare’ i sigilli e far finalmente partire la struttura culturale. “A nostro rischio e pericolo riuscimmo ad aprire al pubblico il Teatro di Tor Bella Monaca – racconta Edoardo Torricella, direttore artistico della Compagnia Teatrale “Il Gruppo”, artista poliedrico con un curriculum di tutto rispetto – sfruttando l’appoggio dell’allora Presidente del Municipio VIII (Pietro Barone ndr). L’attività riscosse grande considerazione tra il pubblico del quartiere”. Ù

Con l’arrivo dei fondi europei e del progetto “Urban”, il teatro chiude nel 1998 per effettuare i lavori di ristrutturazione che terminano nel dicembre 2005 con un costo che si aggira intorno ai 4 milioni di euro. La struttura passa sotto la direzione del Dipartimento capitolino alla Cultura e dell’ETI (Ente Teatrale Italiano) al Direttore Artistico Michele Placido, il cui nome ‘blasonato’ evidenzia il lustro che avrebbe dovuto rivestire il presidio culturale di Tor Bella Monaca. Dalla stagione 2007/2008 comincia la gestione dello spazio da parte del Teatro di Roma che lo manterrà fino al 2013, quando il testimone verrà passato all’azienda municipalizzata Zétema (istituita dalla Giunta di Alemanno) e il teatro di Tor Bella Monaca verrà incluso nel circuito “Casa dei Teatri” insieme agli altri ex teatri di cintura. Il bando per la concessione dello spazio nel biennio 2012-2014 è stata vinto da un R.T.I. (Raggruppamenti Temporanei di Impresa), formata da Seven Cults, Artenova, Kipling Academy, La casa dei racconti, Nata teatro, Scuola di musica Bela Bartok, Teatro Potlach, con la direzione organizzativa di Filippo D’Alessio e artistica di Alessandro Benvenuti. In questi 2 anni effettivi (complice la proroga di un anno) il teatro ha vantato numeri di tutto rispetto in termini di presenze (70.000 circa) e biglietti strappati.

Scenari futuri: la lotta per il potere

La tensione è palpabile e la questione del teatro ha riacceso gli animi del mondo culturale, una delle eccezioni che – in un periodo di magra come questo – riesce a sopravvivere con i fondi erogati. Soprattutto se dietro le spalle c’è un “protettore politico” o una propensione a fare “buon viso a cattivo gioco”. L’evolversi del panorama culturale del VI Municipio ne è una diretta rappresentazione. Se esistono grandi associazioni tra loro concorrenti che si alternano nella cultura, bisogna credere che sia solo frutto della meritocrazia e dell’avanguardia d’idee presentate? Un predominio c’è ed è palese. E l’affidamento del lotto del Teatro Tor Bella Monaca (per un ammontare di € 239.082,34) scatenerà una lotta fratricida tra le due associazioni di spicco del territorio: Seven Cults di Filippo D’Alessio e Ottavo Atto di Benedetto Cesarini.

Può risultare “casuale” che, proprio nel momento in cui si è attivata la questione dei Teatri di Cintura, venga pubblicata l’anticipazione di un docu-film sul territorio del VI Municipio (prodotto anche da Cesarini) con al centro discorsi non proprio lusinghieri verso l’operato del Teatro di Tor Bella Monaca? Il ruolo di Cesarini nella politica locale non è mai stato definito, ma ha sempre rappresentato un punto importante per la cultura del territorio. Direttore Artistico dell’Estate Roma di Tor Vergata del 2014, si è recentemente aggiudicato la rappresentazione dell’Estate Romana nel quartiere di Lunghezza (con il progetto “6 in Estate”) con un budget di 32.000 euro. I due contendenti sono pronti a combattere: chi la spunterà e potrà conquistare il Teatro di Tor Bella Monaca? In ballo non c’è solo un luogo di aggregazione come tutti gli altri e nemmeno un interesse concreto per i cittadini, ma l’unica arma concreta del potere culturale del territorio.

Melissa Randò

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