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Teatri di Cintura: che l’ ‘omicidio’ culturale abbia inizio

teatro 1La mancata pubblicazione del bando per i teatri nel mese di marzo ha mandato in scompiglio il mondo della cultura periferica, che rischia di avviare a singhiozzo la prossima stagione, se non di comprometterla. Se l’Assessore alla Cultura, Giovanna Marinelli, ne assicura l’avvio per il mese di luglio, le realtà territoriali hanno cominciato con le proteste e raccolte firme.  

Cala il sipario per tre presidi culturali della periferia. Gli ex teatri di Cintura di Tor Bella Monaca, Quarticciolo e Scuderie di Villino Corsini a Villa Pamphili – oggi raggruppati nei Teatri in Comune – sono accomunati dallo stesso funesto destino: dal I luglio, dopo due anni di collaborazione, le chiavi degli stabili verranno riconsegnate al Campidoglio e chissà quando verranno riaperti. Non c’entra nulla lo scandalo Mafia Capitale, per una volta. La decisione arriva dopo due anni di discreta gestione di risorse e finanziamenti. Sotto accusa non è la revoca dei gestori – questione del tutto fisiologica segnata dalla fine del contratto – ma lo scenario che si aprirà nei prossimi mesi, in mancanza di successori che terranno il timone dei tre stabili.

A lanciare l’allarme i giorni scorsi sono stati i direttori artistici dei tre spazi romani (Alessandro Benvenuti, Veronica Olmi e Veronica Cruciani) che hanno condiviso il loro rammarico con dipendenti e artisti che hanno partecipato con passione e dedizione a progetti di condivisione e resistenza culturale. Se queste “esperienze di eccellenza” – come sono state definite dal Ministro della Cultura, Dario Franceschini in un programma mattutino – fossero considerate tali non si arriverebbe ad una chiusura di fatto. I sipari sono calati e i tempi stringono. Il 30 giugno è scaduto il mandato di gestione di questi spazi di periferia che, in assenza di un affidamento, rimangono in balia dell’abbandono. Il bando del nuovo affidamento, promesso per il marzo di quest’anno dall’Assessore, non è stato rinnovato e il prendere tempo da parte del Comune non ha fatto che dilatare e peggiorare la situazione. Dopo ripetuti incontri – in cui i direttori dei teatri hanno avanzato il loro malcontento – si è scoperto che il problema era di natura amministrativa. Dopo il passaggio del testimone (da Zètema al Dipartimento capitolino datato 15 maggio scorso) l’invito ad aspettare non ha portato i suoi frutti.

chiusura teatri 3La protesta dei teatri e le risposte del Comune

Solo dopo le giornate di fuoco, di protesta e di lettere indirizzate al Campidoglio da parte dei teatri di periferia sembra che si sia smosso qualcosa. In concomitanza con la conferenza stampa al Teatro Cometa, dove i direttori artistici promettevano battaglia, il 25 giugno arriva il dietrofront – o meglio, la precisazione – dell’Assessore alla Cultura, Giovanna Marinelli. “Il bando dei Teatri in Comune – si legge in una nota capitolina – uscirà il 10 luglio e sarà di durata biennale (2016-2017) con lo stesso stanziamento della tornata precedente, ovvero un milione e mezzo di euro. In ogni caso dal I gennaio 2016 i teatri saranno aperti e operativi”. Le parole dell’Assessore sono l’ulteriore pugnalata al cuore ad una cultura che sta cercando lentamente di rialzarsi. Quello che è stato ribadito sta a significare che per 6 mesi gli stabili saranno chiusi, in balia di possibili furti e degrado, e non potranno essere fruibili al pubblico. Il danno non è solo a breve raggio. Le sale non torneranno operative prima del 2016, dato che una programmazione di qualità non può essere avanzata in pochi mesi e con una stagione già cominciata.

Con in attivo più di 1200 spettacoli, 67 laboratori, 200 mila persone in due anni il bilancio dei tre avamposti culturali delle periferie può ritenersi più che positivo. Eppure la decisione di salvare il Teatro di Villa Torlonia e quello di Ostia assomiglia più ad una beffa per gli altri tre virtuosi. La via verso la riqualificazione e la sete di conoscenza delle periferie non può passare per questi atti scellerati. Grazie a spettacoli gratuiti o a costo popolare i teatri hanno fatto riavvicinare la cittadinanza, promuovendo una concreta diffusione della cultura. “Passare dallo stato di virtuosi a quello di incomodi – si sfoga Alessandro Benvenuti – offende le nostre coscienze. Abbiamo creato un rapporto di parentela con il quartiere. Eravamo i loro vicini di casa, non gli alieni che parlano una lingua astrusa e considerano solo il prossimo come merce da indottrinare”. Il Campidoglio non fa che aggravare la sua posizione, poi, confermando i rumors degli ultimi tempi. L’ipotesi sarebbe affidare la gestione dei teatri ai municipi, garantendo un minimo di continuità delle attività per i mesi di ‘transizione’. Ma chi garantirebbe il controllo capillare di questi fortini della cultura? E se diventassero dei luoghi sfruttati per fini politici? Verrebbero creati progetti di qualità? Il pericolo – nemmeno troppo infondato data la situazione controversa della ‘Roma Capital Summer’ nel VI Municipio, per esempio, dove la cultura che vale di più è spesso quella della mediocrità – sarebbe uno strapotere marcato dei minisindaci. In tutto questo è stato sorvolato un dato importante: il lavoro di ieri e quello del futuro. Con la chiusura estiva e autunnale “forzata” i tanti dipendenti dei teatri non percepiranno uno stipendio. Come mantenere le loro famiglie? Il problema non è secondario e l’eclissi del Comune in merito risulta vergognosa. Si pensa di procedere ancora per emergenze? La passività dell’Amministrazione Marino che, ancora una volta, ha dimostrato la sua incompetenza colpisce ancora.

