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Roma, nessuno ti vuole?

mezzanotte-con-fascia-tricolore-816x544Le passate campagne elettorali per la città di Roma ci avevano abituato a scontri accesi e investimenti spesso faraonici. Per le amministrative del 5 giugno sembra  che tutti abbiano scelto di giocare sulla difensiva. Una sorta di ‘catenaccio’ per dirla in termini calcistici.

I primi sorpresi sono i candidati che vedono intorno a loro una calma piatta. Sono finiti i tempi in cui si organizzavano grandi cene e eventi per promuovere la candidatura di questo o quel candidato. L’era in cui noi cittadini venivamo sommersi da piogge di biglietti da visita volantini e SMS su chi votare. Tutte le forze politiche sembrano aver scelto la linea della sobrietà, non solo da un punto di vista economico ma anche dialettico. Di comunicati stampa se ne contano sulla punta delle dita e lo scontro tra le parti opposte non accenna ad arrivare.

13077034_1078745695540177_7023284122740658608_nSe il Partito Democratico ha imposto ai candidati il divieto di stampare i manifesti elettori “per evitare il degrado”, almeno il centrodestra su questo non si sta risparmiando. Girando per Roma, infatti, sono solo due i volti visibili, quello della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e quello di Alfio Marchini. Giachetti punta alla rete, con il suo ‘Pasta e contenuti’ serali in cui tra una ricetta e l’altra racconta il suo modello di città, o ai video ironici che diventano virali, per intervallare con toni più severi, come è giusto che sia, quando parla di programmi e scelte della sua squadra di governo. Sembra che tutti vogliano mantenere toni bassi, quasi restare nell’ombra perché la sconfitta, dopo Mafia Capitale, è dietro l’angolo. Non solo. Guidare Roma, dopo le macerie di un’inchiesta giudiziaria che non ha fatto prigionieri e causato la paralisi nei servizi, non sembra rappresentare una vittoria piuttosto una condanna.

13256499_922711921166339_4650305094190520325_nE mentre i partiti stanno gattonando nell’ombra, la quotatissima Raggi non disdegna la notorietà, anche se lei stessa, che potrebbe affondare la lama nelle ferite dei partiti che ancora sanguinano, sembra aver scelto la linea della pacatezza.  Sono finiti i tempi del “tutti corrotti”, “mandiamoli via”, per dare spazio ad un atteggiamento meno esuberante, talvolta anche masochista. Come quando tira fuori idee innovative come la funivia e il baratto, dimenticando che i romani sono in attesa dei servizi primari. La Raggi spesso commette l’errore di viaggiare troppo con il pensiero, perdendo di concretezza e di credibilità. Non va meglio nella campagna di Fassina (Sinistra Italiana) che dichiara di non voler sostenere il Pd in caso di ballottaggio ma che nei fatti non spinge mai il piede sull’acceleratore. Ammicca al 5 Stelle,  non rompe definitivamente con gli ex colleghi di Partito e di certo non attacca il centrodestra. Una campagna elettorale alla ‘volemose bene’ che anche nei municipi si mostra sobria e oculata, con evidenti differenze.

13087668_576787535837033_678446960268355283_nSe nel V municipio il candidato Giachetti si presenta in pompa magna per due volte per spingere Alessandro Rosi verso la Presidenza, sponsorizzato anche dalla visita di Debora Seracchiani, vicesegretario nazionale del Pd, nel VI Municipio Dario Nanni risulta sempre più isolato: Giachetti interviene una sola volta e l’ospite più prestigioso che i dem hanno in programma di portare sul territorio sarà Livia Turco. Differente invece l’atteggiamento dei candidati sindaco del centrodestra che non disdegnano mai una capatina nei ‘bassi fondi’. Alfio Marchini a Tor Sapienza ormai è di casa e la Meloni a Tor Bella Monaca sta organizzando il suo evento conclusivo.

13260195_10154160871152645_5317582964109067408_nLa sobrietà di questa campagna si evince anche nello stile. Tutti i candidati scelgono di proporre la semplicità, ‘il tipo della porta accanto’, anche se poi Marchini non disdegna un bel giro sulla sua fiammante Ferrari. La Meloni, con il pancione e il suo spiccato accento romanesco, infiamma i cuori delle periferie. La Raggi, la ragazza per bene, acqua e sapone, piace alle donne ma non scuote gli animi. Il bello e impossibile Alfio, con la sua storia familiare tutta romana, piace, ma non troppo. Giachetti, abbigliamento casual, sorriso smagliante e battuta pronta, propone il personaggio ‘uno di noi’, che alla fine funziona. Eppure nessuno spicca, nessuno esagera. Sembra che la partita Roma vogliano pareggiarla tutti. Il vincitore avrà una bella gatta da pelare. Federica Graziani

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