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Scipioni fa saltare l’operazione Valle Borghesiana

ValleBorghesianaL’incontro avvenuto in segreto con il Sindaco e i presidenti dei consorzi di Valle Borghesiana mette in serio rischio la riqualificazione del toponimo e il futuro di 4.500 famiglie.

“Un’iniziativa irresponsabile”. Contattato dalla nostra redazione, lo scorso numero aveva commentato così Luciano Bucheri, Direttore del Consorzio Periferie Romane,  la riunione tra il Presidente del Municipio VIMarco Scipioni, il Sindaco di Roma Ignazio Marino e i presidenti dei consorzi Valle Borghesiana, tenutasi, a porte chiuse, il 17 dicembre. In seguito al nostro articolo, siamo stati contattati da alcuni consorziati che ci hanno consegnato dei documenti che spiegano quanto “irresponsabile” sia stata l’iniziativa del Presidente del Municipio VI, Marco Scipioni, di Mauro Baldi,  Presidente del Consorzio Due Colli, e Amedeo Del Vecchio, Presidente del Consorzio Valle Margherita. Nel verbale di una riunione del 5 novembre tra il Consorzio Periferie Romane e i Comitati di Presidenza delle ACRU Colle Regillo II, Valle Margherita, Valle Serena, Colle Aperto, Peroselle, Nuova Capanna Murata, Via del Torraccio, Via Fontana Candida, in cui si discuteva dei piani di recupero dei nuclei ex abusivi relativi ai toponimi ‘8.6 consorzi Valle Borghesiana’, ‘8.9 Finocchio via di Vermicino’, ‘8.15 via del Torraccio’, in merito alla questione del contenzioso sui diritti di proprietà delle aree tra la Soc. Scatola s.r.l. ed i consorziati delle ACRU Colle Regillo II e Due Colli, era stato deliberato che ogni iniziativa si sarebbe dovuta compiere attraverso un percorso decisionale unitario: in caso contrario i consorzi si sarebbe ritenuti liberi di operare autonomamente.

Il Verbale della riunione del 5 novembre 2013

“A fronte di ben 26 toponimi – si legge nel verbale – già adottati dal Consiglio Comunale e di altri 18 per i quali è stata avviata la procedura di adozione, che costituiscono circa l’80% dell’intera manovra, non è stato possibile presentare i progetti dei tre toponimi tra di loro connessi, secondo le disposizioni della delibera 189/2005, nonostante che la loro redazione sia stata regolarmente eseguita”. Nel verbale le ACRU intervenute decidono che “se da un lato la soluzione del contenzioso richiede necessariamente il coordinamento sia tecnico che politico tra tutte le ACRU e la solidarietà tra tutte le 4.500 famiglie coinvolte, dall’altro non è più possibile, per quelle ACRU non direttamente connesse con la questione dei diritti di proprietà, rinviare a futuri incerti l’avvio delle procedure di approvazione dei piani di recupero. A tal fine, dalla riunione è emerso un comune richiamo ad una partecipazione di tutte le ACRU alla verifica e definizione di una soluzione, in carenza della quale diverrebbe necessario liberare i singoli consorzi ed i singoli toponimi dal legame in cui, anche per volontà responsabile del CPR, sono stati tenuti, autorizzando l’autonoma presentazione dei progetti dei singoli piani di recupero”.

La decisione dell’Assemblea dei Comitati di Presidenza

I comitati quindi avevano deliberato di agire in forma unitaria e partecipativa: una decisione venuta meno nel corso dell’incontro con il Sindaco. Nel verbale inoltre si legge che l’assemblea dei Comitati di Presidenza aveva deliberato all’unanimità alcuni punti:

“1. Qualsiasi iniziativa riguardante, in specie, i rapporti con le istituzioni amministrative, deve vedere la diretta partecipazione con il coordinamento del CPR, di tutte le ACRU, in quanto le loro sorti future, la qualità dei loro quartieri, la riorganizzazione dei loro territori, l’edificazione delle residenze per migliaia di soci non intenzionati a ricorrere a nuovi abusi edilizi, dipendono dalle possibilità di soluzioni del contenzioso; 2. Nel caso dovessero emergere comportamenti incoerenti con la necessaria responsabilità e partecipazione unitaria, le ACRU hanno il diritto di non sentirsi più obbligati ad una solidarietà se, nei fatti, non riconosciuta; in tal caso le ACRU avranno, quindi, il diritto di operare autonomamente per la presentazione non coordinata dei loro progetti”. Questi due punti, di fatto, chiarivano i comportamenti da tenere e sono stati sconfessati proprio dall’incontro tra il Sindaco, i consorzi di Valle Borghesiana e il Presidente del Municipio, Marco Scipioni, che non poteva non sapere, visto che solitamente le ACRU informano le amministrazioni competenti.

La lettera del 20 dicembre 2013

La reazione è arrivata puntuale come un orologio: il 20 dicembre il Consorzio Periferie Romane invia una raccomandata, firmata dalle ACRU Fontana Candida, via del Torraccio, Colle Aperto e Peroselle, al Sindaco Ignazio Marino, al Vice Sindaco Luigi Nieri, all’Assessore alla Trasformazione Urbana di Roma Capitale Giovanni Caudo e all’Assessore allo Sviluppo delle Periferie, Infrastrutture e Manutenzione Urbana Paolo Masini per comunicare che “l’incontro di martedì 17 dicembre, tenutosi presso la sede del Municipio VI ‘Roma Le Torri’ con lo scopo di affrontare, alla presenza del Sindaco la grave e complessa ‘questione Scatola’, sia per gli argomenti trattati, sia a causa dell’invito rivolto ad una sola parte delle associazioni coinvolte, ha reso a parere dei consorzi e associazioni scriventi, enormemente più ardua la ricerca di una possibile ed attuabile soluzione di tale contenzioso. Si informa l’Amministrazione che le associazioni consortili dei toponimi diversi da quello della Valle Borghesiana presenteranno entro breve, appena provveduto a ridisegnare i perimetri in autonomia rispetto a quanto previsto dalla Del. N. 189/05, i loro progetti esecutivi, mentre per il toponimo della Valle Borghesiana, con richiesta a parte, verrà formalmente sollecitata la suddivisione del perimetro in due diversi toponimi autonomi”.

La storia

Nel 2006, con l’approvazione della delibera n. 189/2005, si era aperto un barlume di luce per risolvere il contenzioso sulle lottizzazioni abusive ex Francisci e per avviare quindi le procedure di adozione dei toponimi. “Il toponimo Valle Borghesiana – si legge nella lettera – è composto da sette consorzi e associazioni consortili, di cui cinque non coinvolti dalla questione delle proprietà contese, come ad esempio Colle Aperto e Peroselle, ma urbanisticamente legati agli effetti della sua mancata soluzione. Al fine di risolvere la vicenda, altre due associazioni consortili, proponenti di altrettanti toponimi, hanno accettato di subordinare l’avvio della propria procedura di adozione, alla soluzione del contenzioso riguardante solo due dei nove consorzi e associazioni consortili. Le migliaia di famiglie coinvolte per anni, con spirito di solidarietà nei confronti di altre famiglie di consorziati, hanno atteso che si pervenisse a qualche soluzione, rinviando a date incerte il riconoscimento urbanistico a cui, finalmente, si stanno avvicinando i consorziati di oltre 40 toponimi”.

La responsabilità del Presidente Scipioni

Una conseguenza drammatica per gli abitanti di Valle Borghesiana che ora potrebbero veder sfumare la soluzione dell’annosa vicenda relativa al loro riconoscimento urbanistico, quindi la procedura dell’adozione da parte del Comune e la soluzione del contenzioso con la società Scatola. Il Presidente Scipioni, insieme ai Presidenti dei consorzi di Due Colli e Valle Margherita, hanno davvero compiuto “un’iniziativa irresponsabile”: tutto per inseguire il bizzarro obiettivo del minisindaco di costituire un sistema consortile  alternativo a quello diretto da Bucheri, senza tener conto, tra l’altro, come dice la lettera, che il tema del contenziosa è talmente delicato e complesso che doveva essere trattato con grande prudenza. Una fame di potere che ora danneggia pesantemente tutti quei cittadini che da anni si battono per essere riconosciuti come residenti del Comune di Roma. Un errore politico che rischia di far cadere Valle Borghesiana e di far saltare un’operazione che interessa più di 1000 famiglie. Scipioni, oltre ad essere il Presidente del Municipio VI, è Assessore all’Urbanistica, quindi non poteva non sapere. E se non sapeva, è il caso che la sua maggioranza inizi ad interrogarsi…

Federica Graziani

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