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Sensazionali scoperte archeologiche dall’antica Città di Gabii

GabiiTornano alla luce una lussuosa villa patrizia e delle tombe del V secolo a.c. che incrinano conoscenze consolidate e gettano dubbi sui costumi della Roma Repubblicana.

Alcune settimane fa “La Repubblica” ha acceso i riflettori sulla nostra periferia. Niente rapine, tentati furti, sparatorie ma una notizia sensazionale, di cui possiamo finalmente vantarci, ha riempito le sue colonne e quelle di altri giornali e blog.“Il tesoro di Gabii, sulla via Prenestina torna alla luce una magnifica villa patrizia”, ha titolato il quotidiano. Nell’antica città è stata infatti scoperta una sontuosa villa, secondo “La Repubblica” dalla superficie di 1600 mq circa, risalente alla prima meta del II secolo a.C. e situata al centro dell’impianto urbano. Costruita con enormi blocchi regolari, l’abitazione è dotata di un portico aperto sulla strada, di un imponente atrio lastricato e presenta eleganti pavimenti con decorazioni a piccole tessere.

La costruzione sembra da attribuirsi a Cornelius Cethegus che fece restaurare il santuario di Giunone di Gabii. Si legge, inoltre, che di fronte a cotanta bellezza impallidiscono persino le case più ricche di Pompei, come la Casa del Fauno, e quelle della grande aristocrazia tardo repubblicana scavate alle pendici del Palatino. Il sito potrebbe benissimo essere paragonato ad un “Colosseo” della periferia che, se maggiormente pubblicizzato, diventerebbe meta di quelle migliaia e migliaia di turisti che si recano nella capitale. Noi ce lo troviamo a pochi passi da casa. Lasciato alle spalle l’incrocio con via di Rocca Cencia e continuando lungo la via Prenestina per alcuni chilometri, è possibile visitarlo in accordo con la Soprintendenza dei Beni Archeologici. La precisazione geografica è d’obbligo.

Oltre all’euforia per questa straordinaria scoperta, la sensazione percepita è che non molti residenti del VI municipio conoscano il punto esatto di quest’ antica città che, secondo il celebre biografo e scrittore greco Plutarco, è stata la sede dove Romolo e Remo ricevettero la loro prima educazione. Oltre alla villa, sono venute alla luce una serie di tombe del V secolo a.C., situate nei pressi di una casa privata. Una pratica insolita per gli usi di Roma e di tutte le città latine e dell’Etruria che faceva però eccezione per gli infanti deposti in prossimità delle case. Dalla metà dell’ VIII secolo a.C. i morti erano seppelliti indistintamente fuori le mura della città e una scoperta del genere incrina l’opinione consolidata sui costumi della Roma Repubblicana.

Valeria Pichini

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