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Sgomberi delle associazioni, le misure della delibera 104/15 considerate pericolose

tronca2Lo sgombero delle associazioni romane sta diventando una minaccia più che reale. La delibera 140 della Giunta Marino ha messo a repentaglio l’esistenza stessa del movimento depauperato, da un giorno all’altro, degli immobili comunali che a vario titolo erano stati dati in concessione.

Nei giorni scorsi SEL ha ottenuto un incontro in Campidoglio con il Commissario Tronca cui hanno preso parte il candidato a Sindaco Fassina, la consigliera regionale Bonafoni, il parlamentare Zaccagnini e l’ex Capogruppo Peciola il quale ha riferito di un incontro cordiale in cui è si è affrontato il tema della necessità di proteggere e sostenere esperienze che hanno caratterizzato ed “arricchito il panorama complessivo della città”.

“Abbiamo affermato un punto politico – spiega Gianluca Peciola – queste realtà non devono essere toccate ma bisogna aprire un tavolo di discussione con quanti oggi sono coinvolti da misure che noi consideriamo pericolose, oltre che repressive”.

Se per il Ministero delle Finanze e per la Corte dei Conti la valorizzazione del patrimonio deve passare attraverso la monetizzazione dei crediti, per l’ex Capogruppo SEL al Campidoglio la strada dovrebbe essere ben diversa: “Mentre una parte delle forze politiche lo associa alla sfera della tecnicità, se devono pagare che paghino, per noi il tema è tutto politico. Parliamo di presidi sociali e culturali che offrono un servizio alla comunità che non è monetizzabile dal nostro punto di vista. Ci sono realtà sociali, ma anche parti di patrimonio e di territorio, che non devono essere considerate in termini di esigibilità dei crediti, ma devono avere un approccio politico”.

Accanto a tali questioni Peciola ipotizza l’esistenza di un argomento squisitamente tecnico a sostegno delle posizioni del movimento associazionistico: “Io penso che debba essere verificato l’iter (della delibera, ndr) poiché tocca problemi e argomenti che sono, dal mio punto di vista, di competenza del Consiglio. Secondo la legge, patrimonio, regolamenti e fiscalità locale sono di competenza del Consiglio”. La delibera, invece, non avrebbe seguito la necessaria trafila.

Nel Municipio V Casale Falchetti si è fatto, intanto, capofila di una serie di iniziative atte a creare una rete solidale fra realtà associazionistiche, al fine di fare fronte comune verso la minaccia rappresentata dalla 140. La mobilitazione ha trovato una solida sponda nella rappresentanza politica che in più occasioni si è dichiarata a sostegno della resistenza contro l’applicazione indiscriminata della delibera. Con una memoria di Giunta, la n.1 del 2016, l’esecutivo del Municipio V ha formalmente chiesto al Direttore del Dipartimento patrimonio, sviluppo e valorizzazione di Roma Capitale e al Commissario straordinario di sospendere la procedura e di procedere alla ridefinizione delle attività.

Nei giorni scorsi sarebbe arrivata negli uffici del Municipio una nota per conoscenza indirizzata al Commissario dagli Uffici del patrimonio in cui, nell’informare Tronca delle richieste contenute nella memoria di Giunta, si chiedono indicazioni sul comportamento da seguire. “Siamo in attesa di capire quali saranno le decisioni del Commissario – spiega Palmieri – ma sono convinto che la prossima amministrazione, da chiunque sarà guidata, sulla 140 dovrà rimettere le mani” visto che la stessa delibera indica la necessità di un’intesa fra Dipartimento e Municipi per quanto concerne l’applicazione del regolamento sulle realtà che svolgono attività e servizi di interesse pubblico: “Questo non è avvenuto, noi non siamo stati contattati dal Dipartimento e non abbiamo potuto valutare insieme i passi da fare. In molte circostanze – continua Palmieri – c’erano concessioni regolari di cui, prima della delibera 140, era stato chiesto il rinnovo secondo quanto previsto dalle convenzioni e che non avevano ricevuto risposta. Credo che questo sia un vulnus che non può non essere considerato”.

Ferma restando la necessità di mettere ordine nel patrimonio, sembra chiara la volontà di proteggere tutte quelle realtà ed esperienze che a vario titolo hanno creato valore sociale e salvaguardato il pubblico interesse.

Emanuela Martelluzzi

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