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Roma Est. La commissione capitolina torna a parlare della Terra dei Fuochi

Le latomie di SaloneDopo appena tre mesi dall’ultimo incontro sul tema, ecco arrivare i consiglieri capitolini in un sopralluogo alle Latomie di Salone e alla discarica di Castelverde.

Il 14 febbraio scorso il Campidoglio si ritrova a discutere dalla rotatoria tra via di Salone e via delle Case Rosse, proprio sopra le famose Latomie. Su un paio di pali troviamo attaccato un cartello con esposte delle fotografie: il tecnopolo, la Basf, la Nieco, le Latomie, Castelverde e molte altre. Ancora una volta è Paolo Cartasso, presidente del Comitato di Quartiere ‘Case Rosse 2014’, ad aver organizzato tutto, con tanto di spiegazione, esposti e allegati consegnati agli atti.

Quando tutti si riuniscono, ai piedi dell’ex inceneritore della Basf, Cartasso comincia a introdurre il tema: “Sicuramente un merito va dato al consigliere De Priamo, che nel 2009 come presidente della Commissione Ambiente aveva lavorato bene nei confronti di questa fabbrica [indicando la Basf], sottolineando la necessità di una valutazione di rischio d’impatto ambientale, fino ad allora assente. E molto bene sta continuando anche il consigliere Stefano – aggiunge Cartasso – Per i suoi esposti”. Dopo i preamboli, si entra nel vivo: la maggioranza ascolta le parole di Cartasso, gli fanno domande e lui risponde.

La commissione tra Basf e LatomieIl dramma è presto detto: in pochi chilometri di lunghezza, da Villa Adriana fino al Tevere, l’Aniene conta 324 scarichi censiti, con conseguente rischio per oltre 5-600 pozzi. Gli scarichi industriali autorizzati hanno spesso suscitato dei dubbi, che infatti hanno portato a sequestri e indagini. Per esempio accanto alla Nieco, autorizzata allo smaltimento di 18mila tonnellate di rifiuti speciali come olii esausti e batterie, è stato sequestrato un laghetto in cui si sono rinvenute tracce di piombo e metalli pesanti, e molti sequestri lungo tutto il letto dell’Aniene. Molti gli sversamenti abusivi nell’affluente principale del Tevere che hanno portato ad altri sequestri, come nel caso della Chimeco del 1996.

Le Latomie sono però il simbolo della Terra dei Fuochi di Roma e Cartasso spiega magistralmente la differenza con quella di Napoli. Se nella città partenopea “si deve pagare per scavare e poi interrare, a Roma basta pagare soltanto per interrare: le buche ci sono già”, e indica le Latomie. Altro non sono, infatti, che ex cave di travertino, le stesse da cui deriva il marmo del Colosseo, per intenderci, e che venivano poi usate come prigioni. “Erano profonde 30-40 metri. Oggi? Sono molto sollevate le zolle di terra”, alludendo quindi alla concreta possibilità che sotto sia pieno di rifiuti interrati.

Considerando che tutto il Municipio VI presenta avvallamenti artificiali, possiamo ben intendere il ragionamento di Cartasso quando si parla allora di Terra dei Fuochi di Roma. Nella commissione si è parlato solo di problemi e non di soluzioni o interventi. Bonifiche? Opere di prevenzione? Carotaggi? Valutazioni? Nulla di tutto questo. E pensare che l’attuale maggioranza ha già un’ampia documentazione di tutto ciò che interessa la nostrana Terra dei Fuochi: non a caso il sindaco e il suo squadrone si era dato appuntamento a maggio scorso a Gabii, parlando del Parco Nazionale dell’Agro Romano, di Rocca Cencia, Castelverde e tutto quanto si è nuovamente discusso in commissione nove mesi dopo. Anche di più se consideriamo un articolo scritto sul blog del comico genovese nel 2014 riguardo la “vera storia” della discarica di Castelverde, nel quale si legge un commento di una tale Celestina D’Ariano eletta in VI Municipio nelle file pentastellate.

Insomma tutti, ma proprio tutti i grillini, sapevano e sanno di queste emergenze. Ci hanno fatto campagna elettorale e ora che governano da quasi otto mesi? Ricominciamo da capo. Flavio Quintilli

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