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“Sosteniamo la Revoluciòn Ciudadana!”

RevolucionA Tor Bella Monaca arrivano Ambasciatore e Ministro degli Esteri ecuadoriani. La rivoluzione ha portato il paese a crescere in tutti gli indicatori macroeconomici e sociali. Intanto gli indigeni della comunità dell’Amazzonia chiedono aiuto all’Italia per combattere l’impresa petrolifera che sta devastando la loro casa.

Tasso di povertà diminuito in sei anni di 12 punti, istruzione pubblica gratuita compresa l’Università, tasso di disoccupazione al 4,3%, potere d’acquisto aumentato dal 60 al 90%, inclusione sociale addirittura decuplicata. Non è una favola ma solo alcuni degli indicatori statistici dell’Ecuador raffrontati a quelli del 2006, quando il Presidente Correa ha vinto le elezioni dando il via alla Revoluciòn Ciudadana. Il 4 novembre nella sala conferenze di El Chentro Sociale di Largo Mengaroni la comunità di Tor Bella Monaca e del VI ha accolto esponenti delle ambasciate sudamericane e il Ministro degli Affari Esteri Ricardo Patiňo, funzionario di un Governo giunto al terzo mandato.

A testimoniare il loro appoggio alle politiche ecuadoriane Gianni Minà, giornalista Direttore di Latinoamerica, la De Nicolò – portavoce M5S Lazio – e per il Municipio il Consigliere Tranchina e il Presidente Scipioni. L’Ecuador – più di 15 milioni di abitanti – era un paese sommerso dai debiti e dal controllo politico degli Stati Uniti. Poi però dal 2006 un nuovo progetto di rivoluzione dal basso ha portato all’epocale elezione del rivoluzionario Rafael Correa che fece di fatto rinascere la Repubblica Presidenziale. Il paese era controllato da una Banca Centrale gestita dal Fondo Monetario Internazionale, il quale nel nome della ripianificazione del debito stava di fatto tagliando sull’istruzione, sulla sanità e sulla previdenza sociale. “Il Rappresentante del FMI – dice Ricardo Patiňo – di fatto gestiva lo Stato, quello che diceva veniva pubblicato su tutti i giornali. Sono entrato nel Governo come Ministro dell’Economia e delle Finanze, carica che in passato veniva occupata esclusivamente da rappresentanti della Banca Centrale. Invece io lavoravo per una Cooperativa di finanziamenti per quelli che dalle banche erano abbandonati! (microfinanza, ndr).

Una volta insediati il FMI mi ha chiesto personalmente come intendevo affrontare il debito pubblico, ho risposto che avremmo ripagato il debito legittimo ma non quello illegittimo”. In Ecuador i responsabili del Governo erano i tecnici della Banca Centrale che però non venivano eletti. Il popolo si è ribellato al regime del capitale. “Per la prima volta abbiamo nominato direttamente il Comandante della Polizia senza rivolgerci al Governo statunitense. Loro  erano abituati a un capo governabile perché corruttibile. Abbiamo espulso dal Paese i due funzionari dell’Ambasciata Usa. Per il principio di reciprocità ci aspettavamo che facessero lo stesso con i nostri rappresentanti in America, ma così non è successo tanto era disdicevole la loro politica”. Il Ministro ha chiesto assistenza al Governo italiano per combattere i soprusi della Chevron, azienda petrolifera che fattura tre volte il PIL dell’Ecuador e ha deturpato parte dell’habitat naturale dell’Amazzonia (acque e foresta). I nativi del posto – come testimoniato durante il convegno – hanno vinto la causa, che per la Chevron si è rivelata la più costosa della storia: risarciranno alle vittime qualcosa come 19 miliardi di dollari. Ad oggi però questi ancora non hanno visto un dollaro. A concludere la serata una cena con i prodotti tipici ecuadoriani e un grande concerto.

Manuel Manchi

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