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Roma città aperta, i profughi arrivano a Torre Maura

Incontro
I cittadini: “Vogliamo che gli immigrati siano controllati”

Marino apre ai 155 superstiti della strage di Lampedusa del 3 ottobre. In 70 nella clinica di via dei Codirossoni, dal 6 novembre una parte si è già insediata. Scipioni arrabbiato si è detto costretto ad ottemperare agli ordini: “Ma fra 2, massimo 3 mesi, dovranno andarsene da qui”.

La notizia era trapelata già dalla settimana successiva alla tragedia: il nostro Municipio ospiterà pro tempore una parte dei 155 sopravvissuti dal “barcone della morte”, che il 3 ottobre ha visto affogare 364 eritrei nelle acque a largo di Lampedusa. Dalla mattina del 6 novembre una delegazione dei 70 reduci è già all’interno dell’ex clinica. Il Municipio è rimasto in silenzio fino all’ultimo momento. Poi con un incontro indetto il 21 ottobre nel centro Torrema di via delle Alzavole ha deciso di dare il forte annuncio alla comunità di Torre Maura. Presenti il Presidente della Commissione Sociale Grasso, quello della Commissione Scuola e Cultura Sbardella, il Consigliere Gasparutto e il Presidente del Municipio Scipioni. Lo stabile adibito a centro accoglienza era chiuso da anni. “Sebbene inutilizzata da parecchio tempo l’ex clinica è stata individuata sito idoneo a ospitare i sopravvissuti. Il motivo è la vicinanza al reparto Psichiatria di Tor Vergata – che si è offerto di prenderseli in cura – e con i mezzi che collegano con l’Università. Si tratta di una direttiva del Ministero dell’Interno con la collaborazione di Roma Capitale, i fondi per ogni mezzo di assistenza saranno concessi dall’Unione Europea”.

Scipioni è visibilmente contrariato. È convinto che il nostro territorio non sia pronto a ospitare altri profughi. “Qui abbiamo una situazione pesantissima, il campo nomadi più grande d’Europa (Salone, ndr), un forte abbandono scolastico, gente agli arresti domiciliari. Non mi resta che fare appello alla solidarietà dei cittadini”. Il progetto “Roma città aperta” vincola ogni amministrazione locale a indicare al Ministero spazi adatti a ospitare reduci o i profughi provenienti dall’Italia come dall’Europa. Il Municipio si impegnerà al termine di questi tre mesi a indicare nuovi siti, in spazi più sicuri e in contesti più controllabili. Rimarca come non sia stato nemmeno ascoltato sulle problematiche endemiche che presenta Torre Maura fronte case popolari, un quadrante troppo spesso trascurato dalle istituzioni. Scipioni proclama di aver fatto di tutto per impedire l’assegnazione al VI, ma la ripartizione delle competenze gli ha inevitabilmente giocato contro. A chi – tra i residenti di Torre Maura – si preoccupa ora per la propria incolumità assicura che i superstiti resteranno qui per due o tre mesi e poi se ne andranno: “Cosa potrebbero fare qui altrimenti? Non abbiamo dove farli stare e non c’è lavoro, emigreranno sicuramente all’estero”. Alle urla di disapprovazione dei cittadini risponde in maniera scomposta e irriguardosa: “Ma questi stanno più de là che de qua! So più morti che vivi! Non sono nè zingari né barboni!”. E ancor peggio compie una gaffe imbarazzante: “Scappano da una guerra, vengono dalla Siria, sono siriani!”. Tutto sono fuorchè siriani: sono eritrei, somali e in minima parte ghanesi. Tra urla di disapprovazione e rabbia qualche applauso affiora alla frase che conclude l’acceso dibattito: “Siamo gente solidale, e chi come noi è abituato a dare continuerà a dare senza remore”. Ma aggrapparsi al cuore grande delle persone – oltre che politicamente studiato – è fin troppo facile: quando sono stati loro a chiedere, chi li ha ascoltati?

Manuel Manchi

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