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Roma Est. Autodemolitori nei pressi della sorgente dell’Acqua Vergine?

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Ci risiamo. Dopo Alemanno e Marino, anche la Raggi sembra voler spostare gli sfasciacarrozze in prossimità di falde acquifere. L’Associazione Case Rosse 2014 scrive all’ Amministrazione per opporsi, minacciando di ricorrere in ogni sede contro il provvedimento.

Allertata dalla stampa locale, che ha dato la notizia di ordinanze di sgombero imminenti o già in atto ai danni degli autodemolitori delle zone più urbane di Roma, l’Associazione Comitato di Quartiere Case Rosse 2014 si è subito attivata. È infatti implicito che, se da un lato c’è un’ordinanza di sgombero, dall’altro c’è un sito pronto ad accogliere. E tra i siti individuati e proposti come alternativi ad accogliere degli autodemolitori ci sarebbero Salone e Casalbianco. Su questa ipotesi Paolo Cartasso, presidente dell’Associazione Case Rosse 2014, ha scritto al Sindaco Virginia Raggi, all’Assessore all’Ambiente Giuseppina Montanari e al Presidente della Commissione Ambiente Daniele Diaco esprimendo “la massima contrarietà alle scelte in argomento, contro le quali ricorreremo in ogni opportuna sede”, si legge in calce.

La questione degli autodemolitori è un’altra di quelle annose problematiche sulle quali nessun sindaco ha mai messo mano. L’unico a provarci fu Marino, risultando tuttavia un nulla di fatto. La delibera del 2014 cadde nel vuoto perché, seppur confermata l’anno seguente dal commissario straordinario Paolo Tronca, gli autodemolitori ottennero l’ennesima proroga fino al 30 giugno 2017, e tutto rimase là. Oggi è Virginia Raggi a provarci, e qualcosa sarebbe effettivamente successo: scaduto l’ultimo termine, il 28 luglio scorso, con una memoria di giunta, l’amministrazione pentastellata ha imposto al Dipartimento Ambiente di attivarsi.

Infatti nel corso degli anni di proroga in proroga gli autodemolitori sono rimasti sempre lì, di cui molto noti gli oltre 24 disposti lungo la Togliatti che infestano l’aria, insieme ai roghi dei campi nomadi, dei quartieri compresi tra Centocelle e Torre Spaccata. In tutto al Dipartimento Ambiente sono finiti all’esame 78 sfasciacarrozze: soltanto 20 potranno rimanere dove sono, previo adeguamento alle norme più recenti in materia di tutela dell’ambiente e salute pubblica, nonché sulla prevenzione incendi e la sicurezza sul luogo di lavoro. Tutti gli altri dovranno delocalizzare. Ma dove?

La nuova mappa prevede una redistribuzione al di fuori del GRA o nelle sue prossimità, ovvero nelle periferie di Roma. All’interno del GRA potremmo avere dunque una ricollocazione verso Ottavia, Maglianella, Cecchignola, Tor Cervara, Togliatti/Prenestino e Casal Boccone. Fuori dal GRA invece ne potremmo avere 2 verso Casal Selce e uno verso Osteria Nuova, Laurentina, Santa Palomba, Salone e Casalbianco. E qui entra in gioco l’Associazione Case Rosse 2014 e i documenti inviati all’amministrazione.

“Le suddette aree – si legge nella mail – furono più volte risparmiate da tale scelta a seguito di moltiplici, motivate, opposizioni”.

L’area in via di Casalbianco è incompatibile per 5 motivi: in primo luogo per l’importanza archeologica, per cui furono bocciati i piani di zona nel 1996 e la realizzazione di un campo rom nel 2009; in secondo luogo è da considerarsi la prossimità al corridoio protetto del fosso di Pratolungo, interessato da una rete di falde acquifere, tra cui la Fonte Massarola; in terzo luogo la presenza della forte urbanizzazione di Settecamini, Setteville, Setteville Nord e Marco Simone di Guidonia; in quarto luogo un autodemolitore in quest’area andrebbe a eliminare l’unico polmone verde del territorio, compreso tra il Monte dello Spavento e il fosso di Pratolungo; infine perché nel 2022 ci saranno i mondiali di golf, e sicuramente uno sfasciacarrozze non sarebbe proprio il miglior biglietto da visita per gli intervenuti da ogni parte del mondo. L’area di Salone, per motivi che purtroppo sono ben noti, è incompatibile a ospitare autodemolitori perché al di sotto dei terreni previsti si trova la sorgente dell’Acqua Vergine, perché a ridosso del fiume Aniene e perché si trova in un territorio già altamente inquinato per discariche abusive non ancora bonificate.

Nella mail si precisa anche che “l’accordo di Programma del 26/09/1997 tra Comune di Roma, Provincia di Roma e Regione Lazio, approvato dal Consiglio Regionale con Deliberazione n.14 del 18/01/2012, prevedeva il trasloco degli Autodemolitori oltre il G.R.A. per urgenti e gravi motivi ambientali, lontano da insediamenti abitativi”, per cui nacquero successive delibere. La n.451 del 23/12/2009 propose nuovamente la delocalizzazione che però non fu attuata per le opposizioni prodotte, seguita dalla n.181 del 25/06/2014 ha deliberato le linee d’indirizzo programmatico per la delocalizzazione e/o stabilizzazione dei centri di autodemolizione nel territorio di Roma Capitale. Infine, con Determinazione Dirigenziale n.1448 del 24/12/2015, il Comune ha completato un programma di delocalizzazione, da effettuarsi secondo criteri e norme ben precisi.

L’idea che emerge dai documenti e che Cartasso con l’Associazione Case Rosse 2014 rileva è che “sembra che siano state riproposte ipotesi già bocciate”. E in tutto questo quadro si deve tener conto, dall’inizio alla fine, che gli autodemolitori rappresentano a tutti gli effetti magazzini di materiali plastici, classificati e ordinati nel Testo Unico Leggi Sanitarie come industrie insalubri all’articolo 216. Di qui l’evidente contrarietà espressa dall’Associazione e dai suoi rappresentati, che ribadiscono la ferma contrarietà alla delocalizzazione nelle aree prese in oggetto e contro la quale si opporranno, “In ogni opportuna sede”. Flavio Quintilli

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