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Roma, stravince il 5 Stelle

13509699_10209237911815490_587490864_oPer la prima volta nella storia della Capitale è stato eletto un sindaco donna. Virginia Raggi con il 67,15% annienta l’avversario del Pd Roberto Giachetti che si ferma al 32,85%.

I primi exit poll non lasciano dubbi: il Campidoglio si tinge di rosa. Troppo schiacciante da subito il divario tra il candidato sindaco del Pd Roberto Giachetti e la candidata pentastellata Virginia Raggi. Una vittoria senza precedenti anche se, al solito, a farla da padrone è l’astensionismo. Si recano alle urne per il ballottaggio solo il 50% dei romani. “Sarò il sindaco di tutti -  commenta la Raggi dopo le elezioni – Hanno vinto i romani e li ringrazio per avermi affidato questo compito. Questo è un momento storico, è una svolta. Per la prima volta Roma ha un sindaco donna e lo dobbiamo al Movimento 5 Stelle, a Beppe Grillo e a Casaleggio”.

Trentasette anni, di professione avvocato, la Raggi ha sbaragliato l’avversario Giachetti. Sono in tanti a chiedersi come sarebbero andate le cose se al posto di quel viso acqua e sapone ci fosse stato un altro. Vince la Raggi o il Movimento 5 Stelle? O vincono entrambi? Comunque la si possa pensare, le elezioni amministrative hanno segnato una svolta nella politica italiana. I tradizionali partiti sono stati annientati da un movimento che ha avuto l’abilità di rendere ogni cittadino protagonista delle scelte politiche. Senza nemmeno spostarsi da casa, attraverso la rete, il Movimento 5 Stelle ha avuto l’astuzia, di creare partecipazione, anche se virtuale. E dal virtuale, in modo virale, la partecipazione si è spostata nelle piazze al grido di “uno vale uno”. Un fenomeno di massa che ha fatto breccia sulla rabbia dei cittadini e che a loro ha regalato il sogno di poter diventare, con una sola elezione, parte delle istituzioni. Casalinghe, meccanici, avvocati, imprenditori, insegnanti, commercianti. Chiunque si è sentito parte integrante del progetto. Dalla democrazia rappresentativa alla democrazia partecipata. Dove non conta cosa hai fatto prima, non contano le ideologie, ciò che conta è capovolgere il sistema. A dare linfa vitale a questo movimento, che contiene in sé milioni di contraddizioni, proprio i partiti che con il loro fallimento e la loro decadenza morale hanno rappresentato la spinta decisiva per convogliare la maggioranza dei consensi verso il Movimento 5 Stelle. Scavalcare il concetto di destra e sinistra, sovvertire la storia, promuovere la possibilità di unire anime diverse intorno ad un tema, un obiettivo. Con la ricompensa morale di sentirsi parte del cambiamento e della riuscita di un progetto. E la frenesia sconsiderata ha condotto i romani ad affidare la città di Roma, con tutti i suoi problemi, ad una ragazza di 37 anni, con alle spalle tre anni da consigliere comunale. Con una squadra per l’80% alla prima esperienza.

Cambiamento o protesta?

Se la frenesia ha contaminato una parte dei romani, la maggior parte, fuori dai seggi, dichiara di votare la Raggi “perché il Pd è invotabile”. E’ un voto contro Renzi? E’ un voto contro il Pd? E’ un voto contro tutti? Eppure sono in molti a credere che se al posto di Giachetti la Raggi si fosse scontrata con Giorgia Meloni il risultato sarebbe stato di gran lunga diverso. Sta nella deriva presa dal Pd il successo del Movimento 5 Stelle? Oppure se al posto di Giachetti ci fosse stato un personaggio più passionale e di impatto il Pd avrebbe potuto limitare i danni? Quello che è accaduto il 19 giugno lascia l’amaro in bocca. Siamo di fronte ad un ‘non voto’: nella decadenza dei partiti il cittadino sceglie di votare il 5 Stelle perché gli è impossibile votare gli altri. Sceglie la forza politica che ogni giorno fa risuonare nelle sue orecchie quanto la vecchia politica sia ‘marcia e fallimentare’. Non sceglie un progetto politico, ciò che ci si aspetterebbe da un voto, sceglie di colpire quelli che hanno massacrato la città e il Paese.