Teatro di Tor Bella Monaca: 70mila volte grazie

Due stagioni prolifiche, numeri da far invidia al Teatro di Roma e uno sfratto in atto: il Teatro di Tor Bella Monaca si prepara a fare le valigie. Dal I luglio, infatti, l’affidamento biennale scade, ma nessuno sa quale potrà essere il destino dello stabile. La ‘gestione’ firmata dal Direttore organizzativo, Filippo D’Alessio, volge al termine, tra le polemiche verso il Comune e la voglia di lottare. “Il Teatro – spiega Alessandro Benvenuti, Direttore Artistico del Teatro Tor Bella Monaca – è stato vissuto come un fortino culturale da difendere e proteggere. Alla luce dei risultati (quasi 70.000 biglietti staccati) e di una gestione virtuosa mi sarei aspettato perlomeno un grazie, ma non uno sfratto”. Una commovente partecipazione e condivisione della causa arriva dai tanti cittadini/ spettatori abituali del Teatro, che hanno lanciato sulla piattaforma online una petizione per impedirne la chiusura o il rallentamento delle attività. Nel frattempo gestori e residenti, sul piede di guerra, continuano a raccogliere firme di fronte la struttura. Un primo passo a cui ne seguiranno altri, se le istanze saranno respinte al mittente. Nato dalle istanze dei residenti, il primo nucleo del Teatro nacque nel 1985, attraverso lo stanziamento dei fondi Urban. E ancora oggi rappresenta uno spazio aggregativo di qualità e pressoché unico nel territorio.

“Per colmare il deserto culturale che paurosamente avvolge le periferie – afferma Filippo D’Alessio, Direttore Organizzativo – ci siamo spesi molto in questo biennio. Nonostante siamo dei ‘privati’ collaboriamo col Comune per favorire un servizio di qualità (e pubblico) e abbiamo il dovere morale di adempiere ai nostri compiti. Non chiediamo di prorogare la nostra presenza, ma che i cancelli dei teatri non siano chiusi per troppo tempo. Ciò non gioverebbe a nessuno”. “Un omicidio culturale da fermare”: a schierarsi a favore del Teatro di quartiere sono anche i consiglieri di maggioranza (PD) del Municipio VI (Maurizio Mattei, Marco Argenti, Fabrizio Compagnoni, Rosario Onorati, Mariano Angelucci, Gianfranco Gasparutto, Danilo Reali e Daniele Grasso) che hanno redatto una nota diretta al Sindaco Marino e all’Assessore Marinelli, in cui non intendono “in nessun modo condividere – si legge – questa scellerata decisione ed essere minimamente complici”. Sempre dalla politica si alza la voce del Presidente Scipioni che assicura – in seguito ad un incontro con la Marinelli – che “saranno salvaguardate le attività artistiche e culturali sino all’emanazione del nuovo bando pubblico e alla formalizzazione del nuovo affidamento, secondo modalità trasparenti e partecipative”. Di parole se ne sono spese tante. Il pericolo è che questi luoghi possano diventare dei presidi marcatamente politici, utilizzati come succursali dei circoli (alcuni dei quali sotto inchiesta al momento) o da personaggi a scarsa propensione culturale. Il ritardo capitolino potrebbe inghiottire e congelare per minimo sei mesi  l’attività del polo artistico e culturale di Tor Bella Monaca e portare brutte conseguenze all’orizzonte.

Teatro Quarticciolo: un fortino d’eccellenza

Anche per il Teatro Biblioteca Quarticciolo la situazione si fa complicata. Non sono bastati i 35mila spettatori (con 20.177 biglietti strappati in due anni), i laboratori, gli spettacoli e le iniziative. Il Comune di Roma metterà in “standby” anche quest’altro spazio culturale romano, nel quartiere omonimo. Secondo i dati ufficiali, forniti dal Direttore del Teatro, Mariano Grimaldi, nel biennio 2013- 2015 c’è stato un aumento delle presenza e degli spettacoli rappresentati (circa 258) in 406 giorni di attività. Per niente male, pensando ad un teatro di periferia che riceve pochi spiccioli di finanziamento comunale. “Indipendentemente da quando uscirà il bando – spiega Veronica Cruciani, Direttrice Artistica del Teatro Quarticciolo – i problemi creati saranno molto gravi. Non stiamo lottando per noi stessi – una volta finito il nostro mandato, faremo i bagagli – ma per la comunità che sarà privata per mesi di questi spazi. Il grave ritardo dell’Amministrazione è inaccettabile. Il vincitore sarà dichiarato tra mesi.

E nel frattempo cosa succederà? I teatri rimarranno chiusi? Cominciare una stagione teatrale a gennaio equivale a penalizzare questi teatri: le compagnie e gli artisti saranno già impegnati”. Come gli altri due Teatri di Cintura, anche quello di Quarticciolo rappresenta un punto di riferimento importante, spesso è l’unico luogo dove le persone possono condividere le loro passioni. Nato dalla riqualificazione di un ex mercato di quartiere nel Municipio V e inaugurato nel 2007, oggi esso rappresenta un centro polifunzionale unico. Sono presenti, infatti, un teatro, una biblioteca, comprensiva anche di un’area espositiva, uno spazio ristoro e la struttura è quotidianamente frequentata da ogni fascia di età. Lasciarne abbandonata una parte fino a data da destinarsi sarebbe un grave danno che si ripercuoterà verso tutta la comunità che ne usufruisce. Melissa Randò

 

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