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Rocca Cencia, versamenti tossici nelle falde acquifere dell’Acqua Vergine

rocca-cenciaForti dubbi anche sulla regolarità dell’impianto AMA, costruito in zona di protezione acque sotterranee.

 

Lo stupro di Roma Est. Rocca Cencia è un macabro mausoleo di violenza. Passare di lì vuol dire essere assaliti da una puzza mortifera che violenta l’olfatto e appanna la vista. Logora la carne di chi ci vive seminando malattia e morte. Incamera sporcizia e rilascia veleno, deturpa paesaggi, brucia rifiuti, vite, soldi pubblici come avessero lo stesso valore, come se quelli no, non andassero differenziati. La zona pure, a guardarla, fa pensare a uno stupro: il cemento si insinua in quello che era un territorio vergine, ricco di storia, ora segnato da discariche vecchie e nuove, mai bonificate. I liquami vengono versati sulla superficie e penetrano nel terreno avvelenandolo fino al profondo, profanandone il ventre, fino al bene più prezioso e vitale: l’acqua.

aqua_virgo_planlatium_2toria recente di un avvelenamento. Il 27 marzo 2015 il consigliere 5 Stelle di Roma Capitale, Enrico Stefano, presenta un’interrogazione al sindaco e all’assessore competente, protocollo numero 6581, il Comune è commissariato, in rete non c’è traccia di risposta. I 5 stelle chiedevano, tra le varie cose, se fosse stato prodotto “l’elaborato propedeutico all’individuazione del sito che deve contenere per legge la descrizione […] delle caratteristiche idrogeologiche, geologiche e geotermiche” oltre che “una dettagliata indagine stratigrafica”. Oltre a questo si chiedeva se fosse stata “monitorata la qualità dell’acqua e dell’aria […] in particolare riferimento alle polveri sottili”. Nel giugno del 2016 si insedia la Raggi, le politiche sul termovalorizzatore cambiano e le interrogazioni scemano. Si paventa il trasferimento dell’impianto a Via dei Romagnoli, tra Acilia e Ostia, la Raggi smentisce ma viene pubblicata la richiesta ufficiale delle istituzioni. La morte rimbalza da est a ovest della città.

Nell’ottobre del 2015 vennero posti i sigilli a un’ampia area di Rocca Cencia dopo aver scoperto rifiuti tossici e nocivi smaltiti abusivamente nelle falde acquifere. Nel 2014 venne scoperto un cumulo di rifiuti ospedalieri sepolti proprio a due passi dall’impianto AMA. In un documento stilato da Q.R.E. e fattoci pervenire da Andrea De Carolis, ora nel CdQ di Castelverde, da sempre uno dei cittadini più attivi per lo smantellamento dell’impianto e la riqualificazione del territorio, si legge che all’interno del complesso passa la linea perimetrale del vincolo di protezione delle acque sotterranee dove, dunque, non dovrebbero esserci strutture del genere. Sempre sullo stesso documento, sono mostrate le mappe che rilevano “l’assoluta assenza di strati impermeabili argillosi”, quindi la vulnerabilità delle falde acquifere, facilmente raggiungibili dai rifiuti tossici che non trovano un filtro naturale e vanno a riversarsi direttamente nelle falde «Pantano» e «Borghesiana» ricomprese nel bacino acquifero dei Colli Albani, che alimentano l’acquedotto dell’Acqua Vergine.

Asl, Arpa e Regione Lazio: tra allarme e indifferenza. L’inquinamento idrico di un bacino di tale importanza, comporta il coinvolgimento di un vasto numero di persone tanto che il 24 giugno 2016 il Tempo riporta la notizia di “una relazione di tre pagine firmata da Fabrizio Magrelli, direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica della Asl Roma B” nella quale sarebbe accertata l’esistenza di «rifiuti pericolosi interrati» e di sversamenti di solventi che inquinerebbero le falde acquifere. «Questo servizio – scrive il direttore – è a conoscenza diretta di episodi avvenuti in passato che confermano tale ipotesi ed altri, anche recenti, che creano il sospetto dell’esistenza di ulteriori casi, come il riscontro di solventi nelle acque dei pozzi vicini ad alcuni insediamenti industriali». Il bacino dell’ Acqua Vergine è martoriato anche sul versante collarino dove, sempre secondo Magrelli, è stata riscontrata «la presenza di numerosi solventi nelle falde idriche da cui i pozzi attingono acqua destinata ai processi industriali». Esisterebbe il rischio di «un’eventuale presenza di solventi nei pozzi che potrebbe far sospettare la percolazione degli stessi nelle falde idriche a partire da interramenti di rifiuti industriali o comunque pericolosi».

Morire per vivere. Ad oggi, la situazione è che le varie amministrazioni sono riuscite a inquinare i 4 elementi: percolato nell’acqua, rifiuti tossici nella terra, roghi tossici e fuoco letale, polveri sottili nell’aria. Il più alto tasso di tumori nel Lazio insieme alla zona di Malagrotta. Sembra lo scenario post-apocalittico di un film di genere, ricorda tantissimo il desolato ed esausto mondo nel quale se ne andava in giro Ken il guerriero. Cittadini tristemente consapevoli che le loro necessità fisiologiche sono anche la causa della loro morte. Nutrirsi e respirare è un rischio che l’abitante di Roma est si prende a proprio rischio e pericolo. Morire è semplice come bere un bicchiere d’acqua.

Marco Severa

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