Gli Assessori della Raggi

Sono quattro i nomi sicuri, per gli altri bisognerà attendere. Assessore all’Urbanistica sarà Paolo Berdini, urbanista, in prima linea contro il piano regolatore di Veltroni e promotore della ‘moratoria del cemento’, vicino agli ambienti della sinistra radicale a cui si deve probabilmente la scelta visti i gruppi, in particolare i sindacati, che hanno palesemente sostenuto la Raggi. Paola Muraro, nominata Assessore all’Ambiente e ai Rifiuti, è già contestatissima. Il suo profilo non sembra rappresentare il modello ‘rifiuti zero’ proposto dal Movimento 5 Stelle. La Muraro, infatti, come presidente dell’ATIA _ISWA, aveva criticato il metodo e non si era espressa in modo del tutto contrario agli inceneritori. Molte grane stanno arrivando anche per l’Assessore allo Sport , Andrea Lo Cicero, ex rugbista, che è stato protagonista negli ultimi giorni di una serie di spiacevoli episodi: l’ultimo l’aggressione ai giornalisti della trasmissione ‘L’Aria che tira’ che hanno sporto denuncia contro di lui. Assessore alla Cultura sarà Luca Bergamo, segretario generale di Culture Action Europe (CAE).

La sindaca sotto inchiesta

Alla vigilia del ballottaggio Il Fatto Quotidiano lancia pesanti accuse contro la candidata del Movimento 5 Stelle. A mettere nei guai la Raggi è la dichiarazione da lei firmata quando fu eletta nel 2013 consigliera comunale. Gli eletti devono comunicare di aver ricoperto cariche presso enti pubblici. La Raggi aveva firmato un falso, dicendo di non averne avuti. Il Fatto denuncia l’acquisizione di due incarichi presso la Asl di Civitavecchia come recupero crediti: il primo nel luglio del 2012, il secondo nel luglio 2014. La dichiarazione della Raggi arriva solo nel 2015. Inoltre, fatto ben più grave, ad assegnarle l’incarico sarebbe stata la madre di una eletta del Movimento 5 Stelle a Civitavecchia. La Procura ha aperto un fascicolo come ‘atto dovuto’ del quale si avranno notizie nelle prossime settimane. C’è da dire inoltre che hanno fatto scalpore le dichiarazioni della Raggi a SKY: “Come consigliera lavoravo 10 ore al giorno”. Eppure nelle commissioni l’attuale sindaca risulta spesso assente nel 2015: nella commissione sociale per esempio su 30 sedute la Raggi risulta assente 18 volte, oppure nella commissione cultura  su 45 sedute per ben 29 è stata assente.

Il contratto con la Casaleggio

Dopo l’elezione la Raggi ha dovuto fare i conti con un altro ciclone: il contratto firmato dalla sindaco con la Casaleggio. Secondo il  codice di comportamento del Movimento 5 Stelle, articolo 6, “Nella presentazione delle proposte di atti politici e/o amministrativi, dovrà essere data preferenza a quelli diretti al conseguimento degli obbiettivi indicati nel programma del M5S per Roma Capitale e a quelli idonei a incidere in senso favorevole alle indicazioni emerse in seguito alle espressioni di voto in Rete degli iscritti al M5S”.All’articolo 7, lettera b, si legge: “Le proposte di nomina dei collaboratori delle strutture di diretta collaborazione o dei collaboratori dovranno essere preventivamente approvate a cura dello staff coordinato dai garanti del Movimento 5 Stelle”. All’articolo 9, lettera b si legge: “Il Sindaco, ciascun Assessore e ciascun consigliere assume altresì l’impegno etico di dimettersi qualora sia ritenuto inadempiente al presente codice di comportamento, al rispetto delle sue regole e dei suoi principi e all’impegno assunto al momento della presentazione della candidatura nei confronti degli iscritti al M5S,con decisione assunta da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S mediante consultazione online”. Per finire con l’Articolo 10: “Ciascun candidato si dichiara consapevole che la violazione di detti principi comporta l’impegno etico alle dimissioni dell’eletto dalla carica ricoperta e/o il ritiro dell’uso del simbolo e l’espulsione dal M5S e che pertanto a seguito di una eventuale violazione di quanto contenuto nel presente Codice, il M5S subirà un grave danno alla propria immagine,che in relazione all’importanza della competizione elettorale, si quantifica in almeno Euro 150.000”. La situazione ha fatto sorgere una serie di polemiche sul fatto che, secondo questo codice, a decidere di Roma dovrebbe essere un soggetto privato e che questo soggetto privato costringerebbe la sindaca ad una sorta di ricatto morale, veicolando quindi le sue scelte. La Raggi, che ha firmato il contratto a differenza della sua compagna Appennino, attuale sindaco di Torino, assicura che “gli assessori non avranno l’obbligo di firmare”. Non è che questo basti a risollevarci.

Federica Graziani

 

